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 IL PIFFERAIO DI HAMELIN

 

 

 

– atto unico –

 

 

 

 

 

[Testo tutelato dalla Società Italiana degli Autori e degli Editori (S.I.A.E.)]

 

 

 

BREVE SINOSSI

 

Ripensando alla celebre favola, si cerca di dare una ragione al fatto che un numeroso gruppo di ragazzi abbia ceduto alla musica del magico pifferaio.

Nello stesso tempo, ecco venir fuori il finale della storia. Inaspettato, anche se logico, ma soprattutto, fedele all’ironia satirica che caratterizza l’intera vicenda.

 

Durata: atto unico

Genere: ironico-satirico

7 personaggi (6 uomini e 1 donna); 2 agenti, che non parlano

 

 

LA SCENA

 

Un austero salone del palazzo comunale. Un lungo tavolo con alti sedili; contro il muro busti di cittadini eminenti ,alle pareti ritratti di barbuti e baffuti. Una fila di sedie di fronte al tavolo.

 

 

LE PERSONE

 

(in ordine di apparizione)

 

il giornalista

l’usciere

il segretario comunale

il capitano comandante degli agenti

il provveditore agli studi

l’insegnante Susan Wieser

Bunting, il pifferaio

due agenti

 

 

 

 

 

 

 

(Il giornalista entra timidamente e avanza nel salone guardandosi intorno. Dal fondo entra in fretta l’usciere; è visibilmente contrariato e parla a voce alta.)

 

USCIERE

Ehi, lei, dove sta andando, si può sapere?... crede di essere a casa sua?

 

GIORNALISTA

Beh, perché no? Sono nel palazzo comunale, quindi un po’ a casa mia.

 

USCIERE

Chi le ha raccontato queste fesserie? Intanto, chi l’ha fatta entrare?

 

GIORNALISTA

Non mi ha fatto entrare nessuno, la porta era accostata e sono entrato.

 

USCIERE

Se la porta era accostata, significa che non si poteva entrare liberamente, altrimenti sarebbe stata spalancata.

 

GIORNALISTA

Beh, io non potevo aspettare che si aprisse del tutto: ho molta fretta.

 

USCIERE

Che razza di scusa: la fretta! pensa che rappresenti una giustificazione sufficiente?

 

GIORNALISTA

Va bene, ho sbagliato, ma non facciamola troppo lunga. Sono venuto per parlare con un dirigente.

 

USCIERE

Con chi vorrebbe parlare?

 

GIORNALISTA

Con qualcuno che conta.

 

USCIERE

Chi le ha detto che oggi è giorno di ricevimento del pubblico?

 

GIORNALISTA

Io non devo seguire la normale trafila burocratica: io sono un giornalista e ho bisogno subito di notizie.

 

USCIERE

Questo non l’autorizza a entrare in luoghi dove non è stato invitato e a chiedere colloqui senza avere precedentemente fissato un appuntamento.

 

GIORNALISTA

E’ quello che è successo che mi dà questa autorizzazione: la città, l’intera regione dev’essere informata sui particolari dell’accaduto.

 

USCIERE

Forse ci sarà un comunicato ufficiale, se lo riterranno opportuno. Aspetti quello.

 

GIORNALISTA

Il giornale non ha il tempo di aspettare, deve essere in anticipo per soddisfare le richieste della popolazione.

 

USCIERE

Le sue esigenze non mi interessano.

 

GIORNALISTA

Non le mie esigenze, ma quelle della cittadinanza, ha capito?

 

USCIERE

E’ lei che non ha capito che qui non può stare senza un appuntamento preciso.

 

GIORNALISTA

E va bene, prendiamo quest’appuntamento! Dove mi devo rivolgere?

 

USCIERE

Bisogna sapere prima con chi vuole parlare.

 

GIORNALISTA

Con un dirigente, gliel’ho detto, qualcuno informato sull’accaduto.

 

USCIERE

Bisogna conoscere prima il nome, perché per alcuni c’è da aspettare giorni e per altri mesi.

 

GIORNALISTA

Ma io ho bisogno subito di queste notizie, ha capito? Subito! Il giornale va in macchina fra poco più di un’ora e devo ancora scrivere l’articolo. Ci sarà pure un funzionario libero con cui poter parlare.

 

USCIERE

Questo può dirglielo soltanto il centralino. Faccia il numero 26.221/41.80.03.16.

 

GIORNALISTA

Finalmente! Dove posso trovare un telefono?

 

USCIERE

Non qui dentro. Da qua nessuno può telefonare senza autorizzazione.

 

GIORNALISTA

Ma lo sa che qui avete una burocrazia soffocante?! Fra l’altro, per la fretta di venir qui, ho dimenticato il cellulare in ufficio.

 

USCIERE

Sulla piazza c’è un telefono pubblico.

 

GIORNALISTA

Va bene, andiamo a questo telefono… ha detto 26.221…

 

USCIERE

… barra 41.80.03.16.

 

GIORNALISTA

(prendendo nota) Accidenti che centralino complicato! (esce. Entra dal fondo il segretario comunale).

 

SEGRETARIO

Sì, ha fatto bene a scegliere questa sala… è un po’ vasta per una riunione ristretta, ma sufficientemente dignitosa. L’arredamento è sobrio e non manca di decoro… (ha in mano alcuni cartellini sui quali scrive i nomi)… qui al centro a presiedere la seduta ci sarà il signor sindaco… alla sua destra mettiamo il capo della polizia... e alla sinistra il provveditore agli studi…

 

USCIERE

… e lei subito dopo.

