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I DADI E L'ARCHIBUGIO

 

(tre atti)

 

 

 

 

 

 

[Testo tutelato dalla Società Italiana degli Autori e degli Editori (S.I.A.E.)]

 

 

 

Breve sinossi

 

Due compagnie di ventura stanno per scontrarsi in battaglia, quando i soldati delle due bande scoprono di essere reciprocamente legati da fraterna amicizia, per un precedente fatto d'armi cui hanno partecipato da alleati. Lo scontro quindi non è più possibile, anche se i rispettivi generali, per ragioni diverse, si affannano perché lo scontro ci sia. Ma la pace trionfa, nonostante i trucchi messi in atto per accendere gli animi ed aizzare l'una contro l'altra le due parti. La sconfitta tocca proprio ai due generali: il buonsenso, l'amicizia e l'amore, almeno per il momento sono i soli vincitori.

 

Svolgimento della commedia

 

L'azione si svolge all'epoca delle compagnie di ventura in un medioevo non precisato.

Due formazioni di questo genere, composte da mercenari, stanno per scontrarsi: la prima è stata ingaggiata dal feudatario del castello di Boslavo che ha deciso di non pagare più le tasse al re dal quale dipende, mentre la seconda, al soldo del re, dovrebbe espugnare il castello per ricondurre il ribelle ai suoi doveri.

  

Atto primo

 

Accampamento della compagnia assediante: le due ordinanze del generale comandante conversano fra loro: la prima ordinanza racconta al collega meravigliato di un'avventura che ha avuto con una ragazza dei dintorni, ma il racconto è interrotto dall'entrata in scena del generale e del suo aiutante di battaglia, il marchese Von Hauser, giovane di importante casata, più interessato al gioco dei dadi che alle attività guerresche. Infatti, nella notte appena trascorsa, in cui avrebbe dovuto uscire in perlustrazione con una pattuglia intorno al castello, ha giocato a dadi il suo incarico, riuscendo a scaricare l'impegno sulle spalle di Salardier, un ufficiale della compagnia.

Ecco appunto Salardier che viene a riferire della sua missione: è stupito e preoccupato perché la pattuglia che comandava, trovandosi al cospetto dei nemici, invece di aggredirli, è andata ad abbracciarli. In più, il suo ordine di arrestare i soldati della pattuglia, al rientro al campo, non è stato eseguito. Insomma, il castello di Boslavo è difeso dalle truppe di Gutierrez, una formazione che in un recente passato ha aiutato la loro compagnia. Fra i soldati dei due schieramenti si è creata in quell'occasione una solida amicizia per cui adesso non intendono darsi battaglia. Ma il generale non si impressiona per questo: sa ben lui come spingere i soldati al combattimento, infiammandoli con un discorso. Adunata delle truppe: il comandante parla e la compagnia si mette in marcia verso il castello. Il generale è entusiasta e controlla da lontano l'azione. Ma cosa succede intorno al castello di Boslavo? gli assediati non impugnano le armi, ma hanno allestito una lunga tavola per banchettare, inoltre hanno alzato un albero della cuccagna come per una festa popolare.

 

 

Atto secondo

 

La ragazza conosciuta dalla prima ordinanza viene all'accampamento per chiedere al generale un permesso per recarsi al castello: deve andare da sua madre che si trova laggiù. Il generale l'interroga e la costringe a confessare che vuole andare dal fidanzato e non dalla madre. La ragazza l'accontenta senza capire il perché: ma il perché lo sa il generale; è sua intenzione portare un'offesa nel campo nemico, proprio per provocare uno scontro armato. Se la ragazza riceverà offesa dai suoi soldati, che cosa succederà quando al castello lo verranno a sapere? Il piano, però, fallisce perché i suoi soldati non se la sentono di recare offesa a una ragazza che forse sta a cuore a un loro amico al castello. C'è però la possibilità di convincere la vivandiera della compagnia ad accusare i soldati di Gutierrez di averla violentata: questo fatto accenderebbe sicuramente gli animi dei suoi soldati, che vorrebbero di sicuro vendicarsi. La vivandiera è disposta a recitare, entra nel bosco e torna piangente e con il vestito stracciato. Il generale fa adunare la sua compagnia per mostrare a tutti il misfatto e provocare lo sdegno di tutti: -Chi ti ha ridotto in questo stato?- le chiede fra l'indignazione generale. La vivandiera si asciuga le lacrime e punta il dito verso il marchese Von Hauser che sta arrivando: -E' stato lui!

 

 

Atto terzo

 

E' in scena la marchesa Von Hauser, amante del re e madre dell'aiutante di battaglia del generale, accompagnata da due dame: è venuta a trovare il figlio. Il generale scambia le tre donne per quelle che il re gli aveva promesso per intrattenere i soldati e ordina che siano messe a disposizione della truppa. Intanto al campo c'è un altro arrivo: è Gutierrez, il comandante nemico che supplica il suo amico generale di attaccare battaglia e di sconfiggerlo. Si trova in una situazione disperata: la sera prima ha perso al gioco le paghe dei suoi soldati che oggi stesso reclameranno il loro compenso. Se venisse sconfitto, invece, nessuno gli chiederebbe conto dei denari che, in quel caso, si presumerebbero caduti nelle mani dei vincitori. Arriva un ufficiale della compagnia a dire che le tre donne si rifiutano ai soldati; il generale ride e consiglia di aumentare il prezzo. Intanto al campo giunge addirittura il re che, preoccupato per la scomparsa della marchesa, ha voluto seguirla. Ordina al generale di avvertire la donna che è arrivata con le sue dame. Il generale si rende conto dell'equivoco in cui è caduto e, disperato, per crearsi almeno qualche merito agli occhi del re, mette le mani su Gutierrez: -Abbiamo catturato il generale nemico- dice. -Rimettetelo in libertà- risponde il re -la guerra è finita: il marchese di Boslavo ha fatto atto di sottomissione.

Il generale è soddisfatto di potersi sottrarre all'autorità del re, anche perché la marchesa Von Hauser, prima di andarsene, gli ha giurato un'atroce vendetta. Gutierrez invece è distrutto perché non sa come nascondere l'ammanco nella cassa. -Dovevi pensarci prima di giocare a carte con uno sconosciuto- gli dice il generale. -Non ho giocato a carte- risponde Gutierrez -ma a dadi. -A dadi?!- esclama il generale -allora io conosco il tuo vincitore.- Il marchese Von Hauser, che viene subito convocato, non è disposto a restituire la vincita, ma, come si addice a un gentiluomo, accetta di concedere una rivincita. Farà fede il generale con la cassa della sua compagnia. Gutierrez perde ancora: Von Hauser è ora padrone delle due casse. Intanto un sordo rumore allarma i due comandanti. -Che cos'è?- domanda il generale. -E' il rumore di un esercito in marcia- risponde Von Hauser -l'esercito di Gutierrez. Infatti, poco fa ho fatto un salto al castello e ho fatto spargere la voce che Gutierrez era fuggito con i denari delle paghe e che si trovava qui, sotto la vostra protezione, generale. All'inizio del bosco ci sono due cavalli a vostra disposizione.- I due non hanno altra scelta che tagliare la corda.

Von Hauser si autonomina generale, riunisce le due compagnie e dà ordine di pagare le truppe. Intanto sulla scena irrompono la prima ordinanza del generale con la ragazza che aveva conosciuto. La ragazza finge di essere infastidita dal militare: -Cacciatelo dalla compagnia- chiede a Von Hauser, lasciandogli capire che poi sarà generosa con lui. Von Hauser manda la ragazza ad aspettarlo nella sua tenda e firma il foglio di congedo.

E' sera e le operazioni di pagamento sono finite. Von Hauser va nella sua tenda, ma la ragazza non c'è. All'alba le compagnie riunite si mettono in marcia verso un nuovo impegno bellico. La prima ordinanza sventola il suo foglio di congedo mentre stringe a sé la ragazza: l'amore ha vinto.

 

Durata: tre atti

Genere: comico-satirico

Personaggi: 15 (10 uomini e 5 donne)

        Pubblicata da:

        - "Sipario", 1960.

        - "Sufler" ("Il suggeritore", rivista di teatro russa), 1990.

Trasmessa dalla RAI

        Tradotta in inglese da Hugh Barty-King, e in russo da Lev Verscinin.

        Rappresentata da:

                - Teatro Stabile di Trieste, 1960 (con Leonardo Cortese, Omero Antonutti,

                    Carlo Bagno, Pina Cei, Carlo Montini), regìa di Sergio Velitti,

                    scene e costumi di Dario Fo.

                - Minack Theatre – Portcurno (Inghilterra), 1966.

                - Teatro dei Satiri – Roma, 1967.

 

Ha scritto la critica:

 

"Balducci ravviva con linguaggio pungente e acerbo l'immagine di un mondo militaresco che per natura dovrebbe essere eroico e invece mostra le sue proprie miserie con atteggiamenti millantatori ... ha dato una figurazione di tipi ben coloriti e un dialogo vivo e leggero, aderente al carattere particolare della rappresentazione. L'esecuzione è stata fortemente ritmata, svelta e serrata con la regìa di Sergio Velitti ... le scene e i costumi di Dario Fo hanno inquadrato con magnifico rilievo di colori, di taglio e di forme i tre atti di Alfredo Balducci, fervidamente e ripetutamente applaudito insieme al regista e agli interpreti." (V.T. - "Il Piccolo" - Trieste)

 

"La commedia di Balducci è divertente e di notevole impegno, essa ci intrattiene con fine umorismo: la fresca invenzione, il dialogo scorrevole, vivace, spassoso, i personaggi caricaturali dànno ai tre atti un andamento estremamente divertente, con un ritmo comico che la regìa di Sergio Velitti ha giustamente sottolineato ... a questo punto ci accorgiamo che il riassunto della trama non rende (né poteva rendere) tutto lo spirito della commedia di Balducci, l'arguzia delle battute, l'efficacia delle trovate, il senso della sua gustosa polemica contro il militarismo, contro la guerra e i suoi profittatori... un grande successo. Dobbiamo dire che, attribuendo al Teatro Stabile di Trieste tutto il merito per avere rappresentato questa commedia di Balducci, ci auguriamo che possa essere presto rappresentata anche in altre città ed anche stampata." ("l'Unità" - Roma)

 

"L'autore ha posto un tema e ha svolto una storia teatralmente valida, confezionata con mestiere, ricca di colpi di scena. Le scene spiritose e allusive e i costumi sono di Dario Fo, la regìa di Sergio Velitti. Da queste componenti: autore, attori, scenografo, regista è nato uno spettacolo saporoso di gusto e di significati ... Vivissimo successo." ("Il Giorno" - Milano)

 

"Balducci ha condiviso gli applausi che il pubblico ha indirizzato agli interpreti del suo lavoro. Applausi che meritatamente erano rivolti all'autore chiamato al proscenio: "I dadi e l'archibugio" è infatti un buon testo, ricco di inventiva, di trovate di buon gusto e -anche- di una raggiunta padronanza di linguaggio teatrale..." (G.B. - "Il Gazzettino" - Venezia)

 

"La commedia possiede un pregio indubbio, non facile e non frequente, che subito si avverte alla lettura o all'ascolto: lo stile. La commedia è raccolta, appunto in grazia del suo stile, intorno a un'intenzione satirica che non vuole e non può essere rappresentata che da se stessa, cioè dalle parole che la rivelano ... il sapore della commedia è affidato in modo quasi determinante alla felicità del dialogo sottile ed educato..." (Roberto Rebora - "Sipario")

 

" ... la commedia ci appare complessivamente ottima, argutamente dialogata e teatralmente colorita. Un testo senza dubbio importante che pone subito Balducci tra i nostri commediografi di più sottile e raffinato estro satiro. Il pubblico ha dimostrato di intuire l'umorismo garbato e intelligente della commedia ed ha applaudito con calore l'autore e gli interpreti..." (Sol. - "il Messaggero Veneto")

 

Balducci ha raggiunto i suoi risultati migliori nei suoi primi due testi, I dadi e l'archibugio (1960) e L'equipaggio della Zattera (1962), di un antimilitarismo sottile e divertito, mai insidiato dal didascalismo."

 

Giovanni Antonucci – Storia del teatro italiano del novecento

 

Ne "I dadi e l'archibugio" e "L'equipaggio della Zattera", Balducci raggiunge forse i suoi risultati più convincenti per l'eleganza del dialogo, la robustezza della scrittura drammaturgica e la puntuale pregnanza e attualità dei temi.

 

Luigi Lunari – Cento trame del teatro italiano – Rizzoli Editore

 

 

 

 

 

 

 

I PERSONAGGI:

 

GENERALE, comandante della compagnia di ventura

VON HAUSER, aiutante di battaglia del generale

CRISTIANO, ufficiale della compagnia

SALARDIER, ufficiale della compagnia

1a ORDINANZA, al servizio del generale

2a ORDINANZA, al servizio del generale

SCRIVANO, al servizio del generale

VIVANDIERA, della compagnia

VANNA, giovane contadina

IL RE

MEDICO, al servizio del re

MARCHESA, amante del re

1a DAMA della marchesa

2a DAMA della marchesa

GUTIERREZ, capitano di ventura

 

 

 

 

 

LA SCENA:

 

L'accampamento di una compagnia di ventura. A sinistra la tenda del generale, sulla quale spiccano stemmi e stendardi. Poco distante, un tavolino da campo, uno sgabello e alcune pietre sistemate a guisa di fornello. A destra, in primo piano, un albero. In fondo, la tenda del marchese Von Hauser, aiutante di battaglia del generale.

 

 

 

Squadra d'ordine estrema ecco vien poi,

Ma d'onor prima e di valore e d'arte;

Son qui gli avventurieri, invitti eroi

Terror dell'Asia e folgori di Marte.

Taccia Argo i Mini e taccia Artù que' suoi

Erranti che di sogni empion le carte,

Ch'ogni antica memoria appo costoro

Perde. Or, qual duce fia degno di loro?

 

(da La Gerusalemme Liberata)

 

 

 

 

 

ATTO PRIMO

 

 

 

Il sipario si alza al suono di un'arietta militaresca. Sulla scena sono le due ordinanze del generale. La 1a ordinanza sta lucidando uno stivale.

 

2a ORDINANZA (avvicinandosi alla 1a) Ehi!... ehi, tu... (L'altro fa finta di non sentire e la 2a ordinanza lo spinge col gomito)... ehi, sveglia, sei sordo?

1a ORDINANZA (continuando il suo lavoro, tranquillamente) Che cosa vuoi?

2a ORDINANZAÈ grasso d'oca quello? (Indica qualcosa che l'altro adopera per pulire gli stivali)

1a ORDINANZA (c.s.) È grasso d'oca, precisamente. Ma stamani non te ne darò neppure un pezzetto.

2a ORDINANZAPotrei sapere il perché?

1a ORDINANZA Perché è ora di finirla che tu ogni mattina faccia colazione con gli stivali del generale.

2a ORDINANZAMi accontento di un pezzetto soltanto.

1a ORDINANZA Ho detto di no. (Leggera pausa, poi, sogghignando)... se tu fossi più furbo, invece di prendere le galline, nei pollai, potresti prendere le oche: almeno avresti anche il grasso per farle cuocere.

2a ORDINANZANon ho una gallina stamani... (Solleva un elmo appoggiato accanto al fornello)... guarda: uova!

1a ORDINANZA Dove le hai rubate?

2a ORDINANZA – Rubate? ma che parole son queste? siamo o non siamo soldati di una compagnia di ventura che in questo momento combatte per Sua Maestà Serenissima Ottaviano il Pio?

1a ORDINANZA E allora?

2a ORDINANZAE allora vuol dire che "... qualsiasi oggetto che, durante le operazioni militari, si trasferisca dalle mani dell'abitante del territorio occupato nelle mani del soldato dell'esercito occupante, non può essere considerato provento di furto, ma bottino di guerra, cioè, sacro diritto del vincitore."

1a ORDINANZA Una cosa è il combattimento e un'altra l'andare di notte a vuotare i pollai.

2a ORDINANZA (toccandosi la schiena come colui che l'ha dolorante) Che ne sai tu che non si tratta di combattimento.

1a ORDINANZA (guardandolo e scoppiando a ridere)Vuoi dire che...? ah, ah, ah... dietro il pollaio c'era il contadino con un buon bastone...? ah, ah, ah... adesso capisco perché questa volta ti sei accontentato delle uova.

2a ORDINANZAAvrei voluto vedere te al mio posto.

1a ORDINANZA Vedere me al tuo posto? non è possibile: io la notte non vado a rubare galline.

2a ORDINANZAAh, tu non vai...? dimmi un po', allora, l'oca alla cui pancia apparteneva quel grasso, è piovuta dal cielo?

1a ORDINANZA (un po' imbarazzato) Questa... è un'altra faccenda. Qui non si tratta né di bottino di guerra né di furto: si tratta di requisizione.

2a ORDINANZARequisizione? e che cosa sarebbe?

1a ORDINANZA È... una cosa che è inutile spiegarti perché un ignorante come te non riuscirebbe mai a capire.

2a ORDINANZA Invece credo di aver capito. Per esempio, io adesso requisisco un pezzo d'oca... (Fa per allungare la mano)

1a ORDINANZA (difendendo il grasso) Altolà! vedi che non hai capito niente! "Non è ammessa per nessuna ragione, sotto nessuna forma e in nessun caso, la sottrazione o l'alterazione totale o parziale di materiale requisito, senza il previo consenso dell'autorità che ha effettuato la requisizione stessa".

2a ORDINANZA – Però... "trattandosi di materiale disponibile nella compagnia, necessario all'alimentazione o all'equipaggiamento, ogni soldato ha il diritto di prelevare il suo fabbisogno"... (Con un salto acchiappa un pezzo di grasso)

1a ORDINANZA – Via di qui, brutto ladro!

2a ORDINANZA – E perché ladro? io ho solo esercitato il mio diritto. E poi, è un vero peccato sciupare tanta grazia di Dio sul cuoio di un paio di stivali.

1a ORDINANZAE con che cosa dovrei lucidarli? Certo, andrebbe meglio il grasso di bue, ma dove li trovi i buoi se le stalle qui intorno sono vuote come vesciche seccate al sole? i contadini della zona sono troppo diffidenti.

2a ORDINANZA (toccandosi ancora la schiena) Neanche a me piace la gente di queste parti.

1a ORDINANZAE, intanto, il generale vuole gli stivali ben lustri.

2a ORDINANZAE tu lustrali con lo sputo, per giove! l'hai o non l'hai la saliva? e per cosa credi che te l'abbia fatta la mamma?

1a ORDINANZA (indicando un recipiente suI fornello) Dài un'occhiata al vino, piuttosto. Fra poco il generale si sveglierà e, sai bene, che il suo vino deve essere pronto: né troppo caldo né troppo freddo.

2a ORDINANZAChissà come faccio io a sapere quand'è pronto questo maledetto vino.

1a ORDINANZACome fai a saperlo? inzuppaci un dito , per giove! l'hai o non l'hai le dita? e per cosa credi che te l'abbia fatte la mamma? (Una pausa. Le due ordinanze sono affaccendate nel loro lavoro. La 1a, lentamente, sorridendo) Lo sai che... ho fatto innamorare una donna?

2a ORDINANZA (alzando la testa pieno di interesse) Dove?... quand'è successo?... racconta!...

1a ORDINANZA (lascia lo stivale e incomincia a raccontare aiutandosi con larghi gesti delle braccia)Una donna come non ne ho mai visto di eguali... capelli neri come le ali di un corvo, la pelle bianca come il latte e una striscia di fuoco al posto della bocca...

2a ORDINANZA (sorridendo a questa immagine) E poi?

1a ORDINANZA... a scendere giù dal viso è come calarsi da una montagna di burro... il petto gonfio che pare una vigna carica, la vita stretta come il collo di un fiasco e i fianchi... ah, i fianchi! c'è da perdere la ragione soltanto a pensare di accarezzarli...

2a ORDINANZA (con un cenno di dispetto) Ma dove l'hai trovata?... dove? se intorno non c'è neanche l'ombra di una donna... sono tutte fuggite prima del nostro arrivo...

1a ORDINANZADove l'ho trovata? non molto distante di qui.

2a ORDINANZA E non s'è nascosta quando ti ha visto?

1a ORDINANZA Oh, certo che era nascosta... eppure io sono riuscito a tirarla fuori dal suo nascondiglio senza neanche fare un gesto.

2a ORDINANZA (impaziente) Come hai fatto?... racconta.

1a ORDINANZA Stavo girando per la campagna per... (Si arresta un po' imbarazzato)

2a ORDINANZA ... per qualche... requisizione...

1a ORDINANZA... giravo così... per passeggiare, quando ho visto una casa. Avevo sete e sono entrato per chiedere da bere, ma non ho trovato nessuno. Ho guardato in tutte le stanze, nella stalla, nei campi intorno: nessuno. "Ehi, di casa!" mi sono messo a gridare, ma nessuno rispondeva. E' stato quando ho visto vicino alla porta un tombolo da trine che ho capito: "qui c'è una donna" ho pensato "mi ha visto avvicinare e s'è nascosta". Dove poteva essere? Allora m'è venuta un'idea. Mi sono piantato in mezzo all'aia e ho incominciato a gridare ordini, come se con me ci fossero altri soldati: "Appiccate il fuoco!" gridavo "... non in quel fienile, in quell'altro!... incendiate la casa... bruciate quel pagliaio!..." ... è venuta fuori dalla paglia: tremava come una foglia in novembre prima che caschi dal ramo...

2a ORDINANZA (preso dal racconto) – ... e poi?

1a ORDINANZA Quando l'ho vista in quello stato ho incominciato a farle coraggio. le ho detto che non volevo farle del male e che gli altri soldati erano andati via.

2a ORDINANZAE lei?

1a ORDINANZA – A poco a poco s'è calmata; m'ha fatto sedere su una panca ed è entrata in casa a prendere del vino. E' tornata con un boccale pieno e m'ha lanciato uno sguardo da fare restare incantati...

2a ORDINANZA (infervorato) E tu?...

1a ORDINANZAE io, sul momento, non sono stato più capace di parlare... ho portato il boccale alle labbra e ho bevuto un sorso, poi ho detto: "chissà come mai queste terre fanno vini così bruschi e donne cosi dolci..."

2a ORDINANZAE lei?...

1a ORDINANZA"Ne avete assaggiata qualcuna di queste donne per sapere che sono dolci?"

2a ORDINANZAE tu?...

1a ORDINANZAE io: "non ne ho mai assaggiata nessuna, ma solo a guardare si capisce di che pasta son fatte: colano miele da tutte le parti..."

2a ORDINANZAE lei?...

1a ORDINANZA... e lei è diventata rossa e m ha dato uno spintone, poi s'è seduta sulla stessa panca e m'ha detto: "a volte gli occhi ingannano: si crede di mettere la bocca sul dolce e si trova il brusco..."

2a ORDINANZAE tu?...

1a ORDINANZA "Lasciate che vi dia un morso in quella spalla per assaggiarvi..."

2a ORDINANZAE lei?...

1a ORDINANZAE diventata ancora rossa e m'ha dato un altro spintone...

2a ORDINANZAE tu?...

1a ORDINANZA ... e io... (Improvvisamente serio) sono caduto dalla panca.

