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G R A N D A N G O L O

 

(Monologo)

 

 

 

 

[Testo tutelato dalla Società Italiana degli Autori e degli Editori (S.I.A.E.)]

 

 

 

 

Un gioco di scatole cinesi, ognuna delle quali, aprendosi, ne contiene un’altra, fino a trovare nell’ultima la verità: una piccola, amara verità di solitudine e di innocenza.

 

Durata: atto unico

Genere: drammatico

Monologo (1 donna)

 

 

 

 

 

 

 

Stanza di soggiorno. In fondo la porta d’ingresso, a destra quella della cucina e a sinistra quella della camera da letto. In primo piano un tavolino.

L’orientamento delle porte è da rispettare anche nel caso si dovesse recitare su un palcoscenico nudo.

Valeria entra dalla porta di fondo, ma rimane sulla soglia, parlando con qualcuno che l’ha accompagnata.

 

 

 

Valeria

 

 

… No, ti prego, non posso… fra poco tornerà mio marito, non posso farti entrare… su, sii buono… tornerà da un momento all’altro, cerca di capirmi… no, ora non è possibile, neppure per un momento… verrò ancora io domani pomeriggio da te… te lo prometto… e va bene!… uno solo però, e svelto, svelto…

(rumore di bacio)

… a domani, caro...

(Valeria entra completamente, chiude la porta e viene avanti. Passa davanti alla porta di sinistra e si accorge che è socchiusa; dà uno sguardo nella stanza e trasale: la voce le muore in gola)

… Paolo!… sei… sei già qui?!…

(si sente mancare, ma lotta disperatamente per non cadere; riesce ad avvicinarsi al tavolino e a deporre la borsetta)

… pe… perché a quest’ora?… non è mai accaduto, non ti… ti senti bene?… non è che hai lasciato l’ufficio perché stai male, vero?… o forse oggi è…

(prende un’agenda sul tavolino e la sfoglia febbrilmente)

… oggi è sabato, e io non lo sapevo!… e il sabato pomeriggio tu non vai in ufficio!…io pensavo che fosse venerdi, altrimenti non…

(“che cosa diavolo stava per uscirle di bocca?”)

… altrimenti non sarei andata in giro per i negozi… “come faccio ogni sabato” vuoi dire?… già, come faccio ogni sabato, ma sapendo bene che è sabato… oggi, invece, ho fatto il giro del sabato credendo che fosse venerdi…

(“sarà stata creduta?”. Va a dare una sbirciatina alla porta della camera)

Non stai male, vero, Paolo? … mi fa un certo effetto vederti lì seduto in poltrona, immobile… e senza nemmeno il giornale davanti…

(ritorna al centro. “Avrà sentito tutto, oppure no?”)

Quanta gente in giro per i negozi!… me ne sarei dovuta accorgere da quello che oggi è sabato e non venerdi…

(si avvicina alla porta d’ingresso: “bisogna verificare se di qui la voce arriva nell’altra stanza”)

… ma da un po’ di tempo mi accorgo di aver perduto concentrazione…e memoria, anche: dimentico i cognomi, i numeri di telefono e sono capace di leggere una colonna di giornale senza sapere che cosa ho letto… eh, sì, gli anni passano! … figùrati che l’altro giorno non riuscivo a ricordare la data del tuo compleanno, ci ho pensato un’intera mattinata prima di farmela tornare alla mente… il 18 settembre… perché è il 18 settembre, vero?

(aspetta una risposta che non viene. Torna alla porta della camera)

Paolo… mi senti, Paolo?… stai proprio bene?… mi guardi in un modo che… anzi, non mi guardi neanche, mi attraversi con lo sguardo: il mio corpo interrompe incidentalmente la traiettoria che parte dai tuoi occhi… per arrivare dove?… Posso fare qualcosa per te?… rispondimi, per piacere… una sola parola, Paolo!