 

SEGRETARIO

No, il mio posto qui non va bene. Io non faccio parte della commissione, sono qui soltanto per fornire alcuni dati, nel caso ce ne sia bisogno… scali di due o tre posti… ecco, lì va bene… ma che ore sono, scusi? il mio orologio corre troppo avanti, mi sembra.

 

USCIERE

E’ esattamente l’ora della riunione.

 

SEGRETARIO

E qui non si vede nessuno. Sono stati avvertiti tutti i membri della commissione?

 

USCIERE

Tutti avvertiti personalmente.

 

SEGRETARIO

Come hanno ricevuto la convocazione?

 

USCIERE

Ho inviato loro un nostro messo.

 

SEGRETARIO

E ha fatto bene: della posta non c’è troppo da fidarsi. Sento che è entrato qualcuno… (va verso la porta)… è il signor capo della polizia.

 

CAPITANO

(entrando)

Sono il primo ad essere arrivato?

 

SEGRETARIO

Sì, signor capitano… se ho letto bene i suoi gradi.

 

CAPITANO

Primo capitano, dal mese scorso… vede questa stanghetta?

 

SEGRETARIO

Non ci avevo fatto caso, mi scusi… no, il suo posto non è quello, signor primo capitano, è là alla destra del presidente, il signor sindaco. (all’usciere) C’è qualcun altro di là.

 

USCIERE

Vado subito a vedere… (esce e rientra subito dopo precedendo il provveditore)… di qui, signor provveditore… faccio strada, se permette… (l’accompagna al suo posto)

 

PROVVEDITORE

Siamo nell’aula magna?

 

SEGRETARIO

Non proprio, signor provveditore, quella è riservata alle assemblee con il pubblico, ma per la nostra riunione sarebbe stata sprecata, è fin troppo ampia questa.

 

PROVVEDITORE

Lei è il signor segretario comunale?

 

SEGRETARIO

(stringendo la mano dell’altro)… che però non fa parte della commissione. La mia presenza qui è soltanto tecnica… qui invece c’è il signor primo capitano, capo della polizia cittadina… le presento il signor provveditore agli studi delle nostre scuole…

 

CAPITANO

(stringendogli la mano) Onoratissimo.

 

PROVVEDITORE

Piacere, signor capitano. Ci sono altri partecipanti alla seduta?

 

SEGRETARIO

Solo il signor sindaco che deve ancora arrivare.

 

SINDACO

(apparendo sulla porta) Eccomi qua, miei signori… (avanza nella stanza)… vi prego di voler scusare il mio ritardo, avrei dovuto essere qui prima di tutti per ricevervi e darvi il benvenuto, e vi chiedo di nuovo scusa se questo non è avvenuto… fatti indipendenti dalla mia volontà me l’hanno impedito… (stringe le mani)… signor capitano… anzi, primo capitano, congratulazioni… signor provveditore… dov’è il mio posto?

SEGRETARIO

Al centro, naturalmente.

 

SINDACO

E lei dove si trova? Voglio essere vicino a lei per tutto ciò che può servirmi.

 

SEGRETARIO

Sono poco lontano, vede? A portata di voce.

 

SINDACO

C’è nessun altro che deve arrivare?

 

SEGRETARIO

No, signor sindaco.

 

SINDACO

Allora potremmo anche raggiungere i nostri posti e incominciare. (Tutti guadagnano i loro posti. Alcuni attimi di silenzio)

 

SEGRETARIO

(alle spalle del sindaco, sottovoce) Sarà bene che lei, signor sindaco, faccia una breve introduzione.

 

SINDACO

Veramente, io non pensavo che…

 

SEGRETARIO

Quattro parole, tanto per riassumere i fatti.

 

SINDACO

Se è proprio necessario… (assumendo un fare solenne) Benvenuti, cari concittadini… benvenuti a mio nome e di tutta la giunta comunale… ma che dico, signori, l’intera amministrazione della nostra città vi porge, per mio mezzo, il più caloroso benvenuto. (al segretario sottovoce) Va bene così?

 

SEGRETARIO

Benissimo… ma bisogna parlare del fatto accaduto.

 

SINDACO

(ancora sottovoce) Naturale, il fatto accaduto… (riprendendo l’atteggiamento di presidente della giuria)… Il caso che siamo chiamati a esaminare è piuttosto singolare. Non mi risulta che qualcosa del genere sia accaduta nei comuni vicini e, posso affermarlo con sicurezza, in tutto lo stato. Anche se, per dire la verità, le stranezze non sono mancate nella nostra città, basta ricordare, per esempio, la fitta nevicata che ha ricoperto le nostre strade in pieno agosto, sette od otto anni fa…

 

SEGRETARIO

…cinque, signor sindaco.

 

SINDACO

… ecco, cinque anni fa, o l’estrazione della lotteria nazionale dell’anno scorso che ha visto il primo e il secondo premio estratti fra i biglietti venduti qui a Hamelin. Ho citato solo alcuni esempi di stranezze avvenute nei nostri paraggi, ma potrei continuare. Come per esempio…

 

SEGRETARIO

No, signor sindaco, non mi pare il caso di riesumare le stranezze del passato: è quella attuale che deve essere esaminata.

 

SINDACO

Giusto! È venuto il momento di parlare di quella. (entra l’usciere che va a consegnare un biglietto al sindaco) Che cosa? c’è fuori un giornalista del quotidiano cittadino che chiede di assistere alla nostra riunione. Non mi sembra davvero il caso… vogliamo mettere in piazza i nostri fatti?!