VOCE DEL GENERALE (dall'interno della tenda) Ehi, maledetti poltroni!... non è ancora pronto il mio vino?... che cosa aspettate per portarmelo, che sia crepato di sete?... (Immediatamente le due ordinanze ritornano al loro lavoro. La 1a impugna gli stivali e dà gli ultimi colpi di panno; la 2a corre al fornello, ma il recipiente del vino scotta troppo, allora, dopo essersi guardato intorno come per chiedere aiuto, afferra il recipiente con un lembo del suo vestito e corre nella tenda del generale, ma ne riesce poco dopo di corsa seguito da un grido furioso, mentre dietro di lui rotola qualcosa: è il recipiente del vino)

VOCE DEL GENERALE M'hai bruciato lo stomaco!... canaglia!... assassino!... dove scappi, furfante?!... (Il generale con in mano la spada sguainata appare sulla soglia della tenda; fa l'atto di slanciarsi ad inseguire l'ordinanza, ma, accorgendosi di essere semivestito e a piedi nudi, si trattiene. La prima ordinanza, immobile sull'attenti, impugna gli stivali: il generale glieli strappa di mano e rientra nella tenda. La 1a ordinanza corre a prendere l'elmo del compagno, appoggia una padella sul fuoco e vi rompe dentro le uova. Il marchese Von Hauser appare sulla soglia della sua tenda; è completamente vestito ma sbadiglia e si sgranchisce le membra come chi s'è alzato da poco. La 2a ordinanza fa capolino, vede che il generale non c'è e approfitta di un momento di disattenzione della 1a ordinanza per togliere la padella dal fuoco e per fuggire inseguito dall'altro. Vanno a cadere quasi nelle braccia di Von Hauser. Accorgendosi di essere davanti a un loro ufficiale, le due ordinanze si irrigidiscono sulla posizione di attenti. Von Hauser estrae un occhialetto ed esamina il contenuto della padella)

VON HAUSER – Che roba è?... uova?... ah, buonissime... (Introduce delicatamente due dita nella padella)

1a ORDINANZAVeramente è...

VON HAUSER (con il boccone in mano) Che cosa?

2a ORDINANZA... è... la colazione del generale...

VON HAUSER Ah, ah... (Von Hauser continua a mangiare mentre le due ordinanze, sempre immobili si scambiano rapide occhiate. Finito di mangiare, Von Hauser esamina accuratamente con l'occhialetto che nella padella non ci sia rimasto altro, si pulisce le dita nel vestito di uno dei soldati, quindi fa loro cenno di andarsene. La 1a e la 2a ordinanza si allontanano; Von Hauser estrae qualcosa di tasca, lentamente e con aria di mistero, si avvicina al tavolino da campo e fa rotolare un dado. Il generale esce dalla sua tenda e si avvicina alle spalle di Von Hauser)

GENERALE (ironico) Interrogate la sorte di buon'ora marchese. (Von Hauser fa una specie di grugnito senza voltarsi)

GENERALE – Potrei chiedervi l'esito della vostra spedizione di stanotte?

VON HAUSER (sempre giocando Non c'è male... non c'è male...

GENERALE – Avete fatto dei prigionieri?

VON HAUSER – Sì, non c'è male... qualche decina di migliaia...

GENERALE (sbalordito) Eh!... ma siete impazzito?

VON HAUSER – Stanotte, in due ore di gioco, ho catturato al mio avversario circa quarantamila ducati in oro zecchino. (Il generale solleva le mani indignato, muove qualche passo con rabbia, poi si pianta decisamente alle spalle di Von Hauser)

GENERALE (con forza)Marchese Von Hauser, interrompete immediatamente il vostro gioco.

VON HAUSER (voltandosi tranquillamente) Parlate con me?

GENERALE – E con chi dovrei parlare? c'è qualche altro Von Hauser da queste parti?

VON HAUSER (accomodandosi con piccoli colpi della mano le trine del vestito) E chi può dirlo con sicurezza?... cinquant'anni fa tra i marchesi di Boslavo e la mia famiglia correvano rapporti molto amichevoli... mio padre veniva spesso a caccia da queste parti... veramente, allora era un po' giovane: non aveva che dodici anni... tuttavia, trattandosi di un Von Hauser, la cosa non può dirsi del tutto improbabile. (Estrae l'occhialetto ed esamina con alterigia il generale dalla testa ai piedi)

GENERALE – Quando la marchesa Von Hauser, vostra madre, mi ha scritto chiedendomi di arruolare suo figlio nella mia compagnia col grado di aiutante di battaglia...

VON HAUSER (interrompendolo) Rispettate la forma, generale... la marchesa Von Hauser mia madre, alta dama di corte, confidente particolare di Sua Maestà Serenissima, non chiede mai niente... ma concede sempre...

GENERALE (trattenendo la collera)... è vero... concede sempre... e allora, quando mi ha... concesso l'onore di arruolarvi nella mia compagnia col grado di aiutante di battaglia, non credo che intendesse farvi giocare a dadi giorno e notte, invece di apprendere le discipline dell'arte militare e dar lustro sul campo di battaglia al nome dei Von Hauser!... Questa notte vi avevo affidato un compito delicatissimo. Come mai non avete eseguito il mio ordine?

VON HAUSER – La spedizione di stanotte è stata compiuta. Soltanto che a condurla, invece della mia persona, c'era quella di Salardier.

GENERALE – E potrei chiedervi perché Salardier s'è preso l'incomodo di sostituirvi?

VON HAUSER Non è stato Salardier a offrirsi per prendere il mio posto, ma io a convincerlo che il fato aveva scelto lui per questa missione. E gliel'ho dimostrato con l'argomento più inconfutabile... (Fa ballare il dado nel palmo)

GENERALE (severo)Avete giocato a dadi il comando della spedizione?

VON HAUSER Giocare... giocare... sono forse un gioco i dadi, o un mezzo attraverso il quale si manifesta l'imponderabile e il trascendentale?... un dado che rotola sul terreno e che si arresta su un numero, una volta, due volte, dieci volte, non porta forse un messaggio?

GENERALE – Si tratta soltanto di un caso.

VON HAUSER – Ah, un caso, voi dite?... è stato un caso quello di due mesi fa, quando abbiamo attaccato sul fianco destro le truppe del duca di Navarra, sbaragliandole?

GENERALE (con calore)Ah, no, per giove! io avevo previsto che la pioggia avrebbe ingrossato il fiume e che l'ala sinistra del duca sarebbe rimasta impigliata nel fango.

VON HAUSER (interrompendolo) La pioggia nella notte avrebbe potuto cessare.

GENERALE – Avrei messo in esecuzione un piano differente.

VON HAUSERE la vittoriosa difesa di Orlivo?

GENERALE – Ma come potete pensare che...

VON HAUSER (interrompendolo) Non ricordate più a che cosa fu sospesa la nostra vittoria? a un messaggero che, a cavallo, si gettò fuori dalla fortezza, attraversò allo scoperto un campo solcato da proiettili, riuscì a raggiungere i nostri alleati e a recapitare la richiesta di rinforzi. Un'impresa simile ha tante probabilità di riuscire, quante ne ha un dado di arrestarsi per venti volte di seguito sul punto più alto.

GENERALE (lievemente imbarazzato)Ma...

VON HAUSER (incalzante)Trecento dei nostri soldati rimasero sul campo nell'attacco contro il duca di Navarra e duecento nella difesa di Orlivo. Perché voi non siete caduto con loro?

GENERALE (turbato) Ma perché, proprio io...

VON HAUSER (c.s.) Sì, capisco che voi eravate ben distante dal luogo del combattimento, tuttavia una palla di archibugio avrebbe potuto cogliere anche voi...

GENERALE (scattando) Io distante? ma se proprio io ho guidato la cavalleria alla carica, e nessuno più di me ha corso il rischio di cadere sul campo...

VON HAUSER – E' stato dunque il caso a lasciarvi in vita? me ne duole profondamente.

GENERALE – Vi dispiace che sia ancora vivo?

VON HAUSER – Mi dispiace che abbiate pagato a quel prezzo la vostra vittoria. Poca davvero è la gloria ottenuta con l'aiuto del caso.

GENERALE – Non il caso mi ha risparmiato: il fato è sempre benigno con gli eroi!

VON HAUSER (sorridendo) Naturalmente, generale... altrimenti, se il restar vivi dipendesse dal caso, come potreste convincere i soldati ad andare all'attacco? ognuno, questo caso, vorrebbe aiutarlo come può, ed è indiscutibile che la fuga prima del combattimento è l'aiuto più efficace che si possa dare al desiderio di restar vivi.

GENERALE – Non vi capisco, Von Hauser.

VON HAUSER – Non ha importanza, generale. Avete detto una cosa esatta: che il caso non esiste perché è stato il vostro valore a risparmiarvi. E stato il fato a deviare la spada diretta verso la giuntura della vostra corazza, o a far tremare la mano dell'archibugiere che vi stava prendendo di mira. E perché la mano che getta un dado dovrebbe essere immune da queste influenze?

GENERALE – Perché al fato stanno a cuore le sorti dei combattenti valorosi e non certo quelle dei giocatori fannulloni.

VON HAUSER – Oh, certo che se la posta è un boccale di vino, i dadi non sono che un passatempo di volgari ubriaconi, ma se dal rotolare di questi noi facciamo dipendere avvenimenti più gravi, se a questi noi affidiamo le nostre sorti, allora sì che i dadi diventano uno strumento divino attraverso il quale noi chiediamo umilmente che ci venga indicata la via da seguire. Voi mi avevate ordinato di uscire in perlustrazione: il destino ha scelto Salardier. E il destino non è forse nelle mani di Dio? e la sua autorità non è superiore alla vostra? O volete mettervi contro Dio, generale?

GENERALE – Volevo che la spedizione fosse portata a termine da voi, e non da Salardier.

VON HAUSER – Non avete fiducia in lui, forse? È molto strano che non vi fidiate di un ufficiale della vostra compagnia. Anche mia madre si meraviglierà nell'apprendere questa notizia, e sono sicuro che anche Sua Maestà...

GENERALE (interrompendolo bruscamente) Ma c'è bisogno di mettere in mezzo vostra madre in ogni momento?!

VON HAUSER Segue con molta attenzione questa campagna: ella stessa mi ha pregato di tenerla al corrente di ogni particolare.

GENERALE (imbarazzato)Va bene... va bene... io ho fiducia nei miei ufficiali... e anche Salardier è un buon diavolaccio... soltanto che... (Muove qualche passo come cercando un pretesto e subito dopo alza severamente la testa)... che Salardier, stamani, era incaricato dell'ispezione alle truppe. Dato che stanotte ha preso il vostro posto, voi in questo momento dovreste essere in mezzo ai reparti.

VON HAUSER – Giustissimo, generale. Soltanto che, ieri sera, dopo aver saputo che il destino aveva scelto lui per la spedizione notturna, Salardier ha voluto sapere se, rientrando al campo, avrebbe dovuto ritirarsi nella sua tenda a dormire, oppure dedicarsi all'ispezione delle truppe... e il destino ha deciso per l'ispezione.

GENERALE – Ah!... mi pare che il... destino si accanisca un po' troppo sul povero Salardier, non è vero, marchese? (Von Hauser allarga le braccia sospirando e volgendo gli occhi al cielo, poi si avvia verso la sua tenda. Entra Cristiano con un rotolo di carta sotto il braccio)

GENERALE – Che cosa è quella roba, Cristiano?

CRISTIANO – Una mappa della località, generale.

GENERALE – Benissimo. Stabiliremo subito il piano d'attacco.

CRISTIANO (stendendo la carta sul tavolo)Questo è il castello di Boslavo... e qui sono schierate le nostre truppe...

GENERALE – Un momento... dov'è il mio scrivano? (A qualcuno fuori della scena) Ehi tu, suona per il mio scrivano... (Un breve, sommesso squillo di tromba. Compare lo scrivano con un fascio di carte)... siedi al tavolo. (Lo scrivano siede ma non può appoggiare i suoi fogli sul tavolo a causa della mappa. Il generale con un rapido gesto la getta per terra)

CRISTIANO – Ma è la carta della zona, generale!

GENERALE – Conosco questa zona meglio di quelli che l'abitano: non ho bisogno della mappa. (Allo scrivano) Sei pronto?... scrivi, allora: (detta passeggiando) "Poco dopo il sorgere del sole, il generale usci dalla sua tenda e passò in rassegna le truppe. Miei valorosi, disse, il marchesato di Boslavo, feudo concesso dalla generosità di Sua Maestà Serenissima, ha avuto l'ardire di ribellarsi ai voleri del Sovrano. È nostro dovere, quindi, espugnarlo perché sia ricondotto sotto la legittima autorità e perché tutti i nemici del nostro Sovrano ricevano il castigo che meritano"... (A Cristiano) Vi sembra che vada bene?

CRISTIANO – Mi sembra poco pertinente con il piano d'attacco.

GENERALE – E va bene, prepariamo pure questo piano... (Riflettendo)... però, non ricordate che cosa deve pronunciare un generale prima del combattimento... non ricordate che cosa occorre...?

CRISTIANO – Sì, il discorso alle truppe, ma l'avete già fatto, generale. (Indica lo scrivano)

GENERALE – Ma non sapete proprio niente dei memoriali di guerra, Cristiano! occorre un aneddoto! (Allo scrivano)... e tu, scrivi, presto... "Pochi minuti prima del vittorioso assalto al castello di Boslavo, il generale riunì le sue truppe e promise di pagare una speciale ricompensa per ogni ferita riportata in combattimento. Si fece avanti allora un vecchio soldato che disse: e coloro che morranno, generale, come faranno a riscuotere la loro ricompensa? I morti non avranno nulla da esigere, rispose il generale, perché avranno già ricevuto la ricompensa più alta: quella di essere caduti al servizio di Sua Maestà"... (Ridacchiando)... eh, eh... che ne dite di questa battuta, Cristiano?

CRISTIANO – Se permettete, generale...

GENERALE (interrompendo annoiato) Sì, lo so: il piano d'attacco.

CRISTIANO – No, generale: se permettete esprimerò apertamente il mio pensiero.

GENERALE – Ebbene?

CRISTIANO – La risposta data a quel soldato è falsa e sciocca.

GENERALE (offeso)Come osate parlare in questo modo?

CRISTIANO – Vi avevo chiesto il permesso, generale.

GENERALE – Voi, Cristiano, mancate di spirito critico. Pensiamo piuttosto ad attaccare il castello. Sei pronto scrivano?

SCRIVANO (impaurito)Ma voi, generale, mi avevate dispensato dal partecipare ai combattimenti...

GENERALE – E chi vuoi farti combattere? Ti domandavo se sei pronto con la penna.

SCRIVANO (rassicurato) Sì, sì, certo, sono pronto.

GENERALE (con un gesto solenne) Scrivi, allora: "Al termine del discorso del generale, le truppe si schierarono in combattimento..." (A Cristiano) Aprite bene gli orecchi anche voi: questo è il piano d'attacco... "Come le prime avanguardie della compagnia uscirono dal bosco, dal ballatolo del castello le artiglierie cominciarono a sparare... ma ecco avvicinarsi due gruppi di uomini: l'uno trascina un pesante ponte mobile, l'altro è munito di lunghe e leggere scale... l'artiglieria del castello raddoppia i suoi colpi mentre gli archibugi incominciano a sparare: il fracasso s'è fatto assordante... dalla parte di levante, intanto, è già in atto la stessa manovra..."

SCRIVANO – Se permettete, generale, vorrei togliere 1'"assordante".

GENERALE – E perché?

SCRIVANO – Perché "levante" viene subito dopo, generando un brutto suono.

GENERALE – Toglieremo il "levante", allora: vuol dire che faremo attaccare da ponente.

CRISTIANO (prontamente)Mi permetto di farvi osservare che il fossato che circonda il castello, dalla parte di ponente ha una larghezza almeno doppia e che un attacco in quel settore si svolgerebbe in condizioni disperate.

GENERALE – Quell'"assordante" mi piace e non lo toglierò per nessuna ragione. Attaccheremo da ponente, intesi? (Continuando a dettare) "Il generale si avvicinò allora alle truppe che si preparavano ad entrare in combattimento e disse..."

1a ORDINANZA (entra di corsa e si ferma davanti al generale) L'ufficiale Salardier desidera parlarvi urgentemente.

GENERALE (ridacchiando) Ah, ah... quel povero Salardier contro il quale si accanisce il destino... (Brusco)... che aspetti! (Allo scrivano) Rileggi le ultime parole.

SCRIVANO – ... il generale si avvicinò allora alle truppe che si preparavano a entrare in combattimento e disse: ah, ah, quel povero Salardier contro il quale si accanisce il destino...

GENERALE (infuriato) Ma no, idiota, che cosa hai scritto?!... cancella l'ultima frase... (Dettando) "...combattimento e disse: ecco là il castello di Boslavo. A voi l'onore di valicarne per primi gli spalti!"... che ve ne pare, Cristiano?

CRISTIANO – Continuo ad insistere perché l'attacco si svolga a mezzogiorno. Il bosco che circonda il castello, in quel luogo arriva fin quasi sotto le mura.

GENERALE – Macché bosco: da quella parte non ci sono che cespugli... (Allo scrivano) Che cos'hai scritto poco fa?

SCRIVANO (leggendo)"...ma ecco che dai cespugli che fronteggiano la parte di mezzogiorno..."

GENERALE – Sentite?

CRISTIANO – V'ingannate, generale: i cespugli si trovano a tramontana. (Entra il marchese Von Hauser).

GENERALE – Voi confondete l'orientamento, Cristiano. Adesso vi darò una dimostrazione pratica: il sole sorge alla nostra destra, non è vero?... proprio dove si trova adesso il marchese Von Hauser...

CRISTIANO – Giustissimo.

GENERALE – La parte di ponente, quindi, è quella dello scrivano... (Va verso il fondo)... ora, poiché la tramontana ci sta di fronte e il mezzogiorno dietro le spalle, in questo momento vi trovate a tramontana ed io a mezzogiorno.

CRISTIANO – Ma per me siete proprio voi che vi trovate a tramontana.

GENERALE – E chi vi dice di rimanere lì, venite anche voi da questa parte.

CRISTIANO – Ma allora dobbiamo spostare anche il marchese Von Hauser, perché in questo caso il sole sorgerebbe dalla parte dello scrivano.

GENERALE – Andiamo, Cristiano, volete che non sappia da che parte sorge il sole?

SALARDIER (entrando di corsa)Scusate, generale...

GENERALE (interrompendolo) Fermatevi, Salardier: voi siete un bosco. (Salardier si guarda intorno meravigliato)... non è forse da quella parte il bosco?

CRISTIANO – Secondo l'orientamento che avete stabilito, il bosco si troverebbe vicino a noi... se invece volete che il sole rimanga al suo posto...

GENERALE (interrompendolo) E dove dovrei mandarlo? vi pare possibile che io voglia cambiare di posto al sole? voi chiedete troppo dalle mie forze.

SALARDIER – Scusate, generale, ma devo riferirvi cose importantissime.

GENERALE – Fermatevi, ho detto! Non sconvolgete la topografia di questa zona! Non vedete che sto preparando un piano di battaglia?

SALARDIER – Sono certo che quanto dirò, generale, vi costringerà a modificare notevolmente i vostri piani.

GENERALE (stupito)Modificare i miei piani?... Coraggio, allora, parlate.

SALARDIER – Come certo sapete, secondo i vostri ordini, stanotte ho comandato una spedizione attorno al castello...

GENERALE (interrompendolo)Un momento: non secondo i miei ordini...

VON HAUSER Secondo gli ordini del fato. (Il generale approva ironicamente con la testa)

SALARDIER – Esatto, generale.

GENERALE – E sempre per ordine del fato, al ritorno dalla spedizione, avete dovuto ispezionare le truppe.

SALARDIER – Esatto, generale.

GENERALE – Non è colpa mia se il destino si accanisce contro di voi, Salardier.

SALARDIER (impaziente)Esatto, generale... ma io intendevo parlarvi della spedizione di stanotte.

GENERALE (irritato)Ma parlatene una buona volta! non fate che lamentarvi del destino. Che cosa ci posso fare io? se proprio il fato vi è cosi avverso, fate in modo di conoscere la vostra sorte il meno possibile... (Accenna con la testa a Von Hauser, quindi rimane un istante pensieroso)... ehi, scrivano! m'è venuto in mente un altro aneddoto: scrivi, presto... (Dettando) "Durante l'assedio al castello di Boslavo, il generale che alla testa delle sue truppe guidava l'attacco travolgente dalla parte di ponente..."

SCRIVANO – Se permettete, generale, vorrei togliere il "travolgente".

GENERALE (riflettendo)... già: "travolgente"... "ponente"... (Deciso) Vuol dire che attaccheremo da tramontana.

CRISTIANO (pronto)Ma la parte di tramontana è la più fortificata di tutto il castello!

GENERALE (brusco)... da tramontana, ho detto! non discutete, Cristiano... (Allo scrivano)... e tu, scrivi: "...l'attacco travolgente dalla parte di tramontana, vide un soldato che si stava ritirando. Allora il generale spronò il suo cavallo e tagliò la strada al disertore. "Dove stai andando, vigliacco? " "A farmi medicare, generale", rispose il soldato alzando verso di lui la fronte ferita. "Torna presto all'attacco: non è con la testa che devi reggere la spada." (Ridacchiando) Eh, eh... che ve ne pare, Cristiano?

CRISTIANO Se permettete che esprima apertamente il mio pensiero...

GENERALE (pronto)No, non fa nulla... non fa nulla... (Posa lo sguardo su Salardier)... e voi siete ancora qui? non mi avete parlato abbastanza dei vostri guai? o forse mi direte che il fato vi ha ordinato di piantarvi davanti a me?

SALARDIER – È per riferirvi sulla spedizione di stanotte, generale.

VON HAUSER (con tono annoiato)E un pezzo che fate questo mestiere, eppure non avete ancora imparato che le spedizioni notturne non servono a nulla, o meglio, servono solo in quanto esistono, e basta. Le pattuglie che mandiamo in giro la notte sono come i cani da guardia in un giardino: i ladri sanno che ci sono i cani e non entrano, proprio come fa il nemico che non viene a disturbarci nei nostri accampamenti perché sa che ci sono le pattuglie. Che importanza volete che abbia per il padrone, sapere che i suoi cani hanno abbaiato durante la notte?

SALARDIER – Eppure, generale, è assolutamente indispensabile...

GENERALE (interrompendolo, rassegnato) Volete dirmi che avete abbaiato... avanti, Salardier, fate presto.

SALARDIER – Questa notte, secondo gli ordini ricevuti... dal fato... (Il generale fa un cenno di approvazione)... sono uscito in esplorazione attorno al castello; ho scelto personalmente i sette uomini che dovevano costituire la pattuglia: uomini fidati, combattenti coraggiosi. Usciti dall'accampamento, ci siamo inoltrati nel bosco dalla parte che guarda a mezzogiorno del castello... la luna era luminosa nel cielo...

GENERALE – Trascurate questi particolari, Salardier.

SALARDIER – Sono importanti, generale.

GENERALE (sospirando)Avanti con la luna, allora.