(“forse, meglio simulare disinvoltura.” Si muove nella stanza aggiustando libri e oggetti sui mobili)

… e va bene, non ti va. Non è il giorno giusto, ti capisco. Oh, se ti capisco! Anch’io, sai, certe volte a scuola non avrei voglia di aprire bocca… chissà cosa lo pagherei un po’ di silenzio! Strano, vero, desiderare con tutte le tue forze una cosa così semplice… e non poterla ottenere mai, perché a scuola con i ragazzi non si può stare a bocca chiusa neppure per mezzo minuto. Tu non hai un’idea di come sia una scuola oggi… non è più come ai tuoi tempi, sai… oggi hanno trovato che i giovani devono potersi esprimere con più libertà… ma non c’è bisogno che te le dica io certe cose: le avrai lette chissà quante volte sul giornale… un’esperienza diretta come la mia, però, è un’altra cosa, ti garantisco… Ma, in fondo, forse è meglio così… l’ho detto anche all’ultimo consiglio dei professori: lasciamoli pure scorrazzare liberi questi ragazzi, come puledri su un prato; quando avranno consumato le loro energie torneranno docili e potranno essere ricondotti facilmente alla stalla… Sembra una visione un po’ reazionaria, vero? e invece è realistica. Non è successo sempre così?… Ma guarda un po’ dov’è andato a finire il discorso, sui problemi pedagogici!… chissà che cosa interessano a te, caro… come se, di punto in bianco, tu ti mettessi a parlare di questioni finanziarie, ti mettessi a raccontarmi di banche, azioni, obbligazioni…

(improvvisamente, con voce dolorosa)

… perché non me ne parli… almeno di quello!… io ti ascolterei, sai, senza fiatare, per ore e ore, senza il minimo cenno di stanchezza… cercherei di capire quello che dici, e anche se non capissi niente, mi basterebbe ascoltare il suono della tua voce per essere felice, caro…

(va ancora a gettare un’occhiata oltre la porta, poi torna la centro. “Ubriacarlo di parole, ubriacarsi di parole”)

… non fa nulla, io posso aspettare: sono una donna paziente, io, l’avrai notato anche tu, dopo tanti anni.

Va bene che gli uomini non rilevano certe sfumature nel carattere delle persone che hanno accanto… e i mariti, in modo particolare. Quanti mariti, per esempio, possono dire di conoscere bene la propria moglie?… ma proprio bene, dico, in tutti gli angolini della sua personalità, le pieghe della sua coscienza?… dici che non è necessario? Sì, lo so, tu non hai detto niente, ma lo pensi. Sono sicura che questa è la tua idea: non occorre esplorare in profondità; basta conoscere le linee fondamentali del carattere per capire la categoria che abbiamo di fronte, per poter inquadrare il soggetto nel suo…

(s’interrompe e sorride)

… senti, senti che cosa vien fuori quando meno te l’aspetti: “inquadrare il soggetto”… che linguaggio da burocrati!… mi sembra d’essere a scuola, quando scrivo i giudizi del quadrimestre… ahi, ahi, rieccoci con la scuola!… ma non riesco mai a dimenticarla? è proprio una palla al piede che mi trascino dietro!… scusa, caro, è stato per quella frase da carta ammuffita. Bisogna stare attenti che quel tipo di linguaggio non venga fuori a sporcare tutti i nostri discorsi… già! ma perché non succede alla rovescia, te lo sei mai chiesto? Perché il nostro modo di parlare semplice e colorito, non riesce a penetrare in certi ambienti e a spazzar via quel vecchiume mummificato di parole e di frasi usate dalla burocrazia? Il rispetto che emana dalla loro venerabile età? No, c’è dell’altro, sono sicura. Io credo che il brutto, il cattivo, l’antiestetico abbiano una straordinaria virulenza, un’eccezionale capacità di espansione, tali da mettere in pericolo il nostro equilibrio… Bisogna costruire barriere contro il disarmonico e il cattivo gusto, battersi a fondo per contrastare quest’avanzata che rischia di travolgerci… prendi il nostro caso, per esempio: una buona qualità in noi, il più delle volte resta isolata, ignorata, mentre un difetto, se non vi si pone rimedio, ingigantisce piano, piano, fino a conquistare il dominio delle nostre azioni. Io dico che…