 

SEGRETARIO

Chiedo scusa, signor sindaco, ma mi pare che la presenza di un rappresentante de “La sentinella di Hamelin” sia provvidenziale. La cittadinanza vuole avere notizie: i nostri telefoni sono oberati da chiamate di questo genere. Penso che sarebbe molto utile se, attraverso il giornale, i cittadini potessero rendersi conto dell’interessamento che la nostra amministrazione comunale sta dedicando al caso.

 

SINDACO

Ma sì, potrebbe essere una buona idea, facciamolo entrare. Potrebbe anche essere l’occasione di discutere un po’ sulle deficienze della stampa locale.

 

SEGRETARIO

Temo che non ci sarà il tempo, è urgente fare il punto sulla situazione… (all’usciere) Ha sentito l’ordine del signor sindaco? Faccia entrare il giornalista.

 

(L’usciere esce; subito dopo entra il giornalista che prende posto nelle sedie davanti alla presidenza.)

 

SINDACO

Riprendendo sui casi singolari avvenuti in città, quello che è successo ieri può essere annoverato fra questi. S’è mai vista una schiera di ragazzi, anzi, una nutrita schiera di ragazzi avviarsi, chissà dove, dietro un tizio che soffia in un piffero? (al capitano) Si sa niente su questo suonatore?

 

CAPITANO

Il suo nome è Bunting. E’abbastanza noto in città e nei dintorni per la sua presenza col suo strumento a feste popolari, sagre, matrimoni, commemorazioni, dovunque si voglia stare allegri, insomma.

 

GIORNALISTA

E’ anche noto per avere liberato la città dai topi.

 

PROVVEDITORE

A proposito, signor sindaco, dove sono finiti i topi della città?

 

SINDACO

Ne stiamo appunto parlando. Anche questa è una bizzarria accaduta nella nostra città: migliaia e migliaia di topi che improvvisamente escono dalle cantine, dai solai, dagli angoli dimenticati, si riuniscono e, in fila, vanno a gettarsi nel Weser.

 

GIORNALISTA

Non improvvisamente, signor sindaco, ma dietro la musica del pifferaio Bunting.

 

SINDACO

E’ vero! sembra che quelle note abbiano scandito quella strana adunata.

 

GIORNALISTA

Corre voce, signor sindaco, che questo Bunting non abbia ricevuto nessun compenso per il suo lavoro.

 

SEGRETARIO

Risponderò io su questo tema, signor giornalista. L’amministrazione non poteva certo pagare per una spesa non approvata dal consiglio comunale.

 

SINDACO

Una spesa che io non potevo certo presentare in consiglio, priva com’era di un regolare preventivo.

 

SEGRETARIO

Senza contare che questo signor Bunting non appare nell’elenco delle società di derattizzazione che operano nel nostro comune.

 

GIORNALISTA

E che non sono mai state capaci di liberarci da questo flagello.

 

CAPITANO

Scusate se mi intrometto, ma non potrebbe darsi che questo Bunting, portandosi via i ragazzi della città, abbia voluto vendicarsi per il mancato pagamento del suo lavoro?

 

GIORNALISTA

Portandosi via dove, signor capitano?

 

CAPITANO

Non so: è solo una delle ipotesi su cui lavoriamo.

 

GIORNALISTA

Un po’ deboluccia, mi pare. Se la polizia non ha altre strade…

 

CAPITANO

Noi siamo abituati a seguire ogni pista possibile. Per esempio, all’alba di stamani una squadra di nostri sommozzatori ha iniziato a scandagliare il letto del Weser…

 

GIORNALISTA

Ma vi pare possibile?! si tratta di ragazzi, non di topi.

 

CAPITANO

… altre pattuglie hanno battuto la campagna qui intorno chiedendo informazioni, ma nessuno sembra aver visto quei ragazzi. In quanto al Bunting, questo figuro risulta completamente scomparso.

 

GIORNALISTA

“Completamente”?! non ne è rimasto neppure un pezzetto?

 

CAPITANO

E’ in vena di allegria il nostro giornalista.

 

GIORNALISTA

Chiedo scusa: una piccola battuta uscita spontanea.

 

CAPITANO

Abbiamo scelto una dozzina fra gli interpellati che ci erano sembrati piuttosto tentennanti e li abbiamo condotti in caserma per sottoporli a un interrogatorio più stringente, ma non è venuto fuori nulla di concreto. Le nostre pattuglie però continuano il lavoro iniziato nella speranza di raggiungere un obiettivo soddisfacente.

 

GIORNALISTA

Si può sapere il numero dei ragazzi scomparsi?

 

CAPITANO

Bisognerebbe conoscere il numero di quelli che in quel momento si trovavano in strada e di quelli che, usciti dalle case, si sono uniti al gruppo.

 

SEGRETARIO

Oppure contare il numero delle telefonate che abbiamo ricevuto dalle famiglie che chiedevano informazioni.

 

(Entra l’usciere che consegna un biglietto al sindaco.)

 

SINDACO

E’ l’insegnante Susan Wieser che chiede di essere ricevuta perché asserisce di avere cose utili da dirci. D’accordo di farla entrare?

 

PROVVEDITORE

D’accordo.

 

CAPITANO

Sì, facciamola entrare.

 

SINDACO

(all’usciere) Proceda.

 

(L’usciere esce e subito dopo entra l’insegnante.)