SALARDIER – La luna era particolarmente luminosa, proprio com'è naturale nelle notti di questa stagione. Ad un tratto, giunti sul limitare di un sentiero che dà su una radura, vediamo sei ombre che avanzano cautamente, allo scoperto. Io capisco che le sei ombre sono dirette verso di noi e fo cenno ai miei uomini di nascondersi dietro i cespugli. Man mano che i sei vengono avanti, mi accorgo che si tratta di nemici e do ordine di preparare l'imboscata. Ecco che le sei ombre incominciano a percorrere il nostro sentiero... a un cenno convenuto, i miei uomini si alzano di scatto e si slanciano avanti...

GENERALE (interrompendolo)Bravo, Salardier, un bel colpo davvero!

SALARDIER (tormentato)Un momento, generale... era di questo che volevo parlarvi...

GENERALE (sospettoso)Non mi volete dire, per caso, che ve li siete lasciati sfuggire di mano?

SALARDIER (tormentato)È accaduto un fatto incredibile, assurdo...

GENERALE – Che cosa diavolo è accaduto?

SALARDIER – Io non volevo credere ai miei occhi appena questa scena mi si è presentata davanti...

GENERALE (impaziente)Che cos'è accaduto? Non tenetemi sulle spine.

SALARDIER – Vi ho detto che, a un cenno convenuto, i miei uomini si sono alzati di scatto dai cespugli e si sono slanciati avanti...

GENERALE (con ansia)E poi?

SALARDIER – ... e appena si sono trovati di fronte ai loro avversari...

GENERALE (scattando)Avanti! che cosa hanno fatto di fronte ai loro avversari?

SALARDIER – ... hanno gettato le armi e si sono abbracciati... gli uni con gli altri...

GENERALE (sbigottito)Abbracciati?!

SALARDIER – Sì, generale. (Il generale guarda Salardier, Cristiano, Von Hauser, lo scrivano, poi di nuovo Salardier)

GENERALE (severo)E voi che cosa avete fatto?

SALARDIER – Riavutomi dallo sbalordimento che mi aveva colpito, ho detto: (Timidamente e con voce malferma)"... Vergognatevi... è questo il modo di comportarsi con dei nemici?... io vi invito immediatamente a compiere il vostro dovere"...

GENERALE (ironico)Questo avete detto?

SALARDIER (grave)Le stesse precise parole, generale.

GENERALE (estrae di scatto la spada dal fodero e la rotea in aria gridando e correndo sulla scena)Cani rognosi!... bastardi puzzolenti!... traditori di Sua Maestà!... Vi impiccherò con le mie stesse mani!... Tutti, ad eccezione di Von Hauser, fuggono terrorizzati. Fermandosi improvvisamente e tornando calmo)... Che cosa succede? dove vi siete ficcati? (Cristiano,Salardier e lo scrivano fanno capolino e, vedendo il generale calmo, ritornano in scena)... credevate che ce l'avessi con voi?... ma io volevo soltanto insegnare a Salardier come si usa parlare ai soldati... e voi avete creduto...? ah, ah. ah.... magnifico (Allo scrivano) Descrivi questa scena in mezzo agli aneddoti... ah, ah. che cosa ne dite di questo, Cristiano?

CRISTIANO (pronto)Perfetto, generale.

GENERALE (rinfodera la spada) Mi meraviglio, Salardier che non abbiate ancora imparato il linguaggio da adoperare con le truppe.

CRISTIANO – Che cos 'è successo dopo gli abbracci?

SALARDIER – Non lo so perché sono stato costretto a ritirarmi nell'accampamento.

VON HAUSER – Complimenti: è stata un'azione veramente brillante.

SALARDIER – Erano in tredici... e tutti contro di me.

GENERALE – Tredici?... già... perché ai sei nemici si sono aggiunti anche i nostri sette uomini...

SALARDIER – Esatto, generale.

VON HAUSER – Ed è stato per raccontarci di questa magnifica operazione che avete tanto insistito?

SALARDIER – Ma non è finito qui... il peggio deve ancora venire.

GENERALE – Coraggio, Salardier, sono rassegnato a tutto.

SALARDIER – Rientrato all'accampamento, ho dato l'allarme alle sentinelle ed ho impartito ordini perché i sette uomini della pattuglia fossero arrestati al loro ritorno al campo. Ebbene, stamani quest'ordine non era stato eseguito.

CRISTIANO – Ci voleva tutta la vostra ingenuità, Salardier, per pensare che quei sette si sarebbero presentati dopo quello che era accaduto.

SALARDIER – Era infatti una supposizione azzardata: la prima cosa da pensare dopo quell'avvenimento era che si trattasse di sette uomini venduti al nemico...

GENERALE (interrom pendolo) E perché non l'avete pensato, invece di mettere in allarme le sentinelle e dare ordini che non potevano essere eseguiti?

SALARDIER – E invece quegli ordini sarebbero potuti essere eseguiti...

CRISTIANO (interrompendolo)... se quei sette fossero tornati, ma dato che si trattava di traditori in contatto con il nemico...

SALARDIER – Ma no, non erano dei traditori...

GENERALE (interrompendolo) Volete dirmi che erano bravi soldati che hanno scrupolosamente compiuto il loro dovere? ma siete impazzito, Salardier Credete forse che io paghi loro sei ducati al giorno più la spartizione del bottino di guerra, per vederli abbracciare i nemici invece di combattere?

CRISTIANO – E poi, se eravate convinto che fossero bravi soldati, perché avete dato ordine alle sentinelle di arrestarli?

SALARDIER – Perché li credevo anch'io dei traditori.

CRISTIANO – Ecco che torniamo da capo. E perché l'avete dato quell'ordine, allora? Sapevate bene che non sarebbero rientrati.

SALARDIER – Mi ero ingannato, perché quei sette sono ritornati al campo

GENERALE – Sia lodato il Cielo! almeno quando sbagliate vedete qualcosa di giusto!

VON HAUSER – Riepiloghiamo, allora: sapendo che non sarebbero rientrati, voi avete dato ordine di arrestarli... al loro ritorno.

SALARDIER – Esatto.

CRISTIANO – Ma invece vi siete ingannato: i sette sono venuti e le sentinelle, per errore, li hanno acciuffati.

SALARDIER – Ma no: le sentinelle li hanno lasciati tornare indisturbati alle loro tende.

GENERALE – Hanno riparato al vostro sbaglio, dunque, poiché i sette non erano traditori.

SALARDIER – Ma avrebbero dovuto essere arrestati lo stesso.

GENERALE (sollevando di scatto le braccia)E' troppo complicato! provateci voi, Cristiano: io non ne sono capace.

CRISTIANO – Credo di essere sulla strada giusta, generale. i sei uomini che Salardier asserisce di avere visto sulla radura, non erano nemici, ma soldati della nostra compagnia che, probabilmente, tornavano da una ricognizione nei cascinali vicini. Voi sapete che la vita al campo è piuttosto dura per i nostri soldati, e che noi siamo costretti a chiudere un occhio se qualcuno di loro si allontana dal campo, in cerca di qualche gallina nei pollai dei dintorni: sono cose che servono a rialzare il morale delle truppe...

GENERALE (continuando)... Salardier ha creduto di trovarsi di fronte a una pattuglia nemica e ha ordinato l'imboscata...

SALARDIER (timidamente)Se permettete...

GENERALE (brusco)Tacete, voi! non vedete che cerchiamo di risolvere il vostro caso?

CRISTIANO (continuando)... Ma Salardier, non accorgendosi dell'errore di cui i sette uomini della pattuglia s'erano invece accorti, ha insistito nell'ordinare l'attacco, e i soldati, pensando che egli intendesse punire quella scappatella, hanno assunto nei suoi riguardi quell'atteggiamento che l'ha costretto a ritirarsi al campo e ad impartire alle sentinelle quell'ordine che, fortunatamente, non è stato eseguito. Dico "fortunatamente", perché sappiamo bene quale effetto deprimente abbiano sul morale delle truppe gli errori dei comandanti, specialmente durante un'azione dì guerra.

SALARDIER (protestando)Ma, insomma...

GENERALE (pronto)Tacete, Salardier! Cristiano ha perfettamente ragione. Non avete pensato che siamo in guerra e che su certe questioni dobbiamo essere tolleranti?

VON HAUSER – La disciplina militare non è l'asta rigida di una lancia, ma la corda di una balestra che deve tendersi per poter proiettare la freccia contro il nemico. Non è vero, generale?

GENERALE – Verissimo. Fra poco, forse, quei soldati che voi volevate incatenati saranno proiettati contro il castello di Boslavo, esporranno la loro vita in quest'azione...

SALARDIER (interrompendo)Ma io voglio dirvi come stanno veramente le cose.

VON HAUSER – Non insistete, Salardier: nonostante le vostre... spiegazioni, tutto è sufficientemente chiaro.

GENERALE – Tornate ad ispezionare le truppe e lasciatemi terminare lo studio del piano di attacco.

SALARDIER (con uno sforzo)Ma non avete ancora capito che non ci sarà nessun attacco?

GENERALE (sbigottito)Che cosa?!... ma siete impazzito, Salardier?!

SALARDIER – E quello che finora ho cercato di spiegarvi.

GENERALE – Ma io finora non ho inteso parlare che di luna, di boschi e di soldati che vanno in cerca di galline. Che cos'è questa novità?

SALARDIER – I sei nemici che stanotte abbiamo incontrato nel bosco...

GENERALE (interrompendolo)Ma come, nemici? non avevate detto che erano soldati della nostra compagnia, usciti senza permesso dall'accampamento?

SALARDIER – Voi l'avete detto, generale, non io.

GENERALE – E come potevo dire una cosa simile? non ero mica al vostro posto, stanotte. Avanti, Salardier, dite quello che sapete il più chiaramente possibile.

SALARDIER – Stamani, durante l'ispezione, ho visto i sette soldati di stanotte in mezzo agli altri. Ho domandato spiegazioni e questi mi hanno risposto che i soldati incontrati nel bosco erano amici loro e di tutta la nostra compagnia: insomma, il castello di Boslavo è difeso dalle truppe del capitano Gutierrez!

GENERALE – Che cosa?!... Gutierrez difende il castello di Boslavo?

SALARDIER – Proprio così, generale.

GENERALE (a Cristiano)E io che lo credevo nel Mezzogiorno a mettere ordine da quelle parti dove accadono cose straordinarie... pensate, le plebi di quei luoghi pretendono di essere pagate per il lavoro che svolgono... avete sentito dire niente di più curioso?... e, invece, Gutierrez è qui.

SALARDIER – La sua compagnia è stata assoldata dal marchese di Boslavo pochi giorni prima del nostro arrivo.

GENERALE – Se avessi saputo una cosa simile avrei evitato di mettermi agli ordini di Sua Maestà Ottaviano. La situazione è veramente imbarazzante... che ne dite, Cristiano?

CRISTIANO – Penso che ben difficilmente i nostri soldati accetteranno di battersi contro le truppe di Gutierrez. Le nostre compagnie si sono trovate insieme in diverse occasioni e fra loro si sono sviluppati vincoli di amicizia. Ricordate la battaglia di Girifalco? Furono proprio le truppe di Gutierrez a cavarci d'impaccio: i nostri soldati erano feriti ed affamati e gli uomini di Gutierrez furono come dei fratelli per loro: medicarono le loro ferite, divisero con loro il pane e il soldo. Questo i nostri soldati non l'hanno dimenticato.

GENERALE – E Gutierrez, poi, che simpatico individuo!... avete mai sentito, Cristiano, raccontare storielle più buffe delle sue?... l'ultima volta che ci siamo visti, sono rimasto in piedi tutta la notte a sentirlo raccontare... ah, ah, ah,... mi viene ancora da ridere se mi tornano in mente... Ma perché non ha portato la sua compagnia nel Mezzogiorno? sì, capisco che il principe Costantino è un pidocchio che non vuol pagare il soldo alle truppe, però, voglio vedere come se la sbrigherà da solo in questa occasione: costa meno mantenere un esercito che una plebe in rivolta... (Passeggia avanti ed indietro)... mi dispiace proprio attaccare un amico simpatico come Gutierrez... ma come fare altrimenti? io sono al soldo di Ottaviano il Pio e la simpatia è simpatia e i ducati sono ducati.

CRISTIANO – È davvero un brutto affare, generale.

GENERALE – Eppure dobbiamo mettere da parte ogni sentimentalismo e muovere all'attacco del castello di Boslavo.

CRISTIANO – E i soldati come li farete muovere?

GENERALE – Volete che mi preoccupi per quello? non mi avrete preso per un Salardier, per caso... (Si volta e vede Salardier)... ah, siete ancora qui... parlavo giusto di voi... (Ancora a Cristiano)... è per Gutierrez, piuttosto che... (Ha un'idea)... una lettera... sicuro, una lettera! gliela farò arrivare con un messo prima dell'attacco... (Allo scrivano)...ehi, tu, scrivi: (Drammatico) "Generale Gutierrez, amico carissimo... solo ora sono stato informato che vi trovate con le vostre truppe nel castello di Boslavo che mi accingo ad espugnare, secondo i voleri del Sovrano dal quale, in questo momento, ricevo ordini... Spero che non vogliate attribuire a me la colpa di uno scontro che solo una malvagia fatalità ha deciso, e che comprendiate, invece, il dolore che provo nel compiere il mio dovere... (Con tono giocondo)... Mettete insieme una buona misura di storielle allegre da raccontare al nostro prossimo incontro. Vi abbraccio". (Va verso lo scrivano, gli strappa la penna di mano, firma con una croce, arrotola la lettera e la porge a Salardier) Inviate un messo al castello e date ordini alle truppe di prepararsi per la battaglia.

CRISTIANO – Occorrerebbe qualche bella parola per infiammare i soldati.

GENERALE – Ma non ho già parlato alle truppe?

CRISTIANO Solo sul memoriale, generale.

GENERALE – E' vero... ci vuole un bel discorso. (Gridando a qualcuno fuori scena) Trombe!... suonate l'adunata!... (Squilli di tromba)... tamburi!... (Rullio di tamburi)... che cosa sono questi suoni?... una marcia funebre?... andiamo in combattimento, per giove!... a ricoprirci di gloria!... animo, dunque! (Squilli più forti)

CRISTIANO – Non abbiamo ancora definito il piano d'attacco, generale.

GENERALE – Pensateci voi, Cristiano, guardate voi sul posto qual'è la cosa migliore da fare... ricordatevi solo che l'attacco deve essere condotto da levante... no, ponente...

SCRIVANO (sfogliando le carte) Tramontana...

GENERALE – Ecco, da tramontana. Buona fortuna, Cristiano. (Cristiano e Von Hauser escono)

GENERALE (alle ordinanze fuori della scena) Ehi le mie armi, presto! (Le due ordinanze entrano nella tenda del generale ed escono con la sua armatura. Le trombe continuano a squillare e i tamburi a rullare; il generale indossa l'armatura mentre si ode il brusio delle truppe che si raccolgono. Il generale, ormai armato, avanza verso il boccascena come di fronte a un esercito schierato)... non siete ancora a posto là in fondo?... avvicinatevi con quel plotone (Von Hauser, che ha indossato l'armatura, esce dalla sua tenda e viene avanti con l'elmo in mano. Il generale gli rivolge un'occhiata sospettosa. Ironico) Posso domandarvi se il fato ha deciso che scendiate in campo, oppure se al vostro posto ha scelto Salardier? (Von Hauser dà un'occhiata piena di sussiego al generale, poi fa rotolare il dado nell'interno dell'elmo, avvicina l'elmo al viso e guarda dentro. Toglie il dado ed esce di scena infilandosi l'elmo) Zittite quei tamburi! (I tamburi tacciono; si ode il brusio della folla che a poco a poco si affievolisce) Soldati!... l'alba di stamani ha portato una triste notizia alla mia tenda. La difesa del castello di Boslavo è affidata al capitano Gutierrez. Stanotte, sette di voi usciti in perlustrazione, incontrando un gruppo di nemici, anziché assalirli li hanno abbracciati... io non ho avuto il coraggio di punire questi soldati, appena la notizia m'è giunta agli orecchi: ricordavo ancora la battaglia di Girifalco e la fraterna assistenza che le truppe di Gutierrez hanno avuto per noi... e già stamani avevo in animo di inviare una supplica al nostro Sovrano, perché volesse dispensarci dal combattere contro coloro che ritenevamo nostri fratelli... ma un messaggero giunto dal castello mi ha fatto rinunciare a questo disegno... portava una lettera di Gutierrez, di colui al quale mi sentivo legato da affetto e da riconoscenza... (Corre verso il tavolo, raccoglie per terra la mappa e la srotola)... la lettera dice: "Vi do un giorno di tempo per togliere al castello di Boslavo il vostro miserabile assedio... poltroni, vigliacchi! A Girifalco vi abbiamo ingrassato come porci, abbiamo tolto dalla vostra schiena il segno delle nerbate, e voi avete l'ardire di presentarvi qui davanti, in arme!... Se domani all'alba vedremo ancora le vostre tende piantate qui intorno, verremo a cacciarvi a colpi di frusta e a calci!" (Arrotola la mappa e la getta via con disprezzo)... Ho già risposto poco fa a quella lettera, e il messo a quest'ora, avrà già recapitato il mio scritto... ma a tale arroganza non è con la penna che si può rispondere, ma con la spada! (Sfodera la spada e l'agita in aria gridando) Avanti, miei valorosi!... ricacciate in gola a Gutierrez la sua offesa!... (Squillano le trombe, rullano i tamburi: la compagnia si mette in marcia. Il generale continua ad agitare la spada e muove qualche passo nella direzione del castello, ma torna subito indietro, quasi si fosse spinto troppo avanti. Gli squilli e i rullii si allontanano. Il generale torna verso la sua tenda e si toglie l'elmo asciugandosi il sudore: è molto stanco. Le ordinanze si precipitano a sfilargli l'armatura. Subito dopo il generale ritorna a guardare dalla parte da dove s'è allontanata la compagnia. Lo scrivano gli è vicino) Scrivano, hai mai visto niente di più bello di un esercito in marcia?... guarda come avanza con i suoi stendardi al vento, con i suoi cavalli irrequieti!... guarda quanto sole c'è su quelle corazze!... (Lo scrivano squadra il generale da capo a piedi ed emette una specie di grugnito d'assenso, poi cava di tasca una mela e l'addenta. Patetico) ... Ah, perché sono un generale e non un poeta, in questo momento!... Solamente i poeti sono degni di tanto spettacolo!... Marciano sicuri verso il combattimento: sono consapevoli della loro forza. Fra poco si schiereranno di fronte al castello e una vampata di furore guerriero li avvolgerà tutti, li avventerà contro le mura nemiche... Dimmi, scrivano, che cosa pagheresti per essere con loro in quel momento, per sentire nelle tue vene lo stesso impulso generoso che ti spinga avanti?

SCRIVANO (masticando)Ma... io... veramente...

GENERALE – Ah, il destino non è egualmente giusto con tutti gli uomini !... perché son io un generale intento solo a preparare piani di battaglia, a scrivere memorie per insegnare ad altri l'arte della guerra? perché sono costretto a risparmiarmi fatiche e pericoli? (Lo scrivano continua a mangiare, guarda il generale con sospetto e grugnisce. Esaltandosi) Lo senti, scrivano, questo rumore cupo che si allontana?

SCRIVANO – Sono i tamburi di coda, generale.

GENERALE – No, non sono i tamburi: è il calpestio della mia compagnia... è la terra che trema sotto il passo dei miei soldati... E questo stormire che c'è in alto... questo frullare d'ali, lo senti?... sono gli abitanti dell'aria che hanno inteso avvicinarsi la tempesta... fuggono ed accorrono, vedi?... svolazzano spauriti i timidi uccelli del bosco... piombano da tutti gli spazi, con pesante battere d'ala, gli oscuri uccelli di rapina che si preparano al banchetto di cadaveri. Tutto il cielo prende vita al passaggio del mio esercito: l'intera natura freme e atterrisce... (Lo scrivano, sempre mangiando, guarda ancora il generale e si allontana di un passo) Questo ed altro potrei dire se fossi un poeta... ma sono un generale, ed è con occhio di generale che devo osservare la battaglia. Credi che da quest'albero si possa arrivare con lo sguardo fino al castello? (Indica l'albero che è in scena)

SCRIVANO – Credo di sì, generale.

GENERALE (con enfasi)Abbraccia allora quest'agile tronco fino a raggiungerne la cuspide, e che il tuo sguardo, di lassù, si trasformi in quello di un'aquila e penetri acuto e profondo nello spazio.

SCRIVANO (indeciso)State dicendo a me, generale?

GENERALE Non badare, scrivano, era il poeta che parlava... (Con tono diverso) Arrampicati su quest'albero fino a quella forcella lassù e dimmi quello che vedi davanti a te.

SCRIVANO – Bene, generale... (Mette in tasca quello che è rimasto della mela, si sputa sulle mani e incomincia a salire)

GENERALE (ai piedi dell'albero)Sei arrivato alla forcella?

SCRIVANO – Sì, generale, ci sono adesso.

GENERALE – Montaci a cavallo e aguzza la vista.

SCRIVANO – Fatto, generale.

GENERALE – Che cosa vedi?

SCRIVANO – Le tende del nostro campo.

GENERALE (furioso)Ma non da quella parte, idiota! volgiti verso il castello.

SCRIVANO – Mi sono voltato, generale.

GENERALE – E che cosa vedi?

SCRIVANO – Tutto un mare...

GENERALE (stupito)Un mare...?!

SCRIVANO (con enfasi)Un oceano grigio, generale... sembra che tutti i vapori dell'inferno si siano ammassati sul bosco: neanche gli alberi si vedono più... soltanto le cime più alte affiorano qua e là come scogli sperduti...

GENERALE (irritato)Ma che cosa stai dicendo?

SCRIVANO – Scusate, generale: era il poeta che parlava... volevo dire che non si vede niente perché c'è la nebbia.

GENERALE (allegro)La nebbia?!... ma era quello che ci voleva per nascondere i miei uomini che si avvicinano al castello!... ecco che le mie truppe hanno già sferrato l'attacco... ecco che cento scale vengono appoggiate alle mura... i miei soldati escono dalla nebbia e irrompono sui ballatoi...

SCRIVANO – Ma come fate a vedere tutte quelle cose là sotto, se io qui non vedo nulla?!

GENERALE (impaziente)Avanti, scrivano, cerca di trovare un passaggio per lo sguardo.

SCRIVANO – Un momento, generale... la nebbia si sta dissolvendo... ecco, ora la nostra compagnia è visibile...

GENERALE – Ebbene?

SCRIVANO – E' schierata al termine del bosco, di fronte alla spianata che circonda il castello.

GENERALE (irritato, battendo il piede a terra) Dovevano approfittare della nebbia per avvicinarsi alle mura! che cosa fanno là piantati?... non sento l'artiglieria: si vede che il nemico non li ha ancora avvistati.

SCRIVANO – Generale, dal castello si sono staccati un gruppo di uomini che si dirigono verso il bosco...

GENERALE – Sono a cavallo?

SCRIVANO – No, generale, sono a piedi.

GENERALE – Avanzano con circospezione? strisciano sul terreno?

SCRIVANO – No, generale, camminano tranquilli e ben diritti.

GENERALE – Strano modo di combattere! e i miei soldati che cosa fanno?

SCRIVANO – Sono ancora fermi: sembra che stiano aspettandoli.

GENERALE – Si tratterà di una pattuglia inviata a parlamentare.

SCRIVANO – Sembra anche a me... no, aspettate... la nostra compagnia è uscita dal bosco e corre verso di loro...