(s’interrompe e sorride)

… mi sembra d’essere diventata un predicatore, non ti pare? È facile lasciarsi trasportare quando si parla di qualcosa che ci sta a cuore: ti senti riempita da nobile sdegno e…

(un attimo di silenzio)

…perché me l’ero presa tanto… oh, bella! non riesco più a ricordare da dove era partita la predica… guai a perdere il filo del proprio sdegno! bisogna consumarlo tutto, e subito, altrimenti ti cola fra le mani, come un cono gelato… Dunque, dov’ero rimasta?… ti è mai capitato di dover riprendere un discorso e di non sapere a cosa agganciarlo?… ecco, adesso sono con il capo di una corda in mano, e non so a chi devo passarlo… almeno potesse servire a te per tirarti fuori dallo stato in cui ti trovi…

(ritorna a sbirciare alla porta)

…no, non c’è pericolo… Paolo!… Paolo, mi senti? mi fa un certo effetto vederti così, con gli occhi fissi davanti a te… ce l’hai con me?… ho capito: hai qualcosa da rimproverarmi. Che cosa può essere?…

(“è inutile girare intorno al problema; forse è meglio affrontarlo”)

… aspetta! ..sei tornato dall’ufficio e non mi hai trovata in casa e, soprattutto, non hai trovato nulla di pronto… Credevo che fosse venerdi, te l’ho detto; non sapevo che saresti tornato a casa per il pranzo, e quando non ci sei per me non preparo mai nulla: mi accontento di quello che trovo in frigorifero… oppure non torno neppure a casa e mangio un panino in un bar, come ho fatto oggi, mentre aspettavo l’apertura dei negozi… Perdonata?… non vuoi darmi l’assoluzione?…

(una sbirciata oltre la porta)

… niente da fare: sedia elettrica!…

(“affrontare il problema” avevi detto “ma ci stai ancora girando intorno”)

… ma forse che tu -guarda un po’ che cosa m’è entrata in testa- forse che…? Mi viene da ridere a pensarci… e mi vergogno un po’ anche… ma è un’ipotesi come un’altra e non la devo scartare… e, del resto, perché no?… più che ci penso ora e più che mi sembra possibile… di’ la verità, Paolo: mi hai sentita arrivare e mi hai ascoltata mentre parlavo con quel tale che ho incontrato per le scale… quel tizio che sta all’ultimo piano… come si chiama… quello che fa il radiotecnico… stai a vedere che è proprio per quello!…

(passeggia torcendosi le mani)

… sì, perché ora che ci ripenso, che risento le parole che ho detto, capisco che l’equivoco era possibile per uno che ascoltava soltanto, senza conoscere la situazione…

Ma guarda che strano! … parole così, dette a caso, che si compongono a formare un tessuto ambiguo… e tu magari hai creduto che…? oh, povero Paolo!… ora capisco il tuo atteggiamento, capisco perché te ne stai lì immobile, folgorato su quella poltrona … tu hai creduto che fra me e quel signore…? via!… ma ti pare possibile?!… Sai, da un certo punto di vista, potrei anche sentirmi lusingata: vuol dire che mi giudichi ancora una donna piacente, una donna che può essere ancora desiderata… ma sospettare che abbia intrecciato una relazione, proprio nello stesso stabile dove abitiamo… come hai potuto pensarlo?… sarebbe anche di cattivo gusto, non trovi?… Povero Paolo! Come devi aver sofferto in questi ultimi minti!… perché tu ci tieni alla tua mogliettina, vero?… anche se torni a casa stanco dall’ufficio, e non ti va di parlare, e non pensi che a leggere il giornale e a guardare le partite di calcio in TV… anche se la trascuri un po’ questa moglie, il pensiero di poterla perdere ti angoscia, vero?… No, non c’è questo pericolo, nessuno ha preso il tuo posto nel mio cuore… si è trattato solo di un equivoco, di parole innocenti che, per un bizzarro accoppiamento voluto dal caso, hanno assunto un significato compromettente… Ma sono pronta a darti tutte le spiegazioni, a passar la spugna sulle fantasie che hanno affollato la tua mente. Allora, da dove incominciamo?…