 

SINDACO

Sieda là accanto al giornalista… secondo il suo biglietto, ha cose utili da dirci.

 

SUSAN

Mi sono interrogata sul perché questi ragazzi abbiano seguito il pifferaio.

 

CAPITANO

Bisogna prima sapere se vi è stata violenza da parte del Bunting: intimidazioni, minacce e altri mezzi per coartare la loro volontà.

 

SUSAN

Non c’è stato niente di tutto questo; i ragazzi hanno seguito il pifferaio allegramente. Ridevano, cantavano e ballavano perfino.

 

SINDACO

E lei come sa queste cose?

 

SUSAN

Li ho visti quando attraversavano la città.

 

CAPITANO

Li ha visti? è abbastanza strano. Da stamani interroghiamo gli abitanti della città e dei dintorni, e nessuno ha visto nulla. Allora saprà certamente che direzione hanno preso.

 

SUSAN

A quello non ho fatto molta attenzione, ero troppo impegnata a cercare di scoprire il perché del comportamento di quei ragazzi. Proprio quello che certamente vi sarete chiesti anche voi.

 

CAPITANO

Sul perché sia accaduto non ci siamo chiesti un bel niente, ma è adesso che ci chiediamo in che modo sia potuto accadere.

 

SUSAN

Fra quei ragazzi ce n’erano alcuni della mia classe che mi hanno invitata a unirmi al gruppo. Cosa che non ho fatto per un assurdo senso di rispettabilità.

 

CAPITANO

Peccato perché adesso avremmo una visione più chiara su questo caso.

 

PROVVEDITORE

E lei non ha approfittato della sua condizione di insegnante per ricondurre i suoi allievi alla ragione, magari minacciando cattivi voti o addirittura la bocciatura?

 

SUSAN

Quei ragazzi non stavano facendo nulla di male e soprattutto nulla che potesse compromettere il loro rendimento scolastico.

 

PROVVEDITORE

Ma perché a quell’ora del pomeriggio c’erano tanti ragazzi per le strade, se lo è chiesta? La colpa è di un insufficiente numero di compiti da svolgere a casa; se i compiti fossero stati più numerosi, i ragazzi non avrebbero avuto il tempo di scendere in strada, e il problema oggi non esisterebbe.

 

SUSAN

Chiedo scusa, signor provveditore, ma i miei allievi sono abituati a svolgere a casa nel pomeriggio numerosi esercizi sulle lezioni del mattino. Lo stesso posso dire per buona parte dei miei colleghi.

 

PROVVEDITORE

E il tempo di bighellonare in strada dove l’hanno trovato?

 

SUSAN

Una volta esaurito il loro dovere, non vedo perché dovrebbero negarsi una boccata d’aria.

 

PROVVEDITORE

E chi ha stabilito che i compiti a casa debbano lasciare spazio per queste boccate d’aria?

 

SUSAN

Avranno pur diritto questi ragazzi a sollevare la testa dai libri e a mettere in moto i loro muscoli.

 

PROVVEDITORE

E a comportarsi come dei fannulloni perdigiorno, pronti ad assorbire i cattivi esempi che può offrire loro la strada?

 

GIORNALISTA

Chiedo scusa se mi intrometto, ma a Nord-Est della città esisteva una vasta zona di verde dove i ragazzi potevano andare a svolgere esercizi utili per la loro salute fisica: corsa, calcio pallacanestro e altre discipline atletiche. Ora questa zona non esiste più; sono arrivati i bull-dozer a scavare per i nuovi quartieri abitativi che dovranno sorgere.

 

PROVVEDITORE

Su questo non mi sento di rispondere e passo la parola al signor sindaco.

 

SINDACO

Che cosa vorrebbe insinuare, giovanotto? La nostra città dovrebbe trovarsi arretrata di fronte allo sviluppo del paese? Le nuove costruzioni che sorgeranno nella parte Nord-Est faranno compiere alla nostra comunità un grande balzo in avanti. Che i nostri concittadini aspettassero tali costruzioni, lo dimostrano le numerose prenotazioni che continuano a piovere sui tavoli della società costruttrice.

 

GIORNALISTA

Le aspettavano coloro che hanno denaro da investire o da spendere, non l’intera cittadinanza.

 

SINDACO

Perché, la cittadinanza non ha bisogno di case da abitare?

 

GIORNALISTA

Non quelle lussuose che stanno costruendo. Per quelle si parla di prezzi stratosferici accessibili a pochi.

 

SINDACO

Sono prezzi stabiliti dal mercato. Vuole soffocare il mercato e la libera iniziativa per lo svago di quattro ragazzi?

 

GIORNALISTA

Non lamentatevi allora perché i ragazzi scendono in strada.

 

(Il capitano esce.)

 

SINDACO

Bisogna seguire i consigli del nostro provveditore: più compiti da svolgere a casa.

 

SUSAN

Io mi permetto di dissentire, l’attività educativa non consiste nel gettare in un sacco più materiale possibile, ma aggiungere con calma nuovi concetti dopo averli discussi e accettati.

 

PROVVEDITORE

E’ venuta qui a dare una lezione a tutti quanti?

 

SUSAN

Non mi permetterei mai. Volevo solo dire che i ragazzi devono innamorarsi della cultura e non temerla come una tortura alla quale sono costretti ad assoggettarsi.

 

(Il capitano rientra.)

 

CAPITANO

Ho raggiunto il comando per telefono.

 

SINDACO

Ci sono notizie?