GENERALE – Non si tratta di parlamentari, allora, ma di uno scontro, per giove! di quanti uomini è composto questo gruppo?

SCRIVANO – Di una cinquantina, generale.

GENERALE – Imprudenti! affrontare il mio esercito con un così sparuto drappello! I miei soldati li faranno a pezzi in un baleno.

SCRIVANO – Ecco... si sono incontrati...

GENERALE – Sono già tutti stesi sul terreno?

SCRIVANO – No, generale.

GENERALE – Si sono arresi?

SCRIVANO – Nemmeno.

GENERALE (inquieto)Che cos'è accaduto, allora?

SCRIVANO – Si sono abbracciati.

GENERALE (sbalordito) Abbracciati?

SCRIVANO – Sì, generale... dovreste vedere: i nostri li circondano e fanno a gara per abbracciarli o per stringergli la mano...

GENERALE (infuriato)E i miei ufficiali dove sono? che cosa fanno?

SCRIVANO – Sono riuniti in disparte e parlano fra loro... adesso il gruppo dei nemici si allontana verso il castello seguito da tutta la nostra compagnia... ecco che il marchese Von Hauser ha lasciato gli altri ufficiali e s'è slanciato ad inseguire le truppe...

GENERALE (con un briciolo di speranza) Von Hauser?!... sei certo di non ingannarti?

SCRIVANO – No, generale: è proprio lui... e come corre per raggiungere i soldati...

GENERALE – Strano... strano che proprio Von Hauser... ma, del resto, tutto è possibile: nulla più, ormai, mi meraviglia... e adesso, scrivano, che cosa succede?

SCRIVANO – Non so, generale: sono spariti tutti in un banco di foschia che c'è davanti al castello...

GENERALE (ansioso)Fai presto a sciogliere questa foschia... vedi nulla?

SCRIVANO – Nulla, generale.

GENERALE – Continua a guardare.

SCRIVANO – La nebbia si sta alzando!...

GENERALE – Sia lodato il Cielo!

SCRIVANO (emozionato)Meraviglioso!... incredibile!...

GENERALE (fra la speranza e il timore) Che cosa succede?... parla!

SCRIVANO – Una cosa mai vista, generale... davanti al castello c'è una lunghissima tavola carica di ogni ben di Dio... ecco che stanno aprendo alcune botti di vino: chiunque può mangiare e bere a volontà...

GENERALE (sbalordito) È impossibile!...

SCRIVANO – E la verità, generale... ecco là che i soldati di Gutierrez stanno alzando un palo altissimo... è un albero della Cuccagna!...

GENERALE – Che cosa?!

SCRIVANO (entusiasta)Sicuro!... ci sono appesi salami e file di salsicce... botticelle di vino... oche, lepri... magnifico, generale! I soldati ora provano ad arrampicarsi ma non ci riescono... ah, ah,... dovreste vedere come scivolano... l'hanno unto a dovere con il sego quel palo...

GENERALE (urlando) E Von Hauser, dov'è?

SCRIVANO – Non lo vedo, generale... sì, sì... eccolo... è lui che si arrampica adesso... va su che è una meraviglia... sfido io: s'è riempito le tasche di sabbia e la getta a manciate sul palo!... (Il generale fa qualche gesto di disperazione)... su... su... bravo!... ha quasi raggiunto la cima... quel Von Hauser è meraviglioso: si arrampica come uno scoiattolo!... su... su... (gridando a squarciagola)... vittoria!... vittoria! (Il generale, colpito dal tono della voce, guarda la cima dell'albero)... è riuscito ad agguantare il tacchino!... (Il generale, disperato, si porta le mani alla testa).

 

 

 

 

 

ATTO SECONDO

 

 

 

E' il mattino del giorno dopo. Entra in scena una contadina giovane e bella: Vanna. Ha sotto il braccio un cestino dal quale sbucano le teste di due paperi. La seconda ordinanza è curvo sul fuoco.

 

VANNA Scusate, militare, sapreste dirmi dove potrei trovare il conte Fortebraccio?

2a ORDINANZA (che non si è accorto della ragazza, sgarbatamente, senza alzare la testa)Avete sbagliato strada, qui di conti fortebracci non ce ne sono.

VANNA – Eppure la persona che cerco si trova proprio nel vostro accampamento.

2a ORDINANZA – E invece, qui non c'è nessuno che abbia quel nome.

VANNA (un po' risentita)Sono certa di quello che dico: il conte Fortebraccio è un ufficiale della vostra compagnia.

2a ORDINANZA (scattando)... e io vi dico di andare al dia... (Alza la testa e vede la ragazza, subito il suo volto si illumina e le sue maniere diventano gentili) Che cosa avete detto?... mi sembra di non aver inteso bene.

VANNA – Volevo che mi indicaste la tenda dove alloggia il conte Fortebraccio.

2a ORDINANZA (squadrando la ragazza con visibile interesse, ma, nello stesso tempo, adocchiando il cestino dei paperi)... e... sono per lui questi paperi?...In questo caso lasciateli pure a me: penserò io a farglieli avere.

VANNA – Non sono per lui, ma per il generale.

2a ORDINANZA – Allora dovete lasciarli a me in ogni modo: io sono proprio colui che si occupa della cucina del generale.

VANNA – Se permettete, vorrei presentarli io stessa al generale.

2a ORDINANZA (indicando)Quella è la sua tenda. Però devo avvertirvi che in questo momento il generale è occupato: ha discusso tutta la notte con i suoi ufficiali e la riunione non è ancora finita. Lasciateli pure a me: penserò io a dire che siete stata voi a portarli. Qual'è il vostro nome?

VANNA – Vanna.

2a ORDINANZA (girando intorno alla ragazza, con voce carezzevole)Scusatemi se poco fa sono stato sgarbato, ma io non immaginavo che foste voi a parlarmi... È cosi strano vedere qui una donna... soprattutto come voi... (Con tono diverso)... allora, Vanna, li lasciate sì o no questi paperi?

VANNA – Vorrei consegnarli personalmente al generale.

2a ORDINANZA – Avete qualche grazia da chiedergli?

VANNA – Avete indovinato.

2a ORDINANZA – E di che si tratta?

VANNA – Di un lasciapassare per il castello.

2a ORDINANZA – Abitate là dentro?

VANNA – Oh, no, io abito poco distante da qui.

2a ORDINANZA – Come mai non siete fuggita al castello con le altre donne prima che noi arrivassimo?

VANNA – Non ho fatto in tempo. Da principio, avevo paura di essere sola a poca distanza dalla vostra compagnia... figuratevi che m'ero preparata un rifugio in mezzo al pagliaio, e correvo là a nascondermi ogni volta che vedevo un soldato avvicinarsi alla mia casa. Ma poi ho conosciuto un vostro ufficiale e allora non ho avuto più paura.

2a ORDINANZA (cominciando a capire)Come avete detto che si chiama quell'ufficiale che state cercando?

VANNA – È il conte Fortebraccio.

2a ORDINANZA (ironico) Ah, il conte Fortebraccio!

VANNA – Lo conoscete, allora?

2a ORDINANZA (falsando la voce)... "chissà come mai queste terre fanno vini cosi bruschi e donne così dolci..."

VANNA – Ma che state dicendo?

2a ORDINANZA (c.s.)... "lasciate che vi dia un morso in quella spalla per assaggiarvi..." (Ride) ... ah, ah... il conte Fortebraccio!

VANNA Che cosa vi prende? lo conoscete o no questo conte?

2a ORDINANZA – Lo conosco, lo conosco... aspettate un minuto... (Gridando a qualcuno fuori della scena) ehi, tu!... c'è una persona che ti cerca... conte Fortebraccio!... (Compare la 1a ordinanza con in mano un paio di stivali che, vedendo la ragazza, cerca istintivamente di nascondere. La 2a ordinanza lo guarda ridendo).

1a ORDINANZA – Tu, Vanna, qui?!

VANNA (inchinandosi)Perdonate, eccellenza, se mi sono permessa di disturbarvi.

1a ORDINANZA – Ma non ti avevo ordinato di star chiusa in casa e di non avvicinarti al nostro accampamento? Non, sai, dunque, che cosa ti accadrebbe se i soldati ti vedessero? (Dà un'occhiata torva alla 2a ordinanza che sta ammirando la ragazza, quindi, con gesto autoritario, gli porge gli stivali. Il suo compagno li prende con mossa istintiva, poi, ripensandoci, li getta a terra).

VANNA (a capo chino)Perdonate eccellenza, ma un motivo urgente mi ha spinto fin qui.

1a ORDINANZA – Su alza la testa, sentiamo un po' per quale ragione sei venuta all'accampamento.

VANNA – Ho bisogno di un lasciapassare per il castello.

2a ORDINANZA (sogghignando)E vuole che proprio voi. conte, con l'autorità che vi conferisce il vostro grado, appoggiate questa richiesta presso il generale.

1a ORDINANZA (che ha cambiato di posto diverse volte. cercando sempre di mettersi fra la 2a ordinanza e la ragazza) Impossibile. Il castello di Boslavo è circondato dalle truppe e nessuno può passare le nostre linee.

VANNA – Eccellenza, ho assolutamente bisogno di questo lasciapassare.

2a ORDINANZA – Eccellenza!... non avete inteso? ha assolutamente bisogno di questo lasciapassare.

1a ORDINANZA – E che cosa vuoi andare a fare nel castello?

VANNA – C'è mia madre là dentro... una povera vecchia sola e ammalata: si era recata laggiù prima del vostro arrivo e non ha fatto in tempo ad uscire... pensate, eccellenza, forse in questo momento mi piangerà come morta.

2a ORDINANZA Come potete rifiutare questo favore?... è per sua madre vecchia e ammalata... ma non avete cuore, eccellenza?

1a ORDINANZA (con rabbia) Sei diventato l'eco, per caso? Questa ragazza non ha bisogno di difensori.

VANNA (precipitandosi a proteggere la 2a ordinanza) Non lo sgridate, eccellenza: non aveva intenzione di offendervi.

1a ORDINANZA (accarezzandola)Avete ragione, buona giovane: io non avevo nessuna intenzione di offendere sua eccellenza...

1a ORDINANZA (allontanandolo dalla ragazza) Giù le zampe e levati dai piedi.

VANNA (alle spalle della 1a ordinanza)Allora posso sperare nel vostro appoggio?

1a ORDINANZA (senza voltarsi)Te l'ho già detto Vanna, è impossibile.

2a ORDINANZA – Non per voi conte. Tutti sanno quale ascendente abbiate sul generale e in quale considerazione egli tenga i vostri suggerimenti... (La 1a ordinanza fa un gesto di disperazione)... No, è inutile che neghiate... tutti, del resto, conoscono anche la vostra modestia... a voi il generale non rifiuterà questo lasciapassare... (Fa alcuni cenni alla ragazza per invitarla ad insistere)

VANNA – Oh, ve ne prego, eccellenza, ve ne prego... concedetemi questa grazia ed io ve ne sarò per sempre riconoscente...

1a ORDINANZA (conquistato)Bah... vedremo... intanto è assolutamente indispensabile che tu cerchi riparo da qualche parte... tu non sai cosa ti potrebbe capitare se i soldati della compagnia si accorgessero della tua presenza... sono quaranta giorni che non vedono una donna...

VANNA – Ma non sono sotto la vostra protezione?

1a ORDINANZA – ... non servirebbe.

2a ORDINANZAIl conte ha ragione: mentre egli andrà dal generale a chiedere il vostro lasciapassare, voi potrete ripararvi nella nostra ten... nella tenda di sua eccellenza.

1a ORDINANZA Nemmeno per sogno: aspetterai nel bosco... (Guarda la 2a ordinanza)... e da sola... andiamo! (Si avvia verso il fondo seguito da Vanna e dalla 2a ordinanza. Dalla tenda del generale escono il generale, Von Hauser, Cristiano e Salardier. Von Hauser si ferma davanti al tavolino da campo a far rotolare il dado).

GENERALE – Anche se continuassimo a discutere fino a domani, non riuscireste a convincermi: la nostra è una compagnia di soldati e non di eremiti, eppure sono già quaranta giorni che le truppe non hanno visto in faccia una donna. Quello che è accaduto ieri deve essere considerato esclusivamente come un atto di protesta.

CRISTIANO – Questa lunga... diciamo... astinenza, ha influito senza dubbio sul morale delle nostre truppe, ma non bisogna dimenticare che il castello di Boslavo è difeso dalle truppe di Gutierrez e che i nostri soldati non vogliono combattere contro i loro amici...

GENERALE (brusco)Ma io li pago per fare amicizia o per scannarsi?... e poi, cosa c'entra l'amicizia con la guerra? non ero amico, io, forse, del duca di Navarra? eppure quando la mia compagnia è stata inviata contro di lui, questo non mi ha impedito di sconfiggerlo, prenderlo prigioniero e chiedere un forte riscatto per la sua vita.

VON HAUSER – Ma non pretenderete, spero, che i nostri soldati, dei rozzi mercenari, abbiano dell'amicizia lo stesso vostro alto concetto.

GENERALE – Se fossero arrivate le donne che Sua Maestà ci aveva promesso, questo non sarebbe accaduto.

CRISTIANO – Mi permetto di insistere, generale: dopo Girifalco, i nostri uomini si sentono legati da riconoscenza alle truppe di Gutierrez.

GENERALE – Non è possibile: la riconoscenza è un sentimento troppo nobile per un'accozzaglia di soldatacci di ventura.

VON HAUSER (con sufficienza) Siete in errore, generale. La riconoscenza un sentimento nobile?... non c'è niente di più basso e di più meschino. Fate una carezza a un cane e questo vi leccherà la mano riconoscente, gettate una moneta a un servo e avrete un amico per tutta la vita. La gratitudine è veramente un sentimento degli esseri inferiori. Quando mai avete sentito dire che un nobile abbia avuto della riconoscenza?

GENERALE – Insomma, nessuno riuscirà a convincermi. Mandate mezza dozzina di donne all'accampamento e vedrete che i miei soldati marceranno all'assalto del castello. (A Salardier) Vi avevo pur dato ordine di frugare nei dintorni!

SALARDIER – Ho frugato in ogni luogo, generale, ma non ho trovato neppure una donna.

GENERALE (inquieto, passeggiando) Eppure in qualche modo dobbiamo provvedere... ormai non c'è più da sperare nelle donne che Sua Maestà aveva promesso di inviarci... avrebbero dovuto già arrivare da quindici giorni!... (Si ferma alle spalle di Von Hauser che sta giocando) Voi, marchese, che cosa consigliate? (Stizzito perché l'altro non risponde) Almeno in questo momento potreste darci il vostro aiuto!

VON HAUSER (girandosi lentamente e guardando il generale attraverso l'occhialetto)Voi generale conoscete già la mia opinione perché debba continuamente ripetervela.

GENERALE (prima calmo, poi aumentando di tono nelle successive battute, sino a perdere completamente il controllo)Quest'assalto non si dovrebbe fare, vero?

VON HAUSER – Esatto.

GENERALE – Perché, secondo i vostri dadi, il momento non sarebbe opportuno?

VON HAUSER – Proprio cosi generale. (Riprende a giocare)

GENERALE – Ma sapete cosa penso io di queste diavolerie?...

VON HAUSER (gettando il dado)Quattro...

GENERALE – ... di questi passatempi da rifiuti di osteria?...

VON HAUSER (c.s) ... quattro...

GENERALE – ... di queste furfantaggini con le quali si pretenderebbe di leggere il destino?...

VON HAUSER (c.s.)... quattro...

GENERALE – ... e indegno che un ufficiale della mia compagnia, al servizio di Sua Maestà...

VON HAUSER (con interesse)Un momento...

GENERALE (stupito) Che c'è?

VON HAUSER Il quattro è uscito tre volte di seguito...

GENERALE (pieno di speranza) Ebbene? (Si precipita al tavolo)

VON HAUSER – Stavate parlando di donne, non è vero?

GENERALE (emozionato)Sì, parlavo di donne... e allora?...

VON HAUSER – Non perdete le speranze: la questione sembra avviarsi favorevolmente.

GENERALE (con rumoroso entusiasmo)Stanno per arrivar le donne che ci ha inviato Sua Maestà!... Tutto è risolto, allora!... io lo sentivo che non era il caso di disperare: se arrivano le donne, il castello di Boslavo è già nelle nostre mani! (La 1a ordinanza entra di corsa e si ferma davanti al generale) Che cosa vuoi, tu?

1a ORDINANZAHo una grazia da chiedervi, generale.

GENERALE (brusco)Non ho tempo, ora.

1a ORDINANZANon è per me, generale, ma per una povera donna afflitta e infelice...

GENERALE (voltandosi di scatto)Donna?!... "donna", hai detto?

1a ORDINANZA – Sì, generale, per una povera donna vecchia e ammalata...

GENERALE (a Von Hauser, con ira)E che volete che se ne facciano i miei soldati delle vecchie ammalate?... (Ripensandoci, alla 1a ordinanza) Quanti anni ha questa vecchia?

1a ORDINANZA (imbarazzato)... non lo so generale...

GENERALE – Ma non è venuta da te a chiedere questa grazia?

1a ORDINANZA – No, generale, qui è venuta la figlia... la vecchia è nel castello di Boslavo, e la figlia vorrebbe appunto un lasciapassare per andare da lei.

GENERALE – Comincio a capire.

1a ORDINANZA – Il nostro arrivo è stato così rapido, che la vecchia è rimasta chiusa nel castello e la giovane...

GENERALE (continuando)... è rimasta fuori... (Guardando Salardier) Avevate frugato in ogni luogo, vero!

1a ORDINANZA – Io vi supplico, generale, di volerla ricevere: le sue lacrime sapranno farsi intendere meglio delle mie parole.

GENERALE – Corri da lei, presto, e dille che sono disposto ad ascoltarla.

1a ORDINANZA (felice)Grazie, generale... corro a portarle questa buona notizia. (Esce di corsa)

GENERALE (si avvicina a Von Hauser che sta giocando) Che cosa dicono i vostri dadi, marchese?

VON HAUSER – Il quattro continua spavaldamente a mostrare la sua faccia.

GENERALE – E non vi sembra che sia venuto il momento di smetterla? ormai il destino s'è già pronunciato: che cosa continuate a stuzzicarlo?

VON HAUSER – Voi credete che il destino abbia una sola parola da dire, o che un avvenimento qualsiasi di cui vogliamo conoscere l'esito, sia possibile ridurlo a una sola alternativa: favorevole o no?

GENERALE – Ma se voi stesso dite che il quattro continua ad uscire?

VON HAUSER – L'inizio è favorevole, non c'è alcun dubbio... ma quante cose nate sotto una buona stella si concludono male? (Getta ancora il dado) Quattro...

GENERALE (fermando con la mano il dado)Ecco, basta cosi.

VON HAUSER – La vostra mano non è forte abbastanza per arrestare il fato, generale: esso continua la sua via inesorabilmente, lo vogliate o no. (Il generale solleva la mano, Von Hauser lancia ancora il dado)... vedete?... due!... (Il generale alza le spalle irritato. Entrano dal fondo Vanna e le due ordinanze. Vanna compie un lungo e profondo inchino davanti al generale)

GENERALE – Su ragazza. (Vanna si solleva e porge al generale la cestina con i paperi. Von Hauser si avvicina e fissa la ragazza attraverso l'occhialetto. Il generale guarda ironicamente il marchese) Il fato continua inesorabile la sua strada, marchese... (Von Hauser squadra la ragazza con alterigia e torna al tavolino)... Che cosa vuoi da me, dunque, ragazza?

1a ORDINANZA – Ecco, generale...

GENERALE (guardando severamente le due ordinanze)Che cosa fate voi ancora qui? (Lancia il cestino con i paperi alla 1a ordinanza)... che siano pronti per questa sera! (Vanna guarda meravigliata la scena. La 1a ordinanza, umiliato e a malincuore esce con il compagno. A Vanna garbatamente) Sentiamo, allora.

VANNA (inginocchiandosi)Eccellenza, la mia povera madre si trova al castello di Boslavo, esposta a tutti i pericoli...

GENERALE – Su, ragazza... (Vanna si solleva)... quanti anni ha tua madre?

VANNA – Settanta.

GENERALE – Non corre alcun pericolo, allora.

VANNA – Come dite, eccellenza?

GENERALE – Andiamo... vorresti farci credere che vuoi un lasciapassare per andare a trovare tua madre?

VANNA (inginocchiandosi di nuovo)Sì, eccellenza, ve lo giuro...

GENERALE – Su, ho detto... (L'aiuta a sollevarsi e indugia con le mani sulla curva dei fianchi, Salardier allunga il collo con visibile interesse)... è meglio parlare così, non ti pare? (Il generale allontana le mani dai fianchi della ragazza e getta un'occhiata sospettosa intorno, temendo che gli altri abbiano colto la sua debolezza)... Dì la verità, non è tua madre che vuoi andare a trovare al castello.

VANNA – Sì, generale: è proprio lei... una povera vecchia ammalata...

GENERALE – Menzogna! non si va incontro a tanti pericoli per rivedere la madre.

VANNA – Eppure vi giuro... (Fa l'atto di inginocchiarsi di nuovo, ma il generale la trattiene prendendola per la vita, ma questa volta la lascia subito guardandosi intorno).

GENERALE – Resta in piedi! E il tuo innamorato che vai a cercare al castello. Se non dici che è il tuo innamorato non ti do il lasciapassare.

VANNA (abbassando la testa)Sì eccellenza: è il mio innamorato che voglio rivedere.

GENERALE (soddisfatto)Volevo ben dire! (Si sposta verso Cristiano e Salardier) Ero sicuro che non si trattava di sua madre, ma di ben altro.

CRISTIANO – Dal modo come avete posto la domanda, non credo possiate essere certo che quella ragazza non abbia mentito.

GENERALE – In ogni modo, questo ha poca importanza, l'importante è sapere che al castello di Boslavo ci sia qualcuno che abbia a cuore l'onore di questa ragazza. (Cristiano guarda stupito il generale) Perché mi guardate in questo modo? non avete ancora intuito il mio piano?

CRISTIANO – Se devo essere sincero, non ancora.

GENERALE – E voi Salardier? (Salardier non risponde, assorto in contemplazione di Vanna) Ehi, Salardier, dico a voi!

SALARDIER (soprassalendo)Scusate generale.

GENERALE – Volevo domandarvi se avevate intuito il mio piano, ma ritengo che la domanda sia perfettamente inutile.

SALARDIER (guardando ancora Vanna)Sì, generale.

GENERALE – Quando mai voi avete intuito qualcosa?

SALARDIER (c.s.)Sì, generale.

GENERALE – Ascoltate, allora... (Si spostano tutti a sinistra. Da destra fanno capolino le due ordinanze che stanno spennando i paperi. La 1a ordinanza fa cenni a Vanna, ma questa volge la testa sdegnata. Mimica fra i tre) I soldati di Gutierrez non vogliono combattere, vero?

CRISTIANO – Purtroppo.

GENERALE – Perché fra loro e la nostra compagnia, come dite voi, si sono stabiliti rapporti... diciamo, di amicizia.

CRISTIANO – Esatto.

GENERALE – E se la nostra compagnia portasse un'offesa al castello, un'offesa grave, tale da accendere l'animo delle truppe di Gutierrez... che cosa credete che accadrebbe?

CRISTIANO – La difficoltà sta nel convincere i nostri uomini ad andare al castello ad offendere i soldati di Gutierrez.