(“è difficile affondare il coltello nella piaga, molto difficile”)

… Dunque, in fondo alla scala ho incontrato quel tizio che sta all’ultimo piano… come si chiama?… non riesce a venirmi in mente il cognome… insomma, quello che ripara le radio e i televisori… l’ho incontrato e ci siamo messi a chiacchierare, salendo le scale… ci conosciamo da tanti anni… allora mi è venuto in mente che il nostro televisore funziona così male, fischia, gratta… lo sai, no?… e così gli ho detto che, un giorno o l’altro, gliel’avrei portato per farlo mettere a posto… lui voleva venire subito a prenderlo, ma io non l’ho fatto entrare… cosa vuoi, con la casa tutta in disordine… “fra poco tornerà mio marito” gli ho detto “devo preparare la cena”… questo, anche se non l’ho detto, l’avrà capito da solo… “domani pomeriggio verrò io su da te”… con l’apparecchio, è sottinteso… “ancora”?… già… per l’esattezza gli ho detto “verrò ancora io domani”… sì, perché su da lui c’ero già stata… qualche giorno fa… sempre con l’apparecchio, s’intende… ma non l’avevo trovato… Tutto qui. Come vedi, niente di trascendentale o di… Dio ne guardi, di peccaminoso… Ah, tu, magari, ti chiedi perché gli do del “tu”?… beh… insegna anche lui in una scuola per radiotecnici… è, in qualche modo, un mio collega, no?… Poi, tu avrai certamente sentito quel rumore strano che ho fatto con la bocca… e che di lì, dalla tua poltrona, che so, poteva magari far pensare al rumore di un bacio… ma ti pare possibile, Paolo?… mi ci vedi, tu, davanti alla porta di casa, distribuire baci al primo che càpita?… ma tu forse l’hai pensato, eh?… ecco spiegato perché sei piombato in quello stato… No, non c’è stato nessun bacio, stai tranquillo: ho chiamato soltanto il gatto dei vicini che passava sul pianerottolo…

(esegue con le labbra il rumore relativo)

… quel bel micione color caffellatte, l’avrai visto anche tu chissà quante volte... è così simpatico!… e ha imparato anche a conoscermi, sai… quando mi vede salire le scale mi corre sempre incontro, e io ho sempre qualcosa per lui… oggi, per esempio, avevo un biscotto e gliel’ho dato… “uno solo, però” gli ho detto… e tu l’avrai sentito… Ah, c’è anche il “caro”… avrai sentito anche quello, no?… effettivamente, quando quel tizio se n’è andato, ho detto “a domani, caro”… perché questa confidenza? Ma perché non ricordo il suo cognome, te l’ho detto: Regutti, Righetti, Reguitti, o come diavolo si chiama… e non volevo fare una figuraccia. “A domani” gli avevo detto, e avrei potuto anche fermarmi lì, solo che quel “a domani” finiva con una piccola scivolata, proprio quella che precede un cognome. Capisci? Non era un “a domani” asciutto, conclusivo: era un “a domani” aperto, anzi spalancato… e chi se l’aspettava quell’improvvisa amnesia!… così ho dovuto chiudere alla meglio, con una di quelle parole che vanno bene per tutte le occasioni, con un ”caro”, appunto. Tutto qui. Soddisfatto?… ho risposto a tutte le domande, mi sembra, anche se non mi avevi domandato proprio nulla… esplicitamente, almeno… ma c’era il tuo silenzio, la tua immobilità da interpretare… e quegli occhi sbarrati nel vuoto… Ora è passato tutto, vero?… l’adultera ha confessato il suo delitto…

(ride)