 

CAPITANO

Le nostre pattuglie sono impiegate costantemente in ogni angolo del circondario.

 

SINDACO

E hanno trovato qualcosa di concreto?

 

CAPITANO

Di veramente concreto no, ma le speranze per arrivarci sono notevolmente aumentate.

 

SINDACO

Insomma, dei ragazzi non si sa ancora nulla?

 

CAPITANO

Adesso viene ispezionata la zona boschiva a sud della città. Da un momento all’altro potrebbe arrivare una buona notizia.

 

SINDACO

E se questa notizia non arriva, che cosa rispondiamo alle famiglie che continuano a telefonare? (al segretario) Anzi, è bene che vada lei a rispondere.

 

SEGRETARIO

E che cosa devo rispondere?

 

SINDACO

Chieda ancora un po’ di tempo e rinnovi gli appelli alla solidarietà: tutti possono cooperare alla ricerca. (al capitano) Che fine ha fatto l’elicottero che ci avevano mandato e che non si sente più ronzare in cielo?

 

CAPITANO

Ha effettuato numerosi giri ma è dovuto ridiscendere per le fitte formazioni nebbiose che impediscono la vista.

 

SINDACO

E’ una vera sfortuna! Dall’elicottero una schiera di giovani non sarebbe sfuggita.

 

CAPITANO

(entra l’usciere che va a consegnargli un biglietto) Ecco finalmente una buona notizia! Una nostra pattuglia sembra sia riuscita a ritrovare le tracce del Bunting in un paese dei dintorni. I miei uomini si sono gettati sulla zona e la stanno setacciando da cima a fondo . Anche se il furbacchione metterà in atto tutti i trucchi possibili per sfuggire alla cattura, i miei uomini non si lasceranno mettere nel sacco.

 

SINDACO

Speriamo bene.

 

CAPITANO

Vuol mettere in dubbio l’efficienza dei miei uomini?

 

SINDACO

Non sono ancora stati capaci di cogliere un risultato sicuro, per ora navighiamo fra i sembra, i quasi e via dicendo.

 

CAPITANO

E’ quanto di meglio si può fare in un’inchiesta così anomala.

 

SINDACO

Certo che con quel tizio fra le mani il caso è risolto completamente.

 

PROVVEDITORE

Dobbiamo decidere subito sulle punizioni da distribuire.

 

SUSAN

Anziché punirli, non sarebbe meglio parlare con loro, sentire che cosa li ha spinti in quest’avventura, quali sono le loro aspirazioni che non possono essere esaudite nella comunità?

 

PROVVEDITORE

Ma naturale! chiediamogli scusa, mettiamogli addosso la toga del giudice e supplichiamoli di essere indulgenti con noi: Ma siamo diventati matti!? Dove ci porterà mai la nostra tolleranza? Ai miei tempi si sapeva bene quello che c’era da fare: un buon numero di frustate da lasciare il segno sulle gambe, ma oggi siamo diventati inefficienti, ci siamo lasciati menare per il naso da sedicenti educatori, ci siamo trasformati in rammolliti in cerca di dialogo.

 

SUSAN

E’ l’unico mezzo per entrare in contatto con gli altri.

 

PROVVEDITORE

C’è anche il telefono, il telegrafo, gli e-mail, i cellulari, Internet e via dicendo. Che cosa scegliamo per questo servizio?

 

SUSAN

Un confronto a viso aperto senza preconcetti, non per esporre le nostre ragioni, ma per capire quelle di loro.

 

PROVVEDITORE

Si rende conto di quello che dice? non ci troveremmo più a parlare di Omero, Dante, Shakespeare, Goethe e altri, ma dovremmo prender parte per questo o quel calciatore, per un corridore automobilistico o la diva più famosa del momento.

 

SUSAN

Non ci sarebbe nulla di male se avvenisse fuori dalle ore di studio.

 

PROVVEDITORE

E’ inaudito che un’insegnante delle nostre scuole ragioni in questo modo!

 

SUSAN

La nostra vita non è fatta solo di classici, ma in ogni momento ci troviamo di fronte argomenti modesti o addirittura miserabili. Vogliamo insegnare ai giovani il modo di affrontarli?

 

PROVVEDITORE

C’è un solo modo, quello che ci hanno indicato i nostri grandi nei loro capolavori. Solo così si possono educare i giovani.

 

SUSAN

Chiedo scusa, signor provveditore, ma ho l’impressione che lei stia tracciando il programma per un’umanità che non esiste.

 

PROVVEDITORE

Ma che vorremmo esistesse, ed è nostro dovere affrettarne la nascita. Questo caso deve darci la sveglia sulle nostre responsabilità. Fisseremo subito un piano d’azione per reprimere severamente ogni slancio, piccolo o grande che sia.

 

SUSAN

E’ la cosa migliore della loro età, signor provveditore.

 

PROVVEDITORE

Taccia lei che non sa quello che dice! La loro giornata, deve svolgersi completamente intorno allo studio, non un solo istante deve rimanere libero, non solo per attuare un’operazione diversa, ma neppure per pensarla.

 

SUSAN

Odieranno lo studio con tutte le loro forze.

 

PROVVEDITORE

Taccia lei, ho detto! Prima di diventare provveditore ed ero un semplice insegnante, avevo un sistema tutto mio per riempire in pieno la giornata dei miei allievi: quando gli esercizi da svolgere erano finiti, dovevano ricopiare in bella scrittura le dodici pagine del Regolamento Scolastico, una, due, tre volte e più. Ricordo una punizione inflitta a un allievo: il malcapitato, condannato a ricopiare trenta volte il Regolamento, per eseguire la punizione fu costretto a rinunciare alle vacanze invernali.