GENERALE – Ma non è necessario andar fin là: l'offesa possono compierla qui.

CRISTIANO – E come?

GENERALE – Quella ragazza vuole recarsi appunto al castello... e noi ce la manderemo... ma prima...

CRISTIANO (comprendendo)Volete dire che?...

GENERALE – Avete già capito, vero, l'offesa che si può fare a una donna giovane e bella?

CRISTIANO – Naturale...

GENERALE – Immaginate voi quando quella ragazza si presenterà al castello e racconterà quello che qui le hanno fatto?

CRISTIANO Mi sembra veramente una buona idea.

SALARDIER (irrigidendosi comicamente) Generale, sono ai vostri ordini.

GENERALE (sorpreso)Che cosa?

SALARDIER (indicando Vanna con la testa)Sono pronto ad occuparmi di questa faccenda.

GENERALE (ridendo e squadrandolo delle testa ai piedi) Chi, voi?... ah, ah... no, Salardier... ci vuol altro! L'offesa dev'essere violenta, brutale... e voi, invece...

SALARDIER – Mi permetto di...

GENERALE (interrompendolo)No, non insistete.

VON HAUSER (voltando la testa dal tavolo di gioco) Credo che vi inganniate, generale... se volete essere sicuro che la donna si senta veramente offesa, dovete proprio mandare Salardier.

SALARDIER – Ecco!... (Fa un cenno di compiacimento ma, riflettendo sul senso di quelle parole, si volta verso Von Hauser pieno di collera).

GENERALE – Calma Salardier... vi siete offerto per portare a termine questa faccenda, e io l'affido a voi...ma non come credete, però... scegliete una mezza dozzina di soldati... (A Cristiano)... credete che bastino?

CRISTIANO (voltandosi a guardare Vanna)E' un po' difficile stabilire... cosi... ma, se non bastassero, uomini disposti ad approfittare di quest'occasione al nostro campo non mancano.

GENERALE (a Salardier)Bisogna usare molta discrezione: fare in modo che gli altri non si accorgano di nulla.

SALARDIER – Bene, generale.

GENERALE – Voi sorveglierete perché tutto proceda con ordine.

SALARDIER – Bene, generale.

GENERALE – Niente esagerazioni, ricordatevi. La ragazza dovrà avere la forza di raggiungere il castello e di raccontare quello che le è accaduto.

SALARDIER – Bene, generale.

GENERALE – E soprattutto bisogna portare a termine quest'operazione nel più breve tempo possibile. Vi basta mezz'ora?

SALARDIER – Scusate, generale, ma non sono io che...

GENERALE – Va bene, va bene: basterà mezz'ora.(S'avvicina e Vanna) Ragazza mia, il tuo caso è stato studiato attentamente e abbiamo deciso di assecondare il tuo desiderio.

VANNA (si inchina a baciare le mano al generale) Grazie, eccellenza.

GENERALE – Segui quest'ufficiale che ha già ricevuto ordini in proposito. (A Salardier) Avete ben compreso?

SALARDIER (irrigidendosi)Sì, generale.

GENERALE – Andate, allora (Vanna gaia e saltellante si allontana accanto a Salardier che cammina con passo militaresco. Soddisfatto) Un altro, al mio posto, avrebbe disperato di portare i suoi uomini in battaglia: io, invece, ci sono riuscito!

VON HAUSER (che ha lanciato il dado)Due...

GENERALE (fulminandolo con un'occhiate e alzando le voce)Stanotte, Cristiano, dormiremo nei letti del castello di Boslavo...

VON HAUSER (c.s.)Due...

GENERALE (alzando la voce, in tono di sfida) ...dormiremo tranquilli dopo una meritata vittoria...

VON HAUSER (c.s.)Due...

GENERALE (alle spalle di Von Hauser, con le mani sui fianchi) Non siete di questa opinione, marchese?

VON HAUSER (voltandosi)Che cosa contano le nostre opinioni di fronte a quello che il soprannaturale ha deciso?

GENERALE – Ma non mischiate ad ogni momento il soprannaturale con le nostre faccende terrene!

VON HAUSER – E com'è possibile fare quello che dite? esiste forse un istante di quiete per l'acqua che un fiume trasporta? c'è forse un attimo della vita di un uomo che possa venire sottratto al dominio del fato?

GENERALE – Ma...

VON HAUSER – ... la vita, l'onore, la ricchezza, la gloria... non sono forse beni che possono essere perduti o conquistati in ogni momento?

GENERALE – Sì... ma con la spada e la mente, non con i dadi!

VON HAUSER – Ma io con i dadi non combatto... interrogo. C'è qualcuno che viene verso di me, ed io voglio conoscere il suo volto. Può darsi che sia un tagliaborse oppure un amico che vuole beneficarmi, una donna che viene a donarmi il suo amore o colei che mi pianterà fra le costole la lama di un pugnale.

GENERALE – Ma... io...

VON HAUSER (incalzante, grave)Vi ricordate di Guazanillo alla difesa di Orlivo? aveva una sola occasione per salvarsi la vita: interrogare la sorte... invece rifiutò la parola dei dadi, spronò il suo cavallo e, pochi istanti dopo, stramazzava al suolo sotto un colpo di mazza, col cranio fracassato.

GENERALE (impressionato)... eee... (Fa un cenno come per domandare: "che cosa dicono i dadi?")

VON HAUSER – Mi spiace, generale, ma questa notte dormiremo ancora nelle nostre tende.

GENERALE – Volete dire che non riusciremo ad impadronirci del castello?

VON HAUSER – No, generale. Ma del resto, non faremo neanche questo tentativo.

GENERALE – Non ci sarà nessuno scontro, dunque?

VON HAUSER – Assolutamente nessuno.

GENERALE – Ma siete impazzito?! Quando quella ragazza arriverà al castello e racconterà quello che qui le hanno fatto, nessuno riuscirà più a trattenere gli uomini di Gutierrez.

VON HAUSER (allontanandosi verso la sue tenda) Mi spiace, generale, ma non siamo noi a decidere.

GENERALE (gridandogli dietro)E io vi dico, invece, che prima di notte entreremo nel castello... (a Cristiano)... sicuro, Cristiano: stanotte saremo ospiti del marchese di Boslavo, lo vogliano o no i dadi di Von Hauser... andate a prendere la mappa, daremo un altro sguardo al piano di attacco.

CRISTIANO (tranquillo)Piano d'attacco? di difesa, vorrete dire.

GENERALE (meravigliato)Ma siete impazzito anche voi, Cristiano? volete che pensi a difendermi da Gutierrez, io, con un cannone e quattro archibugi in più?

CRISTIANO – Fra mezz'ora quella ragazza sarà al castello, e fra un'ora noi avremo qui gli uomini di Gutierrez, infuriati, pronti a lavare con il sangue l'offesa ricevuta.

GENERALE (dopo un istante)Avete ragione, per giove! non ci avevo pensato... (Riflette per qualche attimo, poi allegramente) e va bene piano di difesa, allora! respingeremo l'attacco ed entreremo trionfanti nel castello. Vinceremo più rapidamente e avremo meno perdite: in campo aperto la disfatta di Gutierrez è sicura. Se nell'assedio avevano peso il mio cannone e i miei quattro archibugi, in campo aperto avranno ancor più peso il numero maggiore dei miei fanti e dei miei cavalli. Tutto va ancora meglio di quanto avessi sperato. (Esaltandosi a poco a poco) Ah, lo vorrei qui adesso, Von Hauser con i suoi dadi e con i suoi foschi presagi di sventura... vorrei vedere che faccia farebbe!... Capite, Cristiano?... niente ponti mobili, né scale lungo le mura, ma scontri di fanterie, cariche di cavalli...

CRISTIANO (gelido)Indubbiamente, sarebbe bello se tutto potesse svolgersi in questo modo.

GENERALE (sgomento, con un filo di voce)Perché voi ne dubitate?...

CRISTIANO – Dubitare è forse troppo... (Il generale tira un sospiro di sollievo per un attimo)... troppo poco. Dite pure che sono sicuro che le cose si svolgeranno in un'altra maniera.

GENERALE (angosciato)E come si svolgeranno, come?

CRISTIANO – Gli uomini di Gutierrez verranno in massa verso il nostro campo, i nostri soldati li crederanno animati di buone intenzioni e andranno loro incontro festanti... e in brevissimo tempo saranno tutti stesi al suolo.

GENERALE – Ma è la rovina Cristiano.

CRISTIANO – Credo di sì, generale, perché anche se spiegassimo alle truppe il pericolo che corriamo non saremmo creduti: nessuno vede gli uomini di Gutierrez come nemici. Ma non è il caso di preoccuparsi perché, per fortuna, quella ragazza è ancora al nostro campo.

GENERALE – Questo è vero... ma se tratteniamo la ragazza perdiamo la sola occasione che abbiamo per provocare uno scontro.

CRISTIANO (lentamente)A meno che gli uomini di Gutierrez non portino nel frattempo un'eguale offesa nel nostro campo...

GENERALE – E come potrebbero? noi non abbiamo donne al castello.

CRISTIANO – Al castello no, ma qui ne abbiamo una: la vivandiera della compagnia.

GENERALE – E come potrete convincerla ad andare al castello a ricevere un'offesa per nostro conto?... e poi, siete sicuro che i soldati di Gutierrez sarebbero disposti a...?

CRISTIANO – E che bisogno c'è di andare fino al castello?... potrebbe fare una passeggiata nel bosco e tornare qui dicendo di avere incontrato gli uomini di Gutierrez...

GENERALE (entusiasmandosi a poco a poco)... e raccontare a tutti di essere stata aggredita... questo, certo, farebbe impressione sulle truppe... sicuro! magnifico, Cristiano... è proprio quel che ci vuole!... bisogna chiamar subito la vivandiera: non c'è da perdere un minuto di più.

CRISTIANO – È meglio che vada io a chiamarla: in questo periodo, per lei, è piuttosto pericoloso attraversare il campo da sola.

GENERALE – L'importante è non perdere tempo. (Cri stiano esce. Il generale passeggia con impazienza. Entra la vivandiera seguita da Cristiano).

VIVANDIERA – Mi avete fatta chiamare, generale?

GENERALE – Sì, ti ho fatta chiamare per... (sottovoce a Cristiano)... pensate sia meglio informarla subito?

CRISTIANO – Meglio agire con delicatezza... potrebbe anche rifiutarsi.

GENERALE – Ti ho fatto chiamare per... informarmi sulla tua salute, per sapere se hai qualche lamentela da fare.

VIVANDIERA – I soldati diventano sempre più aggressivi: hanno bisogno di donne.

GENERALE – Giustissimo. Proprio per questo desidero che la campagna finisca in breve tempo. Però,in fondo, a te non dovrebbe dispiacere che nei dintorni non ci siano donne: i soldati non hanno ragione di andarsene in giro e restano al campo a bere il tuo vino e... detto fra noi, cinque soldi al boccale come tu lo vendi, non è un cattivo guadagno.

VIVANDIERA (risentita)Ma voi, generale, dimenticate che sui cinque soldi che io ricavo per ogni boccale, ne pago tre al vostro esattore. E come arriva puntuale tutti i giorni a misurare il vino rimasto e a riscuotere la tassa sul venduto!

GENERALE (cominciando ed alzare le voce)Allora,  se ci tieni a saperlo, ti dirò che corre voce che tu aggiunga acqua nelle botti per dimostrare di averne venduto di meno...

VIVANDIERA (vivacemente)È una menzogna! I soldati protestano perché il vino costa caro, figuratevi quello che direbbero se io dessi loro acqua da bere.

GENERALE (con tono più alto)L'imposta sul vino è un mezzo per diminuire il consumo di questa bevanda, per tutelare la salute dei miei soldati. Si tratta quindi di un principio morale che io intendo applicare.

VIVANDIERA – E perché, allora, fate pagare la tassa anche sulle focacce di miele?

GENERALE (gridando)Non è a te che io devo rendere conto del mio operato! (La vivandiera gli volta le spalle con dispetto).

CRISTIANO – Scusate, generale, ma in questa maniera non otterrete niente.

GENERALE – Avete ragione, Cristiano, mi sono lasciato un po' trasportare dalle parole... (Si avvicina alla vivandiera)... Su, non te la prendere: non è per parlarti di queste cose che ti ho fatto chiamare.

VIVANDIERA (voltandosi con aria di sfida)E allora sono io che voglio parlarne: le vostre tasse sono troppo alte e il mio guadagno troppo basso.

GENERALE (conciliante)Di questo potremo discutere più tardi; vedremo di accontentarti in qualche modo.

VIVANDIERA (allegra)Diminuirete la tassa?

GENERALE – Oh, no: ti permetterò un aumento dei prezzi.

VIVANDIERA (di nuovo imbronciata)Le vendite caleranno e il mio guadagno resterà basso ugualmente.

GENERALE – Sistemeremo tutto più tardi, ora dobbiamo occuparci di altre cose. Tu non sai perché ti ho fatto chiamare, vero?

VIVANDIERA – No, generale.

GENERALE – È per... per una questione... come dire... molto... molto... delicata... (Le vivandiera lo guarda incuriosita; il generale è imbarazzato, poi, a Cristiano) è meglio che mi lasciate solo... accetterà più facilmente se non ci sono testimoni.

CRISTIANO – Bene, generale. (Cristiano esce. La vivandiera lo guarda, poi guarda il generale e solleva lentamente la testa come se avesse capito)

GENERALE (intercalando il suo parlare con qualche colpetto di tosse)Non c'è bisogno che impieghi molte parole per spiegarti quello che voglio da te... tu stessa, poco fa, hai dimostrato di essere al corrente della situazione...

VIVANDIERA (sorridendo stranamente)Già... già...

GENERALE – Sono quaranta giorni che qui al campo non vediamo una donna: non possiamo attendere oltre... l'aria s'è fatta infuocata ed è necessario provvedere in qualche modo...

VIVANDIERA (c. s)Già... già...

GENERALE – Prima di tutto, però, voglio assicurarti che se mi rivolgo a te è perché non ho niente di meglio sotto mano.

VIVANDIERA (rabbuiandosi)Che modo di parlare è questo? sono forse merce di scarto?... (Gonfiando il petto con sussiego)... sono storpia, o gobba... oppure mi manca qualcosa?

GENERALE – Ma non intendevo offenderti... volevo dire che avrei volentieri evitato di recarti questo incomodo.

VIVANDIERA (sorridendo e oscillando fino a toccare con la spalla il generale)Ma non sapete che io sono sempre agli ordini del mio generale?...

GENERALE – Qui non si tratta di ordini... è qualcosa di diverso...

VIVANDIERA (c.s.)Lo so... lo so...

GENERALE – ... direi che si tratta di un'alleanza... di una collaborazione...

VIVANDIERA (c. s)Lo so... lo so...

GENERALE (meravigliato)Come fai a saperlo? Soltanto Cristiano è al corrente della faccenda... anzi, per essere esatti, l'idea di farti venir qui è proprio sua ...io pensavo di servirmi soltanto di una ragazza dei dintorni, ma egli mi ha fatto capire, giustamente, che una sola donna non bastava... (La vivandiera fa un gesto di meraviglia)... e che era necessario chiamare anche te. Chi ti ha informato allora?

VIVANDIERA – Credete che ci voglia un grande ingegno a capire che, se mi avete chiamato, è perché... avete bisogno di me?

GENERALE – Sei disposta ad aiutarmi, allora?

VIVANDIERA – Ma certo, generale. Mia madre che era vivandiera come me, mi ha sempre insegnato che al comandante non si dice mai di no... (Porta una mano alla testa e si avvia ancheggiando)... vogliamo andare, generale?

GENERALE – Un momento, lascia che ti spieghi.

VIVANDIERA (sorridendo dolcemente)A che serve, generale?

GENERALE – Ma dove stai andando?... (Comprendendo all'improvviso)... o forse, tu credi che io...? ... ma cosa ti salta in mente?!

VIVANDIERA (delusa)Non è per questo che mi trovo qui?

GENERALE – Ma nemmeno per sogno. Ho ben altro per la testa in questo momento.

VIVANDIERA – Mi era sembrato un po' strano, infatti...

GENERALE (cogliendo l'ironia di quelle parole)Che cosa ci sarebbe stato di strano?

VIVANDIERA – Mi era sembrato strano che, durante un'operazione di guerra, pensaste a certe cose.

GENERALE Nessuno ti ha chiesto un'opinione su questo argomento. Sei disposta ad aiutarmi, allora?

VIVANDIERA – Prima di darvi la mia parola vorrei sapere di che cosa si tratta.

GENERALE – Non eri d'accordo di collaborare con me poco fa?

VIVANDIERA – Ma io pensavo che fosse... sì, avevo capito un'altra cosa...

GENERALE (passeggiando nervosamente)Vuoi sapere di che si tratta?... Sarebbe troppo lungo spiegartelo... (fermandosi all'improvviso) Vuoi bene al tuo paese, alla terra dove sei nata?

VIVANDIERA – Io non sono nata sulla terra, ma sul mio carro: mia madre, ve l'ho detto, era una vivandiera.

GENERALE (irritato) E tua madre sarà pure nata da qualche parte... avrà pure avuto una patria!

VIVANDIERA – Non lo so, generale: non gliel'ho mai domandato.

GENERALE – Neanche di tuo padre sai nulla?

VIVANDIERA – Io sono nata durante la guerra fra Spagna e Francia: in quel periodo mia madre fu costretta a cambiare spesso di esercito e non riuscì a sapere con precisione di che razza era mio padre. Però, m'ha sempre detto che dov'era lei, oltre agli spagnoli e ai francesi, c'erano molti italiani e olandesi, e perfino qualche turco...

GENERALE (improvvisamente allegro)Qualche turco hai detto? Tuo padre allora potrebbe essere anche un turco?!

VIVANDIERA (sbigottita)Non lo so generale...

GENERALE (entusiasta)Magnifico!... Sai tu, quando le truppe ottomane hanno occupato Cavasca, chi ha salutato per primo quella vittoria?

VIVANDIERA (impaurita) No, generale...

GENERALE – Sua Maestà Serenissima Ottaviano il Pio, nostro supremo comandante!... e sai tu chi ha mandato ambasciatori a Costantinopoli per la firma di un trattato di pace?

VIVANDIERA (c.s.) No, generale.

GENERALE – Sempre il nostro Sovrano, per il quale noi combattiamo. Ora non potrai più rifiutare il tuo aiuto alla nostra compagnia, all'esercito di colui che ha voluto eterna pace con l'impero ottomano, col popolo turco del quale, forse, faceva parte tuo padre...

VIVANDIERA (quasi piangendo) Ma io non so nulla di mio padre... e a me i turchi non piacciono...

GENERALE (con un gesto drammatico)Sentitela questa sciagurata che rinnega suo padre! (A Cristiano che entra e gli si avvicina)... È la rovina, Cristiano... non le piacciono i turchi! (Abbandona la testa sul petto).

CRISTIANO (guarda il generale con meraviglia, poi si avvicina alla vivandiera)Che cosa c'è di strano ad andare nel bosco e tornare indietro dicendo di essere stata assalita dai soldati di Gutierrez?

VIVANDIERA – Questo volete da me?

CRISTIANO – Nient'altro che questo.

VIVANDIERA – Ma io sono pronta, allora.

CRISTIANO – Generale, ha accettato!

GENERALE (accorrendo entusiasmato)Ha accettato? Lo sapevo io che la voce del sangue avrebbe vinto!... (Alla vivandiera) Hai capito bene che cosa devi fare?

VIVANDIERA – Entrare nel bosco e tornar qui dicendo di essere stata assalita dai soldati di Gutierrez.

GENERALE – Gridare dovrai, perché qui sarà riunita tutta la compagnia... griderai e piangerai come se quello che racconti fosse davvero successo.

CRISTIANO – Quando uscirai dal bosco dovrai avere i capelli scomposti e il vestito stracciato...

VIVANDIERA – Il vestito stracciato? ma è pura tela d'Olanda a mezzo fiorino il braccio!

GENERALE – Ne avrai dieci di vestiti come quello.

VIVANDIERA (battendo le mani)Allora lo farò a brandelli. E quando dovrò entrare nel bosco?

GENERALE (guardando fuori dalla scena) Non c'è tempo da perdere: vedo Salardier che sta venendo verso di noi.

VIVANDIERA – Io vado, allora. (Si allontana)

GENERALE (gridandole dietro)Hai capito bene?

VIVANDIERA (voltandosi) Abbasserete l'imposta sul vino?

GENERALE (dopo un attimo d'esitazione)Abbasserò l'imposta.

VIVANDIERA – Ho capito perfettamente, generale. (La vivandiera esce)

GENERALE (respirando rumorosamente)Ci siamo riusciti Cristiano.

CRISTIANO – Non resta che augurarsi che tutto proceda come previsto.

GENERALE – Quando la vivandiera farà il suo racconto davanti ai soldati, e voi vi accorgerete che lo sdegno ha preso tutti, allora snuderete la spada gridando: "Lasceremo noi impunita quest'offesa?"

CRISTIANO – Bene, generale.

GENERALE – E allora vedrete tutta la compagnia slanciarsi avanti dietro di voi: una bufera di cavalli sfrenati, un'ondata impetuosa di fanterie...

SALARDIER (entrando di corsa)Generale...

GENERALE (interrompendolo)Andate di corsa a far preparare le truppe, Salardier: fra poco muoveremo all'assalto del castello.

SALARDIER (grave)Mi spiace contraddirvi, generale, ma non ci sarà nessun assalto.

GENERALE (resta muto per qualche attimo, ma subito si rischiara) Ah, sì... anche a voi è venuto in mente che il nostro piano precedente non poteva funzionare da solo... (A Cristiano)... straordinario! persino Salardier ci ha pensato.

SALARDIER (sollevato)Siete già al corrente, allora?

GENERALE – State tranquillo Salardier, ho perfezionato il mio piano come una lama sulla pietra da affilare: prima era un rozzo pezzo di metallo ed ora è una spada tagliente.

SALARDIER – Mi sollevate il cuore con queste parole: il fatto mi aveva lasciato così sbalordito...

GENERALE – Quale fatto? quello che vi fosse venuta in mente una tale idea?... so bene che il peso del ragionamento è spossante... specialmente... per voi, Salardier, che non siete abituato a certe fatiche... ma non impressionatevi, non è detto che queste lucidità debbano ripetersi: a volte tali folgorazioni avvengono una sola volta nella vita di un uomo. Avete già provveduto a mandare quella ragazza al castello?

SALARDIER (cadendo dalle nuvole)Ragazza...? ma come, generale...?

GENERALE (seccato)Avanti, Salardier, venite qui a parlarmi delle vostre elucubrazioni e trascurate di dirmi le cose che mi stanno a cuore.

SALARDIER – Ma voi stesso, poco fa, mi avete detto di essere informato...

GENERALE – E chi avrebbe dovuto informarmi se non voi? non vi avevo forse affidato quest'incarico?

SALARDIER – Infatti, generale.

GENERALE – Siete voi dunque che dovete riferirmi... (Alzando lievemente le voce)... o, forse, non avete il coraggio di dirmi che, tutto assorto nei ragionamenti, avete dimenticato il vostro compito?

SALARDIER – No, generale; ho eseguito perfettamente i vostri ordini.