… ma tu mi ci vedevi davvero nei panni di un’adultera?… via, siamo seri: ti pare che una come me possa…? Intendiamoci, non perché sia da buttar via, eh no…, se è per questo, occasioni non mi mancherebbero… mi accorgo anch’io del modo con il quale guardano certi uomini…, ma un’adultera, secondo me, ha una fisionomia speciale…

(ci ripensa)

… e perché, poi? è così facile diventare un’adultera... basta… sì, va bene, basta quello… ma per fare quello bisogna volerlo, e per volerlo bisogna essere fatta in un certo modo… almeno, credo… oppure, no?… L’adulterio può essere consumato anche con la mente, non solo col corpo… anzi, quest’ultimo è il meno importante, nonostante che tutti tengano conto solo di quello… No, non ci sono facce d’adultera, ci sono situazioni diverse che portano le donne al tradimento… e quasi sempre la colpa è solo dell’uomo. Insomma, l’adulterio della donna sta scritto sulla faccia del marito… o sbaglio?… Perché non mi aiuti tu, Paolo?… perché non mi dài una mano a venir fuori da questo pasticcio?… Cosa devi fare?… intanto potresti guardarti allo specchio…

(ride)

… sto scherzando, lo capisci, vero?… sai, è meglio che metta le mani avanti, perché non sono sicura che tu sia molto portato verso l’umorismo… sei più facile a prendere le cose sul serio, a drammatizzare… bastava vederti poco fa, di fronte al banale equivoco che s’è presentato, quel bisticcio di parole e di suoni che avrebbe potuto far pensare, che so… anche… ma sì, diciamolo pure…, ad una scappatella extraconiugale… e tu lì, immobile sulla poltrona, paralizzato dall’improvvisa rivelazione, trincerato dietro il risentimento dell’onore offeso, della fiducia tradita… ma è mai possibile guardare i casi della vita con tanto pessimismo? Ed avere anche un’opinione così cattiva di tua moglie… Ma non ne parliamo più: ormai tutto è passato, vero?

(va a dare un’occhiata oltre la porta e ha un gesto di sconforto)

… non è passato niente!… Calma, però, calma!… non è cambiato nulla, ma io non mi abbatto lo stesso e continuo a sperare. Ci vuole pazienza: non si può pretendere un cambiamento a vista… deve esserci il tempo per riprendersi, ripensare alle spiegazioni ricevute, accettarle … poi piano, piano la verità si fa luce e la ragione riprende il sopravvento… io non ho fretta, sai, Paolo: mettici pure tutto il tempo che ci vuole… intanto preparerò qualcosa per cena… che cosa ti andrebbe di mangiare?

(va avanti e indietro dalla cucina)

… non hai preferenze?… lasci fare a me? Lo so che ti accontenti facilmente… ah, su questo non posso davvero lamentarmi: siedi a tavola e mangi quel che c’è… anche perché -e ti rivelo un segreto- io cerco sempre di interpretare i tuoi gusti. Sì, è vero che mangi di tutto e non ti lamenti mai, ma c’è quello che ti piace di più e quello che ti piace di meno… non lo capisco solo dall’appetito con cui mangi certe pietanze, ma anche da come le guardi… a una moglie non sfuggono certi particolari, te l’ho detto… guardiamo un po’ che cosa c’è in frigorifero… cosa ne diresti di una buona frittata con prosciutto e formaggio? Va bene anche per te, vero? lo so, l’ho osservata, sai, la luce che si accende nei tuoi occhi davanti alla frittata con prosciutto e formaggio… luce che non si accende, per esempio, davanti al passato di verdura… sbaglio, oppure no?