 

SUSAN

Con chissà quali benefici per la sua salute!

 

CAPITANO

Mi permetta una parola, signor provveditore. Dietro la nostra caserma c’è uno spazio dove gli studenti, terminati gli impegni scolastici, possono venire a ritemprare il fisico. Sotto la guida di nostri istruttori possono addestrarsi nell’inseguimento e nell’agguato, avvicinamento strisciante, scalate, difesa da aggressioni e altre discipline atletico-poliziesche.

 

PROVVEDITORE

Grazie, signor primo capitano, accetto con entusiasmo la sua offerta che inserirò nel mio programma per tutti i giorni festivi.

 

SUSAN

Magnifico, signor provveditore! Abbiamo pianificato anche le poche ore libere che rimanevano ai ragazzi.

 

PROVVEDITORE

Taccia una buona volta!

 

SUSAN

No, signor provveditore, nessuno può impedirmi di dire quello che penso.

 

PROVVEDITORE

Lei eseguirà alla lettera quello che verrà stabilito nel mio progetto.

 

SUSAN

Non ci penso nemmeno; io devo insegnare ai miei ragazzi, non sottoporli a tortura.

 

PROVVEDITORE

E’ la sua ultima parola?

 

SUSAN

L’ultimissima.

 

PROVVEDITORE

Allora, da questo momento, si ritenga sospesa dall’insegnamento.

 

SUSAN

Non creda sia così facile; mi appellerò a chi di dovere.

 

PROVVEDITORE

Si appelli a chi diavolo vuole!

 

SUSAN

Sa qual’è la mia idea, signor provveditore? Lei non si merita i nostri ragazzi.

 

PROVVEDITORE

Intanto, lasci questa sala! Signor sindaco, la prego di far uscire questa donna!

 

SINDACO

(a voce alta) Usciere!... (l’interpellato compare)… faccia allontanare la signorina.

 

USCIERE

Vuole accomodarsi fuori, per favore.

 

(Susan esce.)

 

GIORNALISTA

Tutto ora è tornato a posto?

 

SINDACO

Che cosa vuol dire?

 

GIORNALISTA

La signorina Susan rappresentava l’elemento discordante di questa riunione, vero?

 

PROVVEDITORE

Rappresentava un esempio di ribellione inaccettabile.

 

GIORNALISTA

Sono questi i metodi da privilegiare? Basta con le discussioni: chi non è d’accordo, fuori dai piedi.

 

PROVVEDITORE

Gli insegnanti vanno tenuti d’occhio perché da loro dipende l’educazione delle nuove generazioni.

 

GIORNALISTA

Non c’è nessuno da tener d’occhio se li sospendete dal loro lavoro.

 

SINDACO

Dove intende mettere il naso, lei, me lo sa dire? Intanto, che cosa fa a questa riunione?

 

GIORNALISTA

Sono un rappresentante della stampa che deve tenere informata la cittadinanza.

 

SINDACO

E allora si limiti a diffondere le notizie che vengono fuori da questa riunione, a riferire sugli sforzi che facciamo per far rientrare i ragazzi nei ranghi. Non le basta?

 

GIORNALISTA

Basterà forse alle mamme con le magliette di lana da fare indossare o le cucchiaiate di olio di fegato di merluzzo da fare ingoiare, ma a me non basta. Vorrei sapere perché tanti ragazzi se ne sono andati, ma forse, ripensando a quello che ha detto il provveditore agli studi, un’idea me la sono fatta.

 

SNDACO

Che cosa avrebbe intenzione di pubblicare sul suo giornale?

 

GIORNALISTA

Solo quello che ho visto in questa riunione, ma soprattutto quello che ho sentito.

 

SINDACO

“Verba volant”, lo sa bene come capita. Non vorrà screditare la nostra amministrazione comunale per una parola pronunciata in più?

 

GIORNALISTA

Non si tratta di una parola, signor sindaco, ma di una impostazione mentale che oggi ha reso possibile l’allontanamento dei ragazzi dietro il pifferaio.

 

PROVVEDITORE

Non cada nella trappola, signor sindaco, non s’è accorto che questo individuo sta incominciando a esercitare il suo vero mestiere: il ricatto?!

 

GIORNALISTA

La farò pentire per quest’infamia!

 

PROVVEDITORE

Lo sente, signor sindaco, sta già preparando una campagna stampa diffamatoria.

 

SINDACO

La prego di voler misurare un po’ le sue parole, signor provveditore.

 

PROVVEDITORE

Ha paura di quel miserabile giornale? Io mi ritengo onorato ad essere attaccato da certa stampa e da certa gente.

 

GIORNALISTA

A questo punto dovrei rispondere con violenza, ma in questa sede non ne vale la pena. Preferisco andarmene da questa ridicola riunione.

 

(Il provveditore si prepara a una risposta infuocata,ma il sindaco fa gesti di pacificazione; il giornalista esce.)

 

SINDACO

Calma, signor provveditore, calma. Siamo rimasti noi tre e dobbiamo procedere uniti.

 

CAPITANO

L’alleanza in certi casi è la migliore strategia da adottare.

 

SINDACO

Concordo in pieno, signor primo capitano. Ci sarà certamente chi vorrà accusare la polizia di scarsa sorveglianza, e noi risponderemo, con il signor provveditore agli studi in testa, che l’operato della polizia è stato ineccepibile.