GENERALE – La ragazza, allora, sarà già al castello di Boslavo. Che vi dicevo, Cristiano? Tutto procede nel migliore dei modi.

SALARDIER – No, generale... quella ragazza non è andata al castello...

GENERALE (sbalordito e indignato)Non è andata al castello?... e per quale ragione?... spiegatevi!

SALARDIER – Secondo il vostro ordine, ho chiamato sei soldati della compagnia... mi sono allontanato dal campo ed ho scelto un boschetto di agrifogli in mezzo a una radura... voi avevate raccomandato la discrezione...

GENERALE (impaziente)Va bene... e poi?

SALARDIER – Ho fatto entrare la ragazza nel boschetto, quindi ho ricordato ai soldati qual'era il loro compito...

GENERALE – Trascurate questi particolari. Ditemi che cos'è accaduto quando i soldati sono usciti dal boschetto.

SALARDIER – Sono andato dalla ragazza e le ho detto che avevo il suo lasciapassare per il castello.

GENERALE – Un momento per giove!... "sono andato dalla ragazza"... che cosa faceva questa ragazza?... gridava, piangeva?

SALARDIER – No, generale, cantava.

GENERALE (sbalordito)Cantava?

SALARDIER – Sì, generale, e intanto si pettinava, specchiandosi nell'acqua di una fontana.

GENERALE – Avete sentito, Cristiano?!

CRISTIANO – È chiaro che quest'offesa non l'ha colpita eccessivamente.

GENERALE – E voi, quando avete visto che sei soldati non erano bastati, perché non ne avete chiamato dodici... ventiquattro?!

SALARDIER – Ma i soldati l'hanno rispettata... e proprio per colpa vostra.

GENERALE (stupito)Per colpa mia?!

SALARDIER – Sicuro! Siete stato proprio voi a farle dire che andava al castello a trovare l'innamorato... e i soldati hanno creduto che questo innamorato appartenesse alla compagnia di Gutierrez...

CRISTIANO – ... e non hanno voluto approfittare della ragazza!

GENERALE (drammatico)Ma questo colma ogni misura! Ha un bel dire Von Hauser il fato, il destino... ma quando si è vista mai una sfortuna come la nostra?... a chi è mai capitato, come a noi, avere di fronte una sorte tanto nemica?... qual mai segno infausto è quello sotto il quale si svolge questa sciagurata campagna?... quale speranza abbiamo di portare la nostra compagnia all'assalto del castello di Boslavo?... che cosa ci rimane ormai? (All'improvviso si ode un grido soffocato di aiuto. Il generale gira lentamente la testa e il suo viso si illumina. Prima sottovoce, poi, con rumoroso entusiasmo) ... La vivandiera!... sicuro... per giove... me n'ero dimenticato!... abbiamo la vivandiera! (Ancora un grido d'aiuto. Il generale corre verso la tenda a prendere una coperta. Porgendo la coperta a Salardier) Andate presto!

SALARDIER (con la coperta in mano, senza capire) Dove devo andare?!

GENERALE (impaziente)Ma nel bosco, non avete ancora capito?!

SALARDIER (indeciso, indicando la coperta)E questa?

GENERALE (infuriato)Correte, per giove, e non fate domande inutili... (Salardier esce poco convinto; il generale gridando fuori scena)... trombe!...l'adunata! (Squilli di tromba)... fiato, fiato!... (Squilli più forti e rullio di tamburi)... più forte su quei tamburi! (A Cristiano)... Sento che questa è la volta buona... non importa se gli uomini di Gutierrez non usciranno dal castello: l'importante è che i nostri vadano all'attacco... (Si avvicina al boccascena)... guardate come accorrono da tutte le parti del campo... forza con le trombe! (Squillare di trombe, rullare di tamburi, calpestio di passi, mormorio di folla). Dove si è cacciato Salardier con la vivandiera?... ah, eccoli qui... (Entra Salardier che sorregge la vivandiera avvolta nella coperta dalla quale pendono i brandelli del vestito. La vivandiera sta piangendo con il braccio sul viso) Benissimo così... vieni avanti, ora... (Prende la vivandiera per il braccio e la conduce vicino al boccascena)... Piangi più forte... (La vivandiera ha uno scoppio di singhiozzi pia forte)... brava!... perfetto... (Il generale alza le mani per chiedere silenzio. Le trombe e i tamburi tacciono; il mormorio dei soldati si spegne a poco a poco. Gridando) Soldati!... è accaduto poco fa un fatto gravissimo... la nostra vivandiera è stata assalita nel bosco... (Si leva intorno un forte mormorio di indignazione; la vivandiera singhiozza più forte. Il generale, piano alla vivandiera)... brava! perfetto!... (Alle truppe)... l'hanno gettata a terra e le hanno strappato i vestiti! (Ancora un lungo mormorio; la vivandiera continua a singhiozzare approvando col capo; i1 generale, piano a Cristiano)... Ci siamo, Cristiano, ci siamo... ricordate le parole? "Lasceremo noi impunita quest'offesa?"... e poi, fuori la spada...

CRISTIANO (piano)Bene, generale.

GENERALE (alle truppe)... Ma quest'affronto, non è stato rivolto soltanto a questa povera donna... è un'offesa questa che colpisce tutti noi in modo uguale... (Un coro di grida si leva dalle folla. Il generale, alla vivandiera, alzando le voce)... Chi ha osato alzare la mano su di te?... Chi ha osato sfidare la nostra collera?...

VIVANDIERA (leggermente voltata verso il fondo della scena, abbassa il braccio dal viso e tende la mano) Lui...! (In quello stesso istante compare Von Hauser che si sta aggiustando con qualche colpetto della mano le trine del vestito. Si leva tutto intorno un forte mormorio di stupore. Von Hauser, impassibile, estrae l'occhialetto e guarda la scena, mentre il generale allunga una mano verso Cristiano per sorreggersi).

 

 

 

 

 

ATTO TERZO

 

 

Il mattino del giorno dopo. Sono in scena la marchesa Von Hauser e due dame di corte.

 

1a DAMA – E' stata un'imprudenza, credetemi.

2a DAMA – Oh, se Sua Maestà, lo venisse a sapere!

1a DAMA – ... Un'imprudenza che può costarci assai cara.

2a DAMA – E se il medico sospendesse all'improvviso la cura?...

1a DAMA – E se nel ritorno la carrozza perdesse una ruota?...

2a DAMA – E se il cavallo si azzoppasse?...

1a DAMA – E se a Sua Maestà, in mezzo al vapori del sudarium, venisse voglia di vedervi?

2a DAMA – E se i banditi ci tendessero un agguato nel bosco?...

1a DAMA – E se cadessimo in mano ai nemici?...

MARCHESA (energica)Tacete, dunque! Non sapete far altro che prevedere sventure?

1a DAMA – E per il vostro bene, marchesa.

2a DAMA – Appena Sua Maestà uscirà dal sudarium, voi dovrete cospargere il suo corpo di unguenti aromatici: sapete bene che questa operazione è riservata soltanto a voi.

MARCHESA E non intendo sottrarmi a questo incarico. Sua Maestà deve restare nel sudarium ventiquattr'ore; il viaggio in carrozza è durato dieci ore, dieci ne impiegheremo per tornare: vedete bene, quindi, che abbiamo ben quattro ore per trattenerci qui.

1a DAMA – E, se nel ritorno un asse della carrozza si spezzasse?...

2a DAMA – E se il cocchiere smarrisse la strada?...

MARCHESA – Basta cosi! non sono venuta qui per sentire i vostri piagnistei. Avete visto se i miei sospetti erano fondati? Siamo giunte fino nell'accampamento senza trovare un cane che ci intimasse l'alto là.

1a DAMA – Per fortuna il soldato di guardia alla strada era addormentato: aveva un ceffo così poco rassicurante.

MARCHESA Ah, per fortuna, dici?! e tu pensi che Sua Maestà abbia preso al soldo questi rifiuti di galera per farli dormire?

2a DAMA – Adesso che avete visto con i vostri occhi quello che accade, potremmo tornare in città.

MARCHESA Tornare in città? sei pazza? adesso che sono qui voglio fare luce completa. Il marchese Von Hauser, mio figlio, sapete bene, è in questa compagnia come aiutante di battaglia. Mi ha scritto cose incredibili: pensate, sembra che le truppe non vogliano dare l'assalto al castello di Boslavo.

1a DAMA – Ma la vostra presenza, allora, è superflua se qui c'è già vostro figlio.

MARCHESA – Voglio vedere con i miei occhi per poter fare un rapporto esatto a Sua Maestà. Naturalmente, dovrò tenere celato il mio nome, altrimenti, sapendomi qui, questi poltroni si trasformerebbero all'improvviso in perfetti soldati. Noi siamo tre viaggiatrici che... un guasto alla carrozza ha costretto a una sosta. Avete capito?

1a DAMA – Voglia il cielo che non ci capitino disgrazie.

2a DAMA – Sua Maestà non ci perdonerebbe mai di avervi aiutato in questa impresa.

MARCHESA – Tacete, sta venendo qualcuno. (Entra la 2a ordinanza con una bracciata di legna che gli impedisce di vedere le donne; si avvicina al fornello, scarica la legna e si china per accendere il fuoco, voltando le spalle alle donne. Avvicinandosi) Sapete dirmi, militare, dove si trova il vostro comandante?

2a ORDINANZA (senza alzare le testa)Sta dormendo, e prima di un paio d'ore nessuno lo può disturbare.

MARCHESA – Ma io ho bisogno di parlargli subito.

2a ORDINANZA (sgarbato)E, invece, se volete vederlo dovrete aspettare due ore.

MARCHESA (pestando il piede a terra)Andate a chiamarlo immediatamente!

2a ORDINANZA (risentita)Ma con chi credete di parlare?!..(Si alza e, accorgendosi della presenza delle donne, rimane muto per la meraviglia, poi spalanca gli occhi sorridendo)

MARCHESA (insospettita da quello sguardo fa un passo indietro verso le dame)Mi avrà riconosciuta?

2a DAMA – Niente di più facile: quel gesto di comando vi ha tradita.

MARCHESA Maledizione! volevo visitare il campo in incognito.

2a ORDINANZAScusate il mio scatto... ma io non sapevo di parlare con voi... siete arrivate adesso dalla città?... (Continua a guardarle sorridendo)

2a DAMA (alla marchesa, piano)Come farebbe a sapere da dove arriviamo se non sapesse chi siete?

1a DAMA (alla marchesa, piano)Non vi guarderebbe in quel modo se non vi avesse riconosciuta.

MARCHESA – Andate ad annunciarci al vostro comandante, dunque.

2a ORDINANZA – Naturale che vado... una buona notizia non deve mai attendere... sapete, vi aspettava con tanta ansia...

2a DAMA (c.s.)Ci stava aspettando?... non capisco...

MARCHESA – Sarà stato mio figlio a parlare del mio probabile arrivo.

1a DAMA – Ma se neanche lui sapeva nulla.

MARCHESA – Avrà bene immaginato che, dopo quello che mi aveva scritto, non mi sarei lasciata sfuggire l'occasione di compiere questo viaggio. Soltanto, poteva evitare di informarne tutta la compagnia.

2a ORDINANZA (gira attorno alle donne osservandole e sorridendo stranamente)Eh, ah... io vado, allora...

MARCHESA – E che cosa state aspettando?

2a ORDINANZA Vado... ho... detto... vado... neppure uno sguardo si può dare? (Si dirige verso la tenda del generale camminando all'indietro e sorridendo)

1a DAMA (allarmata)Perché quel soldato aveva un comportamento così strano?

2a DAMA (c. s)Perché ci osservava con tanta insistenza?

1a DAMA (c.s.)Perché aveva sul viso quell'espressione indefinibile?

MARCHESA – Suvvia, calmatevi, di che cosa temete? in fondo non si trattava che di un soldato, probabilmente di un rozzo contadino che per la prima volta nella sua vita si sarà trovato di fronte a delle nobili dame, che non ha potuto fare a meno di restare incantato davanti alla nostra grazia e al nostro portamento. Dovremmo, forse, impedire alla plebe di guardarci?... anche il popolo ha qualche diritto e noi dobbiamo concederglielo. (Il generale esce dalla tenda seguito dall'ordinanza: ha indosso un paio di calzoni non completamente allacciati e una camicia semiaperta)

GENERALE – Oh, finalmente! sapeste da quanto tempo vi aspettavo. Sua Maestà avrebbe dovuto inviarvi qui già da quindici giorni. (Le tre donne, colpite dall'abbigliamento e dai modi del generale, si guardano in viso meravigliate)

MARCHESA – Siete voi il comandante della compagnia?

GENERALE (distrattamente)Sì, sono io... (Gira intorno alle donne, osservandole)... non c'è male... non c'è male... (Le donne indietreggiano di un passo e si guardano ancora scandalizzate) Però, non ne aspettavo soltanto tre...

MARCHESA (dominando a stento lo sdegno, ancora incredula)... il generale al servizio di Sua Maestà Ottaviano il Pio?...

GENERALE (brusco)Sono io, vi ho detto... (La marchesa ha uno scatto di collera, ma subito le due donne le vanno vicino) Ma in fondo, sapete che cosa vi dico?... meglio tre che nulla...

1a DAMA (piano)Vi supplico marchesa, trattenete la vostra ira...

2a DAMA (c.s.)Saprà bene Sua Maestà punire quest'uomo per i suoi modi volgari.

1a DAMA (c.s.)Pensate che siamo nelle sue mani...

MARCHESA (dignitosamente)Vi prego di farci accompagnare agli alloggiamenti della truppa... generale...

GENERALE – Ma come?... avete già intenzione di andare dai soldati?

MARCHESA – Siamo qui per questo.

GENERALE – Lo so, lo so... ma dalla città a qui il viaggio è lungo... non avete voglia di riposare un po'?

MARCHESA (asciutta)Non avete inteso?

GENERALE (contrariato)Eh, quante arie!... Va bene, va bene,... fate come volete... (All'ordinanza)... ehi, vai a chiamare Salardier... (L'ordinanza esce. Il generale, piu' calmo)... mi preoccupa il fatto che avrete di fronte un'intera compagnia e che voi siete solo in tre...

MARCHESA (c.s.)Abbiamo tempo a sufficienza per occuparci di tutti e portare a termine la nostra missione.

GENERALE – In quanto a me non domando di meglio. (Fra sé, ad alta voce)... La nostra "missione"... (Entra Salardier; il generale andandogli incontro) Queste sono le donne che aspettavamo dalla città... (Alla parola "donne", le tre dame, offese, si scambiano uno sguardo)... conducetele negli accampamenti perché possano svolgere la loro... "missione"... Incominciate dai cavalleggeri e subito dopo passate alle fanterie.

SALARDIER – Bene, generale.

GENERALE – Che tutto si svolga con ordine, in modo di evitare ogni incidente.

SALARDIER – Sarà fatto, generale. (Alle donne, bruscamente) Andiamo! (Le dame si scambiano ancora un'occhiata di sbalordimento, poi escono a testa alta, sdegnosamente, seguite da Salardier. La 2a ordinanza che per tutto il tempo non avrà fatto che fissare le donne e sorridere, segue il gruppo, imbambolato, ma la voce del generale lo fa trasalire e tornare indietro di corsa)

GENERALE – Ehi, tu! dove stai andando?... hai dimenticato il mio vino? (L'ordinanza si china precipitosamente sul fornello. Il generale entra allegramente nella sua tenda. Arriva la 1a ordinanza con un recipiente)

2a ORDINANZA (sorridendo furbescamente e ammiccando verso il luogo da dove sono uscite le donne) Ehi... non sai chi è arrivato?

1a ORDINANZA (distrattamente)Non so nulla. Chi è arrivato? (Si ferma col recipiente in mano a guardare per aria, assorto in un altro pensiero)

2a ORDINANZA – Sua Maestà ha inviato le donne che aveva promesso... sono tre... (La 1a ordinanza rimane nella stessa posizione, come se non avesse sentito. Meravigliato per questa indifferenza) Non hai inteso? ho detto che sono arrivate le donne...

1a ORDINANZA – Sono contento per voi... in quanto a me non so cosa farmene: non sarei capace di guardare un'altra donna ora che ho la mia.

2a ORDINANZA – E chi sarebbe?... Vanna?... ma non è andata al castello?

1a ORDINANZA (raggiante)No, è qui!

2a ORDINANZA – Non le hanno dato il lasciapassare?

1a ORDINANZA – E stata lei a rifiutarlo.

2a ORDINANZA – Oh bella e perché?

1a ORDINANZAPerché, al momento di andarsene, non ha saputo più trovare il coraggio di allontanarsi da me e ha voluto rivedermi...

2a ORDINANZA – E tu, allora?

1a ORDINANZAL'ho accompagnata a casa e le ho raccomandato di non mostrarsi più in giro, almeno finché voi resterete qui.

2a ORDINANZA – ... "voi"...? e tu chi sei?

1a ORDINANZA (si guarda intorno, poi, a voce bassa) Ti devo confidare un segreto: io non seguirò la compagnia. Ho deciso di sposare Vanna e di restare qui.

2a ORDINANZA – E come farai ad avere il foglio di congedo? ci vogliono ancora tre anni prima di finire la ferma.

1a ORDINANZA – Andrò via senza foglio di congedo.

2a ORDINANZA – Sei impazzito! non sai che cosa capita ai disertori? ancora devo conoscere uno che sia fuggito senza essere impiccato.

1a ORDINANZA – Per amore di Vanna sono pronto a rischiare.

VOCE DEL GENERALE (dall'interno della tenda)Non è ancora pronto il mio vino? Che cosa aspettate per portarmelo?! (Le due ordinanze si curvano rapidamente sul fornello: la 1a afferra il recipiente per il manico ma, dopo qualche attimo, fa i gesti di chi si è scottato e sta per lasciare la presa. Interviene la seconda ordinanza che afferra a sua volta il manico, ma, anche lui scottato, riesce appena ad appoggiare il recipiente per terra) Non avete capito, dannati poltroni? (Le due ordinanze impacciati davanti al recipiente che non osano sollevare, e impauriti dalla voce del generale, fuggono dalla scena)

GENERALE (appare completamente vestito)Dove vi siete cacciati, manigoldi?!... dov'è il mio vino? (Entra in scena un uomo avvolto in un mantello col cappuccio abbassato. L'uomo si avvicina al generale che s'è chinato per prendere il recipiente)

NUOVO ARRIVATO Devo parlarvi immediatamente, generale.

GENERALE (afferra il recipiente e si raddrizza) Chi siete voi?... (Il manico gli scotta fra le dita. Il generale, istintivamente, porge al nuovo arrivato il recipiente che sta per cadergli di mano)

NUOVO ARRIVATO Non riconoscete più il vostro amico Gutierrez? (Ha afferrato il manico, ma, anch'egli scottato, dopo un vano tentativo per salvare il recipiente, questo gli cade di mano)

GENERALE (infuriato)Stordito che non siete altro! non potevate essere più accorto?! (Improvvisamente terrorizzato)... Gutierrez... aiuto!... allarmi!...siamo circondati!... (Corre impaurito per la scena)

GUTIERREZ Non gridate cosi, farete accorrere tutti.

GENERALE – Dove sono i miei soldati? dov'è la mia spada?!

GUTIERREZ (andando verso di lui)Ma no, ascoltatemi...

GENERALE – Non avvicinatevi... non fatemi del male... io non sapevo che il castello di Boslavo era difeso da voi... vi giuro che non lo sapevo... (E' riuscito a prendere la spada nella sua tenda e la punta verso Gutierrez)

GUTIERREZ (impaurito)Che cosa volete fare? Mi volete uccidere?... io sono solo e disarmato...

GENERALE – Disarmato? (Punta la spada al petto di Gutierrez e con l'altra mano lo tocca per assicurarsi che non abbia armi nascoste)

GUTIERREZ (piagnucolando)Io sono venuto qui in visita amichevole...

GENERALE (getta la spada e spalanca le braccia) Gutierrez; amico carissimo!... che gioia rivedervi!

GUTIERREZ (abbracciandolo)Anch'io sono felice, e...

GENERALE (interrompendolo)Credetemi, io non avrei mai accettato di condurre questa campagna se avessi saputo di combattere contro di voi.

GUTIERREZ – Vi ringrazio, ma...

GENERALE – Ve l'ho anche scritto nella lettera, se ricordate.

GUTIERREZ – Certo, io...

GENERALE (continuando ad interromperlo)Avrei detto di no a Sua Maestà... sicuro: "contro il capitano Gutierrez non posso scendere in campo" gli avrei detto.

GUTIERREZ – Capisco, ma...

GENERALE (c. s)Ma io vi credevo nel meridione a dare aiuto al principe Costantino che sta passando dei brutti momenti, sapete?

GUTIERREZ – Io sono venuto per...

GENERALE (c.s.)Avete fatto bene a venire, caro Gutierrez: era un po' di tempo che non ci vedevamo. Sapete, io ricordo ancora quella storiella che raccontaste la notte della battaglia di Girifalco, e ogni volta che mi torna in mente mi metto a ridere di nuovo... vi giuro che non ho mai sentito una storiella più buffa... i due taglialegna che si incontrano nel bosco... ah... ah...

GUTIERREZ (serio)Sono venuto a parlarvi di cose gravissime, amico mio... è necessario che la vostra compagnia attacchi subito battaglia, entri nel castello di Boslavo e lo metta a sacco.

GENERALE (stupefatto)Che cosa?! (Ma, subito dopo, credendo che Gutierrez abbia raccontato una storiella)... ah... ah... "è necessario che..." ah, ah... "che entrino nel castello e lo mettano a sacco"... ah, ah... e proprio voi venite a raccontarmi queste cose... ah, ah...

GUTIERREZ (irritato per essere stato frainteso) – Ma io sto parlando seriamente... bisogna che sia sconfitto prima di stanotte.

GENERALE – Ah, ah... magnifica, caro Gutierrez... veramente degna di voi!... ah, ah... il comandante dell'esercito nemico che chiede di essere sconfitto... ah, ah!...

GUTIERREZ (con tono che non ammette dubbi)Ma non si tratta di una storiella! Ho bisogno del vostro aiuto: dovete entrare nel castello di Boslavo prima di stanotte.

GENERALE (non del tutto convinto)Ma voi parlate seriamente, Gutierrez?

GUTIERREZ – Certo, mi trovo in una condizione disperata.

GENERALE – Che cosa v'è accaduto?

GUTIERREZ – Domani all'alba debbo pagare il soldo alla compagnia e nelle casse non ho neppure un ducato.

GENERALE – Com'è possibile?

GUTIERREZ – L'altra notte è capitato al castello un gentiluomo di passaggio... abbiamo giocato... io perdevo e, per rifarmi, ho messo mano alle paghe della truppa... ho perso tutto: quarantamila ducati...

GENERALE Un bel guaio davvero... con i nostri soldati, poi, che non ascoltano chiacchiere il giorno della paga... Ma, scusate, Gutierrez... un gentiluomo di passaggio capita al castello, vince al gioco quarantamila ducati... e voi lo fate andar via tranquillamente, con i vostri denari...?

GUTIERREZ – Mi credete tanto sciocco?... soltanto sono stato vilmente ingannato. Quando ci siamo alzati dal tavolo di gioco, io stavo già per ordinare ai miei uomini di afferrare il vincitore e di vuotargli le tasche, quando questo gentiluomo mi ha detto che non aveva intenzione di rimettersi in viaggio a quell'ora e m'ha chiesto ospitalità per il resto della notte. Io gliel'ho accordata volentieri... per dovere di educazione...