(va a dare un’occhiata oltre la porta e ha un gesto di scoraggiamento)

… buio assoluto!… Paolo, mi senti, Paolo?… io non ce la faccio più. Non puoi continuare a trattarmi così, come se non mi vedessi, come se io non parlassi, e la mia voce fosse un rumore qualsiasi da non ascoltare, come quello che viene su dalla strada… Non so più andare avanti, Paolo: è da quando sono entrata che sto cercando un equilibrio, e ora non ce la faccio più, ora mi lascio scivolare giù dal filo, e poco importa se cado sulla pista e mi rompo le ossa… Non credi a una parola di quello che ti ho detto…, hai ragione: non c’è una parola di vero… un’accozzaglia miserabile di bugie di cui mi vergogno, non erano state preparate, ecco perché sono apparse così goffe, così inattendibili… ma non ho avuto il tempo di trovare qualcosa di meglio e così, su due piedi, sono state le prime a venirmi sotto mano… ho sbagliato tutto, perdonami… quando, entrando, mi sono accorta che tu eri in casa e che certamente avevi sentito tutto, avrei dovuto gettarmi ai tuoi piedi e raccontarti la verità… e non andare disperatamente in cerca di giustificazioni ridicole, pietose… inutili per farti riacquistare la tranquillità, capaci invece di far aumentare la tua irritazione, il tuo sdegno. Mi stai ascoltando, Paolo?… ti parlo di qui, perché non sarei capace di starti di fronte in questo momento: non troverei la forza di dirti quello che hai diritto di sapere… così è come se parlassi a me stessa: una confessione a voce alta… oppure il racconto di una storia che non mi appartiene… Mi sono lasciata accompagnare da un uomo poco fa, l’hai sentito anche tu… e non era il poveraccio che sta all’ultimo piano, quello sono stata costretta a tirarlo in ballo per colpa del guazzabuglio di giustificazioni che avevo messo in piedi… questo è un sociologo che ho conosciuto qualche giorno fa: era venuto a parlare con gli studenti… è scapolo e vive da solo… oggi sono stata a casa sua, ma non è successo niente di serio fra noi, puoi credermi: tutto è rimasto a un livello piuttosto ingenuo… ma che importanza ha? Sarebbe potuto succedere se avesse insistito un po’ di più, oppure sarebbe successo domani se davvero fossi tornata da lui, come gli avevo promesso. Continui a tacere, Paolo? Non mi investi con la tua collera, non mi ricopri di insulti?… sarebbe più facile per me andare avanti a raccontare… così è agghiacciante come in una sala chirurgica: amputare dei pezzi di me stessa con la convinzione di averli perduti per sempre, e che niente ritornerà come prima… Come è incominciato? sto chiedendomelo anch’io… a volte camminiamo senza rendercene conto, e quando ci troviamo in fondo alla strada, ci domandiamo come abbiamo fatto ad arrivarci… Dov’è incominciata la mia strada?… ecco, sì, da una domanda: “le piace la poesia spagnola?”… aveva riconosciuto il libro che portavo sotto il braccio… anche lui ama la poesia: “ho un’antologia di poeti catalani contemporanei che vorrei farle conoscere… gliela porterò domani”… ecco, è incominciato così, senza alcuna premeditazione. Perché non ho interrotto i rapporti quando mi sono accorta che qualcosa stava cambiando? Leggerezza, soltanto leggerezza… lo strano fascino che viene su dal pericolo, l’amore per i giochi di equilibrio, la presunzione di riuscire a dominare gli avvenimenti, di essere la più forte… e poi, dopo tanti anni, la curiosità di sapere se siamo ancora in grado di suscitare l’interesse di un uomo, e la sconvolgente scoperta di poter essere ancora desiderata… Non è solo una confessione, questa, te ne sei accorto? non è un semplice resoconto di azioni compiute, ma una ricerca precisa alla radice delle azioni stesse, un’analisi dei sentimenti che queste provocavano: è un rovesciarsi completamente, un impietoso esporsi, senza alcun ritegno, senza alcun pudore… ora sono tutta aperta, vedi?… nuda… come nude sono sempre state le donne che venivano portate al supplizio… Non voglio impietosirti, sai… questa condizione me la sono meritata e l’accetto fino in fondo… sono pronta a sopportare tutto quello che vorrai decidere… Non te l’aspettavi da me, lo so, da questa moglie sbiadita, rassegnata, che sembrava esaurirsi tutta fra la scuola e