 

CAPITANO

E a chi solleverà il dito inquisitore per lamentare deficienze educative e per descrivere l’ambiente scolastico come sede di aspri contrasti fra docenti e discenti…

 

PROVVEDITORE

… risponderemo con il primo piano del signor capo della polizia che denuncerà una vasta circolazione di infami calunnie da non prendere in considerazione.

 

SINDACO

E allora, a questo punto, quale “Sentinella di Hamelin” può farci ancora paura?

 

PROVVEDITORE

Nessuna, signor sindaco. Mi congratulo con lei.

 

SINDACO

E io con lei.

 

CAPITANO

L’alleanza è la sola via vincente da seguire. (l’usciere entra di corsa a consegnare un biglietto al capitano che, dopo averlo letto, appare esultante) Evviva, cari amici, il Bunting è caduto nelle nostre mani! I miei uomini lo stanno portando qui!

 

SINDACO

Un colpo da maestro! Congratulazioni, signor primo capitano!

 

PROVVEDITORE

Finalmente! la questione è risolta!

 

BUNTING

(entra, trascinato da due poliziotti) Ma insomma!... che cosa volete da me?!...

 

CAPITANO

Chiudi il becco, farabutto!... (agli agenti)… ce l’avete ben stretto,vero?... (gli agenti fanno cenno di sì)… portatelo un po’ più avanti… così.

 

BUNTING

Piano… piano!... come vi permettete?!... io non ho fatto niente…

 

CAPITANO

E i ragazzi, dove li hai messi?

 

BUNTING

Ma che domande mi fate? sono degli oggetti i ragazzi che io potrei aver collocato fuori posto?

 

CAPITANO

Non fare lo spiritoso, hai capito?

 

SINDACO

Sente come risponde? È un vero sfrontato!

 

CAPITANO

Vuole che applichi le maniere forti?

 

SINDACO

Non ancora, capitano. Proviamo prima con le buone. Dovrà pure rendersi conto che gli conviene parlare.

 

CAPITANO

Come preferisce lei, signor sindaco… (a Bunting)… senti, furbacchione, prima di perdere altro tempo, dimmi subito se si tratta di una vendetta.

 

BUNTING

E di che cosa dovevo vendicarmi?

 

CAPITANO

Di non essere stato pagato quando hai fatto sparire i topi dalla città.

 

BUNTING

Toh, è vero! Per quel servizio non ho preso nulla.

 

CAPITANO

E tu hai voluto vendicarti.

 

BUNTING

Ma no… non è una mia abitudine quella. E poi il signor segretario comunale mi aveva spiegato tutto per bene: non esisteva nessun mio scritto nei vostri uffici, e quindi non esistevo neppure io. Come si può pagare qualcosa a qualcuno che non esiste?

 

SINDACO

Nonostante questo, però, avrebbe potuto frullarti lo stesso per il capo la cattiva idea di essere pagato.

 

BUNTING

Per una suonatina con il mio piffero? Eh, diavolo, non sono mica un solista di fama! per le mie suonate, di solito, mi pagano con un bicchiere di birra e un pezzo di focaccia, cose di cui, per una volta, posso anche fare a meno.

 

CAPITANO

Sei stato visto uscire di città seguito da un codazzo di giovani, vuoi forse negarlo?

 

BUNTING

No, signor agente, succede sempre così quando mi metto a suonare.

 

CAPITANO

E dove sei andato con quei ragazzi?

 

BUNTING

Abbiamo fatto un giro largo per la campagna e il bosco. Erano spuntate le ginestre con i loro grandi fiori profumati, e tutta la campagna era dipinta di giallo: un vero spettacolo… i ragazzi lo guardavano a bocca spalancata…

 

SINDACO

Basta con questi riferimenti botanici! Vieni ai fatti.

 

BUNTING

… poi siamo entrati nel bosco e in una radura abbiamo incontrato un gruppo di caprioli...

 

SINDACO

E non sono scappati?

 

BUNTING

… no perché hanno capito che i ragazzi non avevano intenzione di fare del male… volevano solo giocare con loro e allora hanno incominciato a rincorrersi fra gli alberi e i cespugli, a rotolarsi nei prati a perdifiato…

 

SINDACO

Ma che cosa ci stai raccontando, vuoi prenderci in giro?!

 

CAPITANO

Guarda che te la faccio pagare!

 

BUNTING

Ma no, signor agente, questa è la verità.

 

SINDACO

Allora, se i ragazzi hanno queste virtù, li porteremo con noi quando andiamo a caccia, al posto dei cani.

 

BUNTING

Dubito però che, in quelle occasioni, gli animali del bosco si faranno vedere.

 

CAPITANO

Vai avanti!

 

BUNTING

Usciti dal bosco abbiamo incontrato un gran filare di alberi carichi di frutta e i ragazzi hanno incominciato a coglierla.

 

CAPITANO

E il padrone degli alberi li ha lasciati fare? A chi vuoi farlo credere? Questo ci prende in giro come degli idioti!

 

BUNTING-

Li ha lasciati fare, ho detto: ha capito che non si può negare un frutto a un ragazzo che passa sotto l’albero.

 

CAPITANO

Ma che generosità!... ma che bella scenetta da incorniciare!... senti, brutto figlio di una cagna, con chi credi di parlare? Racconta per filo e per segno quello che è accaduto, o vuoi che la verità te la faccia tirar fuori dai miei uomini… loro sanno bene come fare.