GENERALE – Naturale: l'ospitalità è sacra.

GUTIERREZ – Ma no... per dovere di educazione perché, anziché fargli mettere le mani addosso da un paio di soldatacci, mi sembrava più educato entrare nella sua camera durante il sonno a riprendere il mio denaro... e invece sono stato giocato un'altra volta!...

GENERALE – Che cos'è accaduto?

GUTIERREZ – Quel vile ha spalancato la finestra della sua camera ed è fuggito dal castello con la sua vincita...

GENERALE (scandalizzato)Inaudito!...

GUTIERREZ – ... s'è calato lungo le mura per mezzo una corda...

GENERALE (disgustato)Ribaldo maledetto! Fuggire con i denari delle truppe! defraudare i soldati del loro avere!...

GUTIERREZ – Ecco perché vi chiedo di mettere a sacco il castello prima di stanotte: è per nascondere l'ammanco. Sono sicuro che non mi rifiuterete questo favore.

GENERALE (generosamente)Oh, no davvero, potete stare certo.

GUTIERREZ (commosso)Sapevo bene che potevo contare su di voi.

GENERALE – Attaccheremo il castello e travolgeremo i vostri uomini: faremo a pezzi quelli che vorranno sbarrarci il passo.

GUTIERREZ – Grazie amico mio, il vostro animo è pieno di bontà: non dimenticherò mai quello che farete per me. Una volta che i vostri soldati avranno saccheggiato il castello, nessuno mi chiederà più conto di quei denari.

GENERALE – Saccheggiare? ma noi lo bruceremo: faremo del castello di Boslavo un solo, gigantesco rogo.

GUTIERREZ – Le vostre parole mi commuovono: non conoscevo ancora bene quanta generosità albergasse nel vostro cuore.

GENERALE – E non sareste pronto, voi, a fare lo stesso in una eguale situazione?

GUTIERREZ – Potete esserne certo! Ascoltate, dunque, il mio piano per facilitare la vostra impresa. Fate avvicinare i vostri uomini a mezzogiorno del castello e simulate un attacco... io concentrerò lì tutti i miei soldati e voi potrete entrare liberamente da un'altra parte... che ne dite?

GENERALE (entusiasta)Meraviglioso!... io faccio finta di attaccare, e voi... veramente magnifico! Bravo Gutierrez: è una mossa da grande condottiero!

GUTIERREZ (un po' confuso)Ma veramente... non è un piano per vincere la battaglia.

GENERALE (riflettendo)Già, è vero... voi non avete intenzione di vincere... (Rapidamente)... però con un piano di questa fatta, meritereste senz'altro la vittoria.

GUTIERREZ (pronto)Vi ringrazio, amico mio, ma io desidero solo essere sconfitto al più presto. Piuttosto avete in mente il modo di far muovere i vostri soldati che, mi pare, non abbiano intenzione di battersi?

GENERALE – Per quello, ormai, non c'è da preoccuparsi; si trattava di un'azione di protesta che ora non ha più ragione di esistere. Stamani sono giunte le donne che aspettavamo, e fra poco le mie truppe saranno pronte per marciare sul castello... (Indicando qualcuno fuori scena) Ecco, appunto, un mio ufficiale che viene a riferirmi.

SALARDIER (entrando precipitosamente)Generale!... sta accadendo un fatto assai grave...

GENERALE – Calma, Salardier, calma... voi mi preoccupate con la vostra continua eccitazione. Che cosa mai avete da raccontarmi questa volta?

SALARDIER – Un fatto assai strano, generale.

GENERALE (sorridendo)Un fatto strano; dite? e quale stranezza può ancora colpirci in questa campagna? ne avevate mai sentito parlare prima, voi, Salardier, di soldati di eserciti avversari che invece di scannarsi si abbracciano?

SALARDIER – No, generale.

GENERALE (con un gesto di commento)Ecco... e voi, Gutierrez, ne avevate mai sentito parlare... (Al nome di Gutierrez, Salardier volta bruscamente la testa e appoggia la mano sulla spada. Il generale ferma sorridendo questa mossa)... no, cosa fate? Anche questo fa parte della stranezza della campagna. Un generale nemico che viene a supplicare di essere sconfitto, l'avevate mai visto?

SALARDIER – No, generale.

GENERALE – E voi mi dite che è accaduto un fatto strano... normale, dovete dire: assolutamente normale... oppure avete da raccontarmi che i cavalli della compagnia hanno spiccato il volo?... sentiamo, dunque, di che cosa si tratta.

SALARDIER – Le tre donne che sono venute al campo...

GENERALE (interrompendolo, severamente)Vi sarete attenuto ai miei ordini, vero?

SALARDIER – Sì, generale. Ho iniziato con i cavalleggeri per passare poi alla fanteria.

GENERALE – ... e i fanti hanno incominciato a protestare perché avrebbero voluto essere i primi... ho capito. Ma non mi sembra questo il caso di agitarvi come state facendo.

SALARDIER – No, generale, non si tratta di questo.

GENERALE – Che cos'è accaduto allora?

SALARDIER – Le donne che sono venute al campo affermano di essere tre nobili della corte di Sua Maestà... una sarebbe la marchesa Von Hauser e le altre due...

GENERALE (scoppiando in una rumorosa risata) Ah, ah, ah... e voi, scommetto, l'avrete creduto...?! ah, ah, ah... ma non conoscete proprio niente delle donne, Salardier...

SALARDIER – Dovreste sentirle come gridano e come si difendono dai soldati che vogliono...

GENERALE (interrompendo)A quanto è stato fissato il prezzo per ogni uomo?

SALARDIER – Mezzo ducato a testa, come al solito.

GENERALE – Dite ai soldati che a quel mezzo ducato ne aggiungano ancora un quarto e vedrete che le... dame dimenticheranno la loro nobiltà... ah, ah...

SALARDIER – Mi permetto di insistere generale, ma siete proprio sicuro di non esservi ingannato?

GENERALE – State scherzando, Salardier? ma se me l'hanno detto chiaramente proprio qui, prima che voi arrivaste, quello che erano venute a fare.

SALARDIER (non ancora convinto)E' veramente strano, generale.

GENERALE – Voi non conoscete le donne, ve l'ho detto: la menzogna per loro è necessaria come il pane, come l'acqua. Tornate dalle truppe e fate aumentare il prezzo di un quarto di ducato: vedrete che tutto andrà a posto da sé. (Il generale e Gutierrez si allontanano verso il fondo. Salardier rimane un istante pensieroso, poi corre dietro al generale)

SALARDIER – E se per caso si trattasse proprio della marchesa Von Hauser?

GENERALE – Siete impazzito, Salardier?... va bene che tutti noi conosciamo che tipo sia la marchesa, e che... (Si ferma imbarazzato, poi si riprende bruscamente)... ma volete che abbia scelto proprio la compagnia dove suo figlio è aiutante di battaglia?! (Il generale si allontana con Gutierrez. Salardier rimane pensieroso come prima, poi corre di nuovo dietro al generale che solleva le mani in segno di stanchezza. Scompaiono tutti e tre. Entrano Sua Maestà Ottaviano il Pio e il medico. Il re è avvolto in un mantello sotto al quale traspare il bianco degli asciugatoi che gli fasciano il corpo. Il medico saltella intorno al re, in grande apprensione)

MEDICO – Maestà, quale imprudenza! a quali gravi pericoli vi state esponendo per non voler ascoltare le mie parole!

IL RE – Tacete! Durante le dieci ore di viaggio non avete fatto che ripetere le stesse cose.

MEDICO (meccanicamente, come una lezione imparata a memoria)E' per il vostro bene, per il bene di tutto il regno. E' stata un'enorme imprudenza uscire dal sudarium, dopo solo due ore, quando il corpo aveva incominciato ad espellere gli umori nocivi, e salire poi su una carrozza, fra le correnti d'aria che trafiggevano la vostra persona come colpi di spada. Non avete nessun riguardo, dunque, per la vostra preziosa salute?

IL RE (affranto)Basta per pietà! io sono un uomo solo e voi un fiume, una cascata di parole, una pioggia noiosa e insistente.

MEDICO – Uccidetemi Maestà, ma non impeditemi di consigliarvi la prudenza per la vostra salute.

IL RE – Vi avrei già fatto tagliare la testa se fossi stato sicuro di chiudervi la bocca: ma voi dovete essere come le lucertole che, anche spaccate a metà, continuano a muovere la coda. Orsù, aiutatemi piuttosto a rintracciare la marchesa Von Hauser: sulla strada abbiamo vista ferma la sua carrozza, ma qui non c'è traccia né di lei né delle sue dame. (Indica la tenda del generale) Guardate se c'è qualcuno in quella tenda. (Il medico entra nella tenda e ne esce allargando le braccia. Il re passeggia spazientito, poi si ferma vedendo qualcuno fuori scena)

IL RE Ecco che qualcuno sta arrivando. (Entrano il generale, Gutierrez e Salardier che parlano animatamente fra loro senza curarsi del re e del medico)

IL RE (con le braccia incrociate, a voce alta) Dov'è il comandante di questa compagnia?

GENERALE (colpito dal tono di quella voce, s'avvicina minaccioso) Chi osa parlare con tanta arroganza?

MEDICO (correndo davanti al generale)Non riconoscete, dunque, il vostro Sovrano. (Il generale fissa ancora per un istante il re che è rimasto immobile; poi cade a terra con un ginocchio chinando la testa. Anche Gutierrez e Salardier fanno lo stesso. Gutierrez abbassa sul viso il cappuccio del mantello)

GENERALE (deferente)Maestà...

IL RE In piedi. Siete voi il comandante della compagnia?

GENERALE (alzandosi)Sì, Maestà.

IL RE (duramente)Il mio conestabile mi aveva parlato male di voi, ma io non volevo crederlo. Mi accorgo adesso che aveva ragione. Qui niente funziona a dovere. Abbiamo visitato il corpo di guardia vicino alla strada: erano tutti addormentati...

GENERALE – Infliggerò loro una punizione esemplare, Maestà.

IL RE – ... Tutti addormentati meno uno...

GENERALE – Ah... (Come per dire: uno era sveglio)

IL RE – .... meno uno che doveva essere ubriaco fradicio, perché appena ci ha visti, ha voluto abbracciarci a tutti i costi. Pensate se noi fossimo stati dei nemici? saremmo potuti entrare indisturbati nell'accampamento e distruggervi tutti... (Fa un gesto ampio con il braccio spalancando il mantello)

MEDICO (slanciandosi a richiudere il mantello) Vi supplico, Maestà, la vostra salute...

IL RE (al medico)Non ricominciate con le vostre chiacchiere adesso... (Al generale) Dov'è la marchesa Von Hauser?

GENERALE (sbalordito e imbarazzato)Come... come avete detto...?

IL RE – Dov'è la marchesa Von Hauser... ho detto.

GENERALE (c. s. e guardando Salardier)La... la... ma... marchesa... Von... Von Hauser...?

IL RE (irritato)Non avete ancora capito? (Fa un gesto brusco che gli riapre il mantello)

MEDICO (precipitandosi come sopra)Siate prudente, Maestà...

IL RE (strappando i lembi del mantello dalle mani del medico) Basta vi ho detto! prenderò tutta l'aria che voglio, vi piaccia oppure no! (Al generale) Che cosa fate ancora lì?... non avete inteso?

GENERALE (c.s.)Sì, Maestà... ho inteso...

IL RE – E che cosa aspettate, allora? non si trova forse qui la marchesa?

GENERALE (c. s. e guardando Salardier)Sì, Maestà... è nell'accampamento... è andata a ispezionare le truppe...

IL RE – Orsù dunque, mandatele a dire che io mi trovo qui.

GENERALE (con voce bassa e rotta dall'emozione e dall'affanno)Salardier... eseguite quest'ordine...

SALARDIER (con un filo di voce) Sì, generale...

GENERALE (a Salardier solo)Tutto è nelle vostre mani.

SALARDIER (c.s.) Farò del mio meglio, generale.

GENERALE – A che punto erano... le cose quando avete lasciato le truppe?

SALARDIER – Le dame si stavano difendendo con tutte le loro forze.

GENERALE – Correte, presto: può darsi che arriviate ancora in tempo. (Salardier esce di corsa. Il re passeggia irritato mentre il medico gli saltella intorno)

MEDICO – Ebbene Maestà, io affermo che voi non avete il diritto di esporre la vostra vita come state facendo...

IL RE – Tacete, medico. Io sono il re e posso tutto, avete capito? tutto!... anche trovare un medico che mi guarisca dal catarro con applicazioni di vento gelido sul petto, o mi faccia passare l'indigestione con una bella mangiata. Mio padre ne aveva uno di questi medici. Per mandar via l'ubriachezza consigliava di continuare a bere. "Quando siete ubriaco fradicio", diceva, "sforzatevi di mandar giù un altro boccale di vino. Ricordatevi che l'ultimo boccale non rimane mai nello stomaco, e con esso se ne vanno anche quelli bevuti prima: allora il corpo resta libero e si può ricominciare daccapo." Imparate queste cognizioni, medico, invece delle vostre: la medicina è una scienza che deve salvare gli uomini dalle mortificazioni della malattia, ma sarebbe del tutto inutile che noi, per ottenere questo, dovessimo sottostare alle mortificazioni della salute.

SALARDIER (entra di corsa e s'avvicina al generale) La marchesa Von Hauser sta arrivando.

GENERALE (terrorizzato)... eeee... (come per dire:siete arrivato in tempo?)

SALARDIER (grave)Troppo tardi generale... una delle dame, sopraffatta da forze superiori, aveva già rinunciato alla difesa.

GENERALE (angosciato) Non mi direte che si tratta proprio...? (vuol dire: della marchesa Von Hauser. Salardier abbassa lentamente la testa per assentire, poi guarda fuori scena da un lato ed esce rapidamente dall'altro. Il generale, affranto, si appoggia a Gutierrez. La marchesa Von Hauser entra con passo deciso e va ad inchinarsi davanti al re)

IL RE (la rialza e le bacia la mano, poi, dolcemente) Crudele... come avete potuto fuggirvene via senza dirmi nulla?

MARCHESA – Come mai vi trovate qui Maestà? Non dovevate restare per ventiquattr'ore nel sudarium?

IL RE – E voi avete potuto pensare che sarei rimasto per ventiquattro lunghissime ore privo della vostra presenza? avete dunque così poca considerazione del mio amore se pensate che sarei sopravvissuto a un distacco cosi lungo? Che cosa ho fatto mai per meritarmi tanta durezza?

MARCHESA – Ma il medico...

IL RE – ... Il medico, dite?... ma sono i vostri occhi, il vostro sorriso soltanto che possono curare il mio male... in queste dodici ore in cui mi avete abbandonato, io sono stato mille volte sul punto di morire.

MARCHESA Io non merito, maestà, un affetto cosi grande.

IL RE – Quale pazzia, poi, avventurarsi da sola in mezzo a un esercito in guerra. Dove sono le vostre dame?

MARCHESA – L'ispezione alle truppe le aveva un po' stancate... (Guarda verso il generale)... e quando mi hanno avvertita che voi eravate qui, le ho fatte tornare in città con la mia carrozza... io farò il viaggio di ritorno nella vostra.

IL RE – Affrettiamoci allora: anche voi avete bisogno di riposo.

MARCHESA E' stata infatti una giornata faticosa, Maestà... (Guarda ancora il generale) Perdonatemi per un attimo, Maestà... (Si stacca dal re e si avvicina al generale; trattenendo a stento la collera) Vi ringrazio dell'accoglienza che avete riservato a me e al mio seguito... generale...

GENERALE (cade in ginocchio, mormorando)Si è trattato di un errore, di un tragico errore... marchesa...

MARCHESA – Credevate che chiedessi giustizia a Sua Maestà?... oh, no... proprio per questo ho mandato via le mie dame, perché non si tradissero... Sua Maestà è portato per natura all'indulgenza, alla pietà... probabilmente si sarebbe limitato a farvi squartare o seppellire vivo...

GENERALE – Io vi supplico, marchesa...

MARCHESA – ... sono in grado di ripagare da sola le vostre attenzioni... e molto presto...

GENERALE – ... io vi scongiuro, marchesa...

MARCHESA (a denti stretti)Dovrete maledire il giorno in cui siete nato! (Ritorna vicino al re lasciando il generale visibilmente impaurito)

IL RE – Giusto! Ho anch'io due parole da dire al generale: stavo quasi per dimenticarlo... (Alla marchesa)... precedetemi alla carrozza, mia cara. (La marchesa esce; il re si avvicina al generale) Dimenticavo di domandarvi notizie sulla guerra, generale. Avete già espugnato il castello di Boslavo?

GENERALE (colto di sorpresa, è imbarazzato e cerca di riprendersi)... Il castello... no, non ancora... Maestà... ma ci stiamo preparando per l'assalto... e... (guarda Gutierrez)... e intanto... abbiamo catturato il generale nemico... (afferra Gutierrez per un braccio)

IL RE – Rimettetelo in libertà: la guerra è finita.

GENERALE (stupito)Finita?

GUTIERREZ (allarmato)Come, finita?

IL RE – Il marchese di Boslavo ha fatto atto di sottomissione. Sono riuscito, finalmente, a fargli capire la sciocchezza che stava commettendo. Si era ribellato per non pagarmi le tasse, e, per ribellarsi, aveva assoldato un esercito che gli costava in un giorno quello che doveva pagare a me in dieci, mentre io, per non perdere le rendite del marchesato, spendevo in quattro settimane per la vostra Compagnia il doppio di quello che avrei dovuto riscuotere in un anno. Ora, con appena un quinto della spesa che tutti e due sostenevamo per la guerra, potremo in santa pace decuplicare il numero degli esattori sul feudo di Boslavo, per cui il reddito si accrescerà di sette volte e mezzo, cioè, di tre volte e tre quarti per ciascuno. È chiaro, non è vero?

GENERALE – Chiarissimo, Maestà.

GUTIERREZ (con forza)Ma questa campagna non può finire in questo modo.

IL RE – Di che vi lamentate, voi che siete prigioniero? Ringraziate il Cielo, piuttosto, di aver riavuto la libertà.

GUTIERREZ (comicamente)Io non accetto doni. Da buon soldato, sono pronto ad affrontare il destino. I miei soldati si batteranno fino all'ultimo per strappare dalla prigionia il loro comandante.

IL RE – E invece non si batterà proprio nessuno. Le vostre compagnie si riuniranno e lasceranno immediatamente la zona, quindi, a tappe forzate, raggiungeranno il meridione. Il principe Costantino ha bisogno del vostro aiuto per reprimere la rivolta che è scoppiata nelle campagne. Pensate, i contadini di laggiù pretenderebbero una parte dei prodotti che coltivano: non ho mai sentito niente di più assurdo.

GENERALE (guarda dalla parte dalla quale è uscita la marchesa, poi, al re, con malcelata emozione)Non so se ho interpretato giustamente le vostre parole, Maestà... ma la mia compagnia, avete detto, lascerebbe il vostro servizio per passare agli ordini del principe Costantino...?

IL RE – Esatto.

GENERALE (in un crescendo di entusiasmo)... cosicché il comando delle operazioni passerebbe alla corte del principe Costantino...?

IL RE – Naturale.

GENERALE – ... e nessuna influenza potrebbe esercitare ormai la vostra corte sulla mia compagnia...?

IL RE – Certamente no. Una volta usciti dal mio servizio, io non ho più alcun potere su di voi. Da ora in poi sarà il principe Costantino a pagarvi il soldo.

GENERALE (allegro)Leveremo le tende domattina all'alba, Maestà.

IL RE – Vi auguro buona fortuna. (Il re esce. Il generale cade in ginocchio, mentre Gutierrez non può trattenere uno scatto di dispetto)

GENERALE (salta in piedi esultante)Avete sentito, Gutierrez?... partiamo!

GUTIERREZ (tetro)La guerra è finita e io sono rovinato.

GENERALE (c.s.)Ormai, la marchesa Von Hauser non mi fa più paura!

GUTIERREZ (c.s.)A me non pensate, vero? come farò a pagare i soldati?... non mi resta altro scampo che la fuga.

GENERALE – Credo anch'io che non vi rimanga altro da fare. Ma anche voi, caro Gutierrez, potevate pensarci, prima di giocare a carte con uno sconosciuto.di passaggio.

GUTIERREZ – Oh, non a carte ho giocato, ma a dadi.

GENERALE (colpito)A dadi...? (piu' forte)... a dadi avete detto?!

GUTIERREZ (sorpreso per questo interesse)Sì, abbiamo giocato a dadi.

GENERALE (vivacemente)Conoscete il nome del vostro vincitore?

GUTIERREZ – No, non lo so.

GENERALE (ad alta voce)Lo so io, però... è il marchese Von Hauser!

VON HAUSER (entra lentamente dal fondo trastullandosi con l'occhialetto)Mi avete chiamato, generale?

GUTIERREZ (facendo l'atto di slanciarsi sul marchese)Eccolo colui che è fuggito con i denari della truppa!

GENERALE (trattenendolo)Calmatevi, Gutierrez... che cosa volete fare?

GUTIERREZ (infuriato)Dove sono i denari delle paghe? i miei quarantamila ducati?

VON HAUSER – Li avete giocati e li avete persi: che cosa pretendete?

GUTIERREZ – Ve li farò tirar fuori a qualunque costo!

GENERALE – Basta, Gutierrez! Così non otterrete nulla: lasciate fare a me. (Si avvicina a Von Hauser, poi, con calma)... Marchese Von Hauser, voi avete perfettamente ragione: il torto è del vostro avversario che non avrebbe dovuto giocare con i soldi delle paghe. Ma ormai l'errore è stato commesso e domani all'alba la compagnia di Gutierrez si schiererà davanti all'alloggio del furiere per pretendere il proprio soldo. Possiamo lasciare che si scateni la rivolta?

VON HAUSER – Che cosa pretendete da me? che restituisca la mia vincita al capitano Gutierrez?

GENERALE (con comica gravità)Sarebbe un nobile gesto degno di voi.

VON HAUSER – Sarebbe un atto contro natura. Non sono stato io a decidere la sconfitta di Gutierrez, ma qualcuno più in alto di noi.

GENERALE (riscaldandosi)Lascerete, allora, che scoppi una rivolta?... che i soldati facciano a pezzi il loro comandante?

VON HAUSER – C'è ancora una strada da prendere, prima di giungere a questo.

GENERALE – Quale strada?

VON HAUSER – Un gentiluomo che guadagna al gioco non rifiuta mai una rivincita.

GUTIERREZ (che non si aspettava questa proposta) Una rivincita...?

VON HAUSER – A mio avviso, è l'unico mezzo che rimane per sapere se il destino ha cambiato disegno nei vostri riguardi, se ha rinunciato a costringervi nella parte di capitano che fugge o in quella di capitano che muore assassinato dai suoi uomini.

GUTIERREZ – Una rivincita? L'accetto di buon grado, marchese. (Si avviano verso il tavolino da campo. Von Hauser fa ballare il dado nella mano, ma, a un tratto, si arresta)

VON HAUSER – Posso chiedervi con quali denari giocherete?

GUTIERREZ (imbarazzato)Che cosa volete dire?

VON HAUSER – Io giocherò i quarantamila ducati che vi ho vinto, ma voi quali denari userete, se le casse della vostra compagnia sono vuote?

GUTIERREZ (c.s.)Beh... giocherò sulla parola... non vi basta la mia parola?

VON HAUSER – Non mi basta.

GUTIERREZ – Come osate?!... la parola di un generale!

VON HAUSER – Perdonate, capitano, ma alle parole dei comandanti preferisco il metallo della truppa.

GENERALE (serio)Marchese Von Hauser, voi offendete il mio amico. Il capitano Gutierrez è un gentiluomo e, nel caso dovesse perdere, pagherà regolarmente.

VON HAUSER – Io non concedo rivincite a chi non ha denari per giocare... a meno che...

GUTIERREZ – ... a meno che...?

VON HAUSER – ... il vostro amico generale non garantisca per voi. Anche per noi domani è giorno di paga e nelle nostre casse c'è l'intero soldo della compagnia: sessantamila ducati.

GUTIERREZ (al generale)Amico mio, spero non mi rifiuterete questo favore!

GENERALE – Siete pazzo, Gutierrez? garantire per voi con i soldi della truppa?

GUTIERREZ – Eppure, l'avete detto proprio voi che, in caso di sconfitta, pagherò regolarmente...

GENERALE – Non ho detto, però, che ero disposto a dare garanzia al vostro avversario.

GUTIERREZ – E avete il coraggio di abbandonarmi in queste condizioni?

GENERALE – Chi vi ha detto di cacciarvi in questo imbroglio?

GUTIERREZ – E io che vi credevo un amico !... io che pensavo non avreste dimenticato quello che ho fatto per voi a Girifalco...

GENERALE – Non sono tenuto ad avere sentimenti di gratitudine per nessuno. Dite voi, Von Hauser, che cos'è la riconoscenza?

VON HAUSER – Un'abitudine plebea degna solo di servi e di animali. (Si ode come un lontano brusio. Il generale si guarda intorno con sospetto)

GENERALE – Che cos'è questo rumore?... lo sentite, Gutierrez?

GUTIERREZ – Sì, lo sento... non capisco...

GENERALE – E voi, Von Hauser, lo sentite?

VON HAUSER – Certo. E il rumore inconfondibile di un esercito in marcia.

GUTIERREZ (stupito) Un esercito?... quale esercito?

VON HAUSER – Il vostro, capitano.

GENERALE (spaventato)L'esercito di Gutierrez in marcia?... ma che cosa state dicendo?

VON HAUSER (sempre con la stessa calma)Le nostre compagnie non sembravano disposte a darsi battaglia, e io mi sono permesso di mettere in atto un piccolo piano personale.

GENERALE (soffocato dall'ira)Che cosa avete fatto?!... (Entrano Cristiano e Salardier che si dirigono di corsa verso il generale)

CRISTIANO – Le truppe del capitano Gutierrez hanno lasciato il castello e stanno dirigendosi, armati di tutto punto, verso il nostro campo!

SALARDIER – Ho già fatto schierare i nostri soldati in ordine di combattimento.

GENERALE (urlando)Nessun combattimento ci dovrà essere!... Avete capito?... La guerra è finita!

VON HAUSER (leggermente meravigliato)La guerra è finita? Dovevate avvertirmi per tempo, generale.

GENERALE (trattenendo a stento la collera)Che cosa vuol dire quello che succede? Come mai quei soldati vengono verso di noi?

VON HAUSER Quando ho visto il capitano Gutierrez entrare nell'accampamento, ho spinto il mio cavallo fino al castello di Boslavo e ho fatto circolare la voce che il comandante era fuggito nel nostro campo con i denari delle paghe: sapevo bene che i suoi soldati non avrebbero tardato molto a venirlo a cercare.

GENERALE – Maledizione!... proprio questo doveva venirvi in mente... Bisogna fermare quei soldati.

VON HAUSER – Io credevo di farvi un favore.

GUTIERREZ (spaventato)Sono perduto...i miei uomini mi faranno a pezzi.

GENERALE – Smettetela di piagnucolare: siete voi il responsabile di quello che accade.

GUTIERREZ – Ormai non mi resta che la fuga... spero, amico mio, che non mi rifiuterete un cavallo.

GENERALE – Volete andarvene e lasciare me in questo dannato imbroglio?! Se i vostri soldati non vi troveranno, accuseranno me di aver tenuto mano alla vostra fuga.

GUTIERREZ – Volete, dunque, consegnarmi nelle loro mani?!

GENERALE – Certo che lo farò, ma voglio prima assicurarmi che, dopo la vostra morte, non sospettino me di custodire il loro denaro.

GUTIERREZ – Miserabile ingrato, se non ci fossi stato io sareste crepato a Girifalco.

GENERALE – Io non ho mai avuto bisogno di un gaglioffo travestito da capitano di ventura.

GUTIERREZ – Otre pieno di vento!

GENERALE – Ladro della cassa della compagnia! (Stanno per gettarsi l'uno contro l'altro, ma il brusio che è diventato un vociare confuso, li fa guardare intorno impauriti. A Cristiano) Fermate le truppe di Gutierrez e cercate di calmarle. Dite che la guerra è finita e che il loro comandante non è fuggito, ma si trova qui in visita amichevole.

CRISTIANO – Se i fatti sono a questo punto bisognerà dire che la compagnia sarà pagata regolarmente.

GENERALE – Dite anche questo, basta che riusciate a fermarla. (Cristiano e Salardier escono. Il generale si avvicina a Von Hauser) Avete sentito? la compagnia deve essere pagata.

VON HAUSER (facendo ballare il dado nel palmo, con indifferenza) Accettate la rivincita, allora?

GENERALE (alzando il tono della voce)Voglio che restituiate immediatamente i quarantamila ducati.

VON HAUSER – Io non restituisco quello che ho guadagnato secondo la regola.

GENERALE – Volete che ci pensino i soldati di Gutierrez a riprendersi il loro denaro?

VON HAUSER Non illudetevi generale: i soldati sanno che il capitano Gutierrez è vostro amico ed è da voi che verranno a cercare la loro paga.

GENERALE (gridando)Saprò ben riavere quel denaro!

VON HAUSER – Vi consiglio di non farlo cercare nella mia tenda: sarebbe una fatica inutile, io non tengo il mio denaro in un luogo così poco sicuro. Inoltre si tratterebbe di un atto di prepotenza che mia madre disapproverebbe aspramente.

GENERALE – Vostra madre, eh!?... ormai avete finito di chiamarla in causa ad ogni momento!... se ancora non lo sapete, vi dirò che vostra madre non mi fa più paura!

VON HAUSER (leggermente meravigliato)La marchesa Von Hauser, alta dama di corte, confidente particolare di Sua Maestà Serenissima Ottaviano il Pio, non vi fa più paura?... è una cosa molto strana, generale. (il vociare è cresciuto. Il generale corre ai margini del palcoscenico per rendersi conto di quello avviene. Entra Cristiano di corsa)

GENERALE – Ma che diavolo sta accadendo?!

CRISTIANO – La situazione è peggiorata, generale: le nostre truppe si sono unite a quelle del capitano Gutierrez e protestano contro di voi.

GENERALE (impaurito) Contro di me?... e che c'entro io in tutto questo?

VON HAUSER (tranquillamente) Mi ero dimenticato di dirvi che, per rendere più verosimile il mio racconto, ho sparso la voce che, non solo il capitano Gutierrez era fuggito nel nostro campo, ma anche che si trovava qui sotto la vostra protezione.

GENERALE (mettendo la mano sull'impugnatura della spada) Miserabile impostore! (Nel momento in cui sta per slanciarsi avanti, uno scoppio più forte di grida frena il suo slancio) Ma è una rivolta, questa! (A Cristiano) Tornate in mezzo alle truppe e cercate di trattenerle... (Guarda verso Von Hauser)... dite che fra poco verranno distribuite le paghe... (Cristiano esce)

VON HAUSER Se ho ben capito, generale, avete intenzione di accettare la rivincita.

GENERALE (a denti stretti) Accetto la rivincita.

VON HAUSERIl capitano Gutierrez ha la vostra garanzia?

GENERALE (c.s.) Ha la mia garanzia.

VON HAUSER (a Gutierrez)In questo caso, sono ai vostri ordini. (Si avvicinano al tavolino e cominciano a giocare. Il generale assiste per un po' al gioco con grande apprensione, poi, richiamato dagli, scoppi di voci, corre ai margini del palcoscenico. Von Hauser, giocando) Vedete, capitano?... la sventura mi perseguita... ecco là: un altro due... a voi, ora... raddoppiate la posta?... avete una mano fortunata quest'oggi... ecco che avete riguadagnato metà della vostra perdita!... raddoppiate ancora?... sei... quattro... coraggio, capitano, siete ancora in vantaggio... triplicate? accettato... quattro volte?... bel colpo!... (Una leggera pausa: Gutierrez si allontana lentamente dal tavolo)... e con questo, capitano Gutierrez, avete perduto altri sessantamila ducati. (Le grida si fanno più forti, il generale corre verso il tavolo)

GENERALE (agitato) Bisogna pagare il soldo immediatamente: non è più possibile aspettare... (Si accorge dello stato di prostrazione in cui si trova Gutierrez)... che cos'è accaduto?

GUTIERREZ (desolato) Siamo nelle sue mani, amico mio: ho perduto di nuovo.

VON HAUSER (facendo un gesto)Da quella parte all'inizio del bosco ci sono due cavalli a vostra disposizione.

GUTIERREZ – E' meglio andare prima che sia troppo tardi.

GENERALE (alzando a poco a poco la voce) E voi credete che io, quando ho accettato la rivincita, avessi intenzione di pagare, in caso di sconfitta?... voi credete che io sia disposto a lasciare il campo a questo miserabile intrigante?... (Fa per sguainare la spada)

VON HAUSER (con un gesto rapido e solenne alza la mano nella quale tiene chiuso il dado; la sua voce s'è fatta all'improvviso tagliente)Fermo là, generale...io stringo in pugno un'arma tremenda... basta che la lasci cadere per potervi dire con precisione quello che vi aspetta... badate, generale! Io getto questo e i soldati si avventeranno su di voi... e fra poco sarete impiccati a quest'albero... oppure riuscirete a raggiungere i cavalli ma sarete strappati a terra e finiti a colpi di mazza... non lasciatemi aprire la mano, generale!... (Il generale, impressionato, ha fatto qualche passo indietro, ma con uno sforzo di volontà riesce a sguainare la spada e a tornare avanti)

GENERALE (minaccioso)Le vostre chiacchiere non mi fanno paura, Von Hauser...

VON HAUSER (con prontezza e brutalità)E la forca del re per chi non paga i debiti di gioco, non vi fa paura?

GENERALE – Né il re né vostra madre mi fanno più paura, ormai: siamo usciti dalla loro influenza. Domattina all'alba le nostre compagnie partiranno per il mezzogiorno: passiamo agli ordini del principe Costantino!

VON HAUSER (con uno scoppio di risa violento e crudele) Ah, ah, ah... ecco che si rivela la vostra natura plebea!... Se conosceste la discendenza delle maggiori famiglie, sapreste che il principe è un Von Kringer... proprio come mia madre che è sua prima cugina. Sono cresciuti insieme fino all'età di quindici anni e si amano come fratello e sorella... e voi credete di essere al sicuro?... ah, ah, ah,... se mia madre alla corte di Ottaviano gode di autorità e di prestigio, in quella di Costantino i suoi desideri sono leggi. Non illudetevi di esservi sottratto alla sua influenza... il principe Costantino spianerebbe una montagna per farle piacere... ah, ah... (Von Hauser volta le spalle con disprezzo al generale, facendo ballare il dado nella mano. Le grida dei soldati sono aumentate: Gutierrez, spaventato, si afferra al generale costringendolo a retrocedere, quindi a fuggire. Cristiano entra di corsa)

CRISTIANO – Generale... la situazione... è disperata... (Si guarda attorno, poi, a Von Hauser)... dov'è il generale?

VON HAUSER (tranquillamente)E' partito poco fa insieme con il capitano Gutierrez... dopo aver affidato a me il comando delle truppe. Da questo momento io assumo la guida delle due compagnie...

CRISTIANO – Voi!?...

VON HAUSER – ... e vi nomino mio aiutante di battaglia.

CRISTIANO – Grazie, marchese... (Correggendosi)... generale.

VON HAUSER – Meglio marchese. Chiunque può diventare generale. Comunicate alle truppe queste variazioni, informandole della partenza di domani. Provvedete a far distribuire le paghe, tanto alle truppe di Gutierrez quanto alle nostre. Che il furiere incominci a pagare con i sessantamila ducati che ha nelle casse: fra breve invierò i quarantamila ducati mancanti.

CRISTIANO – Sarà fatto, marchese.

VON HAUSERDite anche allo scrivano che lo sto aspettando. (Cristiano esce. Von Hauser passeggia accomodandosi con qualche colpetto della mano le trine del vestito)

 SCRIVANO (entrando)Mi hanno detto che il generale ha bisogno di me.

VON HAUSER – Sono io il tuo generale: siedi e scrivi. (Lo scrivano esegue. Von Hauser passeggia dettando)... "Essendo in corso la guerra contro il marchesato di Boslavo, a causa della inettitudine dei comandanti, la rivolta scoppiò in mezzo alle truppe dei due eserciti... Tutto sarebbe stato perduto senza l'intelligenza e il valore del marchese Von Hauser che, con mossa abile e coraggiosa... (Fa ballare il dado nella mano)... a rischio della propria vita, riuscì a sedare la rivolta, a riunire le truppe dei due eserciti in una unica compagnia di ventura..." (Il vociare dei soldati è intanto cessato. All'improvviso si ode un acuto strillo di donna, quindi Vanna entra correndo, andando a stringersi contro Von Hauser: dietro di lei viene la 1a ordinanza)

VANNA Salvatemi, eccellenza, abbiate pietà...

VON HAUSER (la guarda attraverso l'occhialetto) E da che cosa dovrei salvarti, se è lecito?

VANNA – La mia vita è in pericolo, eccellenza... mi vogliono uccidere...

VON HAUSER (l'accarezza per calmarla)E chi può avere il coraggio di allungare la mano verso di te, se non per bagnarla in mezzo ai tuoi capelli... (Esegue i movimenti che descrive)... oppure per accarezzare il velluto delle tue guance... o provare la dolcezza del tuo collo... (Vanna, per un istintivo moto di pudore, chiude la mano fra la spalla e la guancia) chi è mai cosi insensibile di fronte a tanta bellezza? chi osa minacciare la tua vita?... questo soldato, forse?... (All'ordinanza)... vieni avanti... è vero quello che dice questa ragazza?... sei tu la causa dei suoi timori?

1a ORDINANZA – Io non voglio farle del male, marchese... voglio solo sposarla.

VON HAUSER (a Vanna)Hai sentito? Questo soldato non vuole ucciderti, ma sposarti. Io non conosco quale opinione tu abbia in proposito, tuttavia dovrai convenire che fra il matrimonio e la morte c'è pure qualche differenza.

VANNA – Ho paura, eccellenza, ho paura...

VON HAUSER – Anche ora che sei sotto la mia protezione?

VANNA (sorridendo graziosamente) Ora no, eccellenza.

VON HAUSER (all'ordinanza)Dimmi, dunque, con quale diritto pretendi la mano di questa ragazza?

1a ORDINANZA – Ha detto di amarmi, marchese.

VON HAUSER – E credi che basti? credi che una parola d'amore possa costituire un impegno?

1a ORDINANZA... E poi, sono stato il primo a vederla.

VON HAUSER – Una moneta per terra non appartiene a chi l'ha vista per primo, ma a chi per primo l'ha raccolta.

1a ORDINANZA Allora non ci sono dubbi... sicuro: proprio ieri, nel boschetto di agrifogli, sarebbe potuta esser mia.

VON HAUSER – Non mi sembra di averti visto fra quei sei... comunque, se c'eri, questa donna sarebbe potuta esser tua per la sesta parte di mezz'ora che è la quarantottesima parte del giorno che è la trecentosessantacinquesima parte di un anno, che è un solo anno di vita umana... riporta questa misura sul suo corpo e prendi quello che ti appartiene... che cos'è?..un. filo dei suoi capelli?

1a ORDINANZA Questa donna è mia, marchese.

VON HAUSER (solletica Vanna con l'occhialetto) Tu non hai proprio niente da dire?

VANNA (dondolando il corpo con civetteria) Io farò tutto quello che l'eccellenza vostra comanda.

VON HAUSER (all'ordinanza)Allora, poiché questa ragazza non ha ancora preso la sua decisione e poiché nessuno dei diritti che tu vanti sembra sufficiente, non resta che affidarsi a una giustizia più alta della nostra... (Fa ballare il dado)... Qua sopra ci sono sei numeri. Scegli quelli dall'uno al tre o quelli dal quattro al sei?

1a ORDINANZA Dal quattro al sei. (Von Hauser toglie l'elmo al soldato, getta il dado in aria e lo raccoglie nell'elmo rovesciato)

VON HAUSER – ... Due... (Ha ancora l'elmo immobile fra le mani... l'ordinanza spinge lentamente la testa avanti. Grave) Non hai fiducia nella parola del tuo comandante? (Toglie il dado e restituisce l'elmo) Vai pure, adesso. (L'ordinanza esce. Von Hauser si avvicina a Vanna)

VANNA (con finta ingenuità)Anch'io debbo andar via, eccellenza?

VON HAUSER – Non è più possibile, ormai: il due era il numero che io avevo scelto prima che il dado ricadesse nell'elmo.

VANNA (felice)Allora, la sorte avrebbe deciso che...?

VON HAUSER – Che tu resti sotto la mia protezione.

VANNA – E se invece del due, fosse uscito un altro numero... il tre, poniamo?

VON HAUSER (tranquillo)Allora, il tre sarebbe stato il numero che io avrei scelto precedentemente... non c'era nessun motivo per interrogare il fato per questo caso: il destino s'era già pronunciato gettandoti nelle mie braccia tenera e trepidante come una tortora inseguita dal falco.

VANNA – E se per caso fosse uscito il quattro, o il cinque... oppure il sei?

VON HAUSER (sorridendo)Ma credi forse che io abbia letto quale punto era segnato sulla faccia di quel dado? era assurdo che quel soldato chiedesse alla sorte se tu dovevi appartenergli... da quando in qua gli asini mangiano il fieno? Un contadino può gettare il dado e domandare se nell'annata farà un buon raccolto, non se diventerà imperatore.

VANNA (timida)Allora, eccellenza, debbo farvi una confessione... se per caso fosse uscito il quattro, il cinque, oppure il sei, vi avrei chiesto di gettare nuovamente il dado per sapere se dovevo accettare oppure no... e se avessi perduto di nuovo...

VON HAUSER – (interrompendola, sorridendo)Vedo con piacere che sai servirti in modo esemplare dei mezzi che gli dèi hanno dato agli uomini per aiutarli nella loro esistenza... (Come per dimostrare quello che ha detto, facendo ballare il dado)... vuoi che lo getti ancora per avere la conferma di quello che è stato deciso?

VANNA (pronta) Oh, no, eccellenza: non ho alcun dubbio in proposito.

VON HAUSER (sorridendo) Naturale. Quando il responso è favorevole, non si torna dalla sibilla. Vuoi che legga nel futuro se tu mi sarai fedele?

VANNA (stringendosi sapientemente al braccio di Von Hauser)Oh, no, eccellenza... io vi giuro...

VON HAUSER – Perfetto! .... e dimmi, adesso: poco fa, avevi veramente paura?

VANNA (c.s.) Oh, sì, eccellenza... tanta paura... che voi non vi accorgeste di me.

VON HAUSER (bonariamente)Piccola briccona, ti sei burlata di me, dunque?

VANNA – Io burlarmi di voi?... non avrei mai osato, eccellenza... (Intanto, alle spalle di Von Hauser,manda baci alla 1a ordinanza che fa capolino. Le luci cominciano ad attenuarsi) E ora potrei chiedervi una grazia?

VON HAUSER – Di che si tratta?

VANNA – Quel soldato che era qui non vorrei più vedermelo di fronte finché rimarrò... sotto la vostra protezione... sarebbe imbarazzante per me, voi capite...

VON HAUSER Darò ordine di farlo impiccare.

VANNA (pronta)Oh, no, eccellenza !... ne avrei troppo rimorso. Basterà che lo scacciate dalla compagnia... magari con un foglio di congedo.

VON HAUSER – E' una punizione un po' singolare, ma poiché sei tu a chiedermela non posso rifiutarmi.. (Allo scrivano)... ehi, tu, prepara un foglio di congedo... (Mentre lo scrivano esegue l'ordine, a Vanna)... spero che anche tu sarai altrettanto pronta a esaudire i miei desideri.

VANNA – Oh! Eccellenza, sono sicura che per tutta la vita vi ricorderete di me. (Von Hauser si avvicina al tavolo dello scrivano e applica il suo sigillo al foglio di congedo.)

VON HAUSER – (allo scrivano) Vai a consegnarlo al soldato che è uscito poco fa. (lo scrivano esce. A Vanna indicando) Quella laggiù è la mia tenda... vai pure ad aspettare là dentro: io verrò fra poco.

VANNA – A fra poco, eccellenza. (si avvia lentamente verso il fondo. Da sinistra entra la 1a ordinanza con il foglio di congedo in mano. I due, alle spalle di Von Hauser, si abbracciano ed escono da destra. Von Hauser s'è avvicinato al boccascena e guarda intorno a sé. Entra Cristiano che si dirige verso il marchese.)

VON HAUSER – Venite per i quarantamila ducati, Cristiano?

CRISTIANO – No, marchese: è già tardi e ho fatto sospendere i pagamenti. Riprenderemo domattina prima della partenza.

VON HAUSER – E anche questa giornata è finita. Il sole sta tramontando in mezzo al bosco, tingendo di rosso le mura del castello di Boslavo e le tende del nostro campo... Domani all'alba la nostra compagnia si metterà in marcia per raggiungere le terre del principe nostro cugino... In cielo s'è già accesa la costellazione di Orione, cara agli amanti e a coloro che navigano: fra poco tutto intorno calerà il silenzio del sonno... Andate a riposare anche voi, Cristiano... voi che lo potete... (guarda verso la sua tenda)... io, stanotte, credo che dormirò assai poco... devo studiare con attenzione la marcia di trasferimento della compagnia (Cristiano saluta mettendosi sull'attenti ed esce. Von Hauser si avvia verso la sua tenda aggiustandosi con qualche colpetto della mano le trine del vestito. Davanti alla tenda)... Vanna... Vanna!... (nessuno risponde; Von Hauser entra nella tenda)... Vanna... dove sei?... (esce dalla tenda e grida)... Vanna... Vanna! (si dirige verso destra chiamando; la sua voce si allontana fino a spegnersi.)

 

Le luci aumentano a poco a poco: è l'alba. Squilli di tromba: il campo si risveglia. Una marcetta militare: le truppe lasciano la zona. Passano sul fondo gli stendardi della compagnia. Mentre il suono delle trombe e dei tamburi si affievolisce, compaiono Vanna e la 1a ordinanza che veste ora un abito da contadino.

L'ordinanza fa cenni di saluto verso le truppe ormai lontane agitando il foglio di congedo e, intanto, con un braccio tiene stretta a sé la ragazza.

 

 

 

SIPARIO

 

 

 

 

 

 

 

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