 

BUNTING

E’ la sacrosanta verità quella che sto dicendo!

 

CAPITANO

Che cosa hai promesso ai ragazzi perché ti venissero dietro?

 

BUNTING

Quello che posseggo ho promesso, cioè: nulla.

 

CAPITANO

Allora li hai minacciati, gli hai messo addosso la paura…confessa!

 

BUNTING

Io non ho minacciato nessuno, ho suonato solo il mio piffero.

 

CAPITANO

E gli altri tutti dietro come cagnolini?! Ma a chi vuoi farlo credere, furbacchione, credi di avere davanti degli idioti?!

 

BUNTING

Guardi però che io non ho fiatato.

 

CAPITANO

Allora, vuoi deciderti?!

 

BUNTING

E’ successo quello che succede ogni volta che mi metto a suonare alle fiere dei paesi.

 

PROVVEDITORE

Gli faccia assaggiare le mani dei suoi uomini, signor primo capitano, o non toglieremo un ragno dal buco.

 

CAPITANO

Senti, per l’ultima volta, raccontaci quello che hai fatto: noi stiamo perdendo la pazienza!

 

BUNTING

Quello che ho fatto… e non ve l’ho già detto?... ho tirato fuori il mio piffero dalla tasca… (cava di tasca il piffero)… e ho incominciato a suonare… così…

 

(Tutti ascoltano in silenzio.).

 

CAPITANO

Certo che è abbastanza gradevole… lo sa usare il suo strumento il furbacchione…

 

SINDACO

Solo che il motivo è troppo ripetitivo.

 

CAPITANO

Vuole che lo faccia smettere?

 

SINDACO

Aspetti un po’… dobbiamo renderci conto per bene… cosa fa, si alza?!

 

CAPITANO

Non vorrei dire una bestialità, ma ho l’impressione che da questa musica si sprigioni una certa forza cinetica…

 

SINDACO

E’ vero! non si riesce ad ascoltarla da seduti… bisogna proprio saltare in piedi… così!...

 

PROVVEDITORE

E io che facevo sforzi per non muovermi!... meglio lasciarsi andare, seguendo l’istinto…

 

SINDACO

… e le mani, non possiamo tenercele in tasca…

 

PROVVEDITORE

Certo che no… anche loro devono seguire il ritmo generale… così…

 

SINDACO

… ma… ma lei sta ballando, signor provveditore…

 

PROVVEDITORE

Lo vede dove ci ha spinti la nostra ricerca?

 

SINDACO

E come facciamo a interromperla adesso?

 

CAPITANO

Dobbiamo andare fino in fondo… e pazienza se questa musica ci suggerisce qualche passo di danza…

 

PROVVEDITORE

E’ un puro stimolo meccanico: la nostra serietà abituale, la nostra dignità restano al di fuori...

 

SINDACO

Naturale! il decoro e la rispettabilità non hanno nulla a che fare con i nostri gesti o i nostri movimenti che, in questo momento, vivono una loro esperienza… animalesca…

 

CAPITANO

Sì, animalesca, diciamolo pure!

 

SINDACO

Adesso c’è l’inchino, signor provveditore, e poi la giravolta…

 

PROVVEDITORE

Dopo che lei avrà accennato l’invito.

 

SINDACO

E’ sufficiente così, signor provveditore?

 

PROVVEDITORE

Sì, per questa volta può andare, per le altre apra di più le braccia.

 

SINDACO

Lei è un vero esperto, lo sa?

 

PROVVEDITORE

Con la giga una volta andavo forte, ma oggi, con i balli moderni…

 

(I tre hanno compiuto un giro completo della sala e adesso si trovano davanti alla porta che si spalanca; appaiono l’usciere, il segretario comunale e i due agenti.)

 

USCIERE

Che cosa sta succedendo?

 

SEGRETARIO

Ma… signor sindaco… lei…?!

 

SINDACO

Stiamo ricostruendo la scena del delitto… cosa fate lì… venite a darci una mano… (a poco, a poco tutti formano un unico gruppo che si sposta ballando nella sala) A questo punto ci vorrebbe una cantatina… chi è che attacca?

 

PROVVEDITORE

Io conosco la canzone di Orfeo e di Euridice.

 

SINDACO

Non buttiamo tutto sul classico, per piacere… qui ci vuole una canzone moderna.

 

CAPITANO

Quella della pastora che va a mungere… la cantano spesso in caserma.

 

PROVVEDITORE

Proprio per quello qui non si può cantare, con tutte le parolacce che ci sono dentro.

 

CAPITANO

Basta non pronunciarle e al loro poso mettere un ehilà, ohibò e via di seguito…

 

SINDACO

Ma è un’idea luminosa! Attacchi lei che ha una bella voce, signor provveditore.

 

PROVVEDITORE

La bella pastora a mungere va…

 

CORO

uhé… uhà… uhé… uhà…

 

SINDACO

Nessuna è più brava di lei quando fa…

 

CORO

Uhé… uhà… uhé… uhà…

 

PROVVEDITORE

La bella pastora a mungere va…

 

CORO

Uhé… uhà… uhé… uhà…

 

SINDACO

Nessuna è più brava di lei quando fa…

 

CORO

Uhé… uhà… uhé… uhà…

 

(Il gruppo ha varcato la porta ballando e cantando. Bunting sulla porta, sempre suonando, si accoda all’ultimo che esce.)

 

 

 

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Un cinegiornale Luce del settembre 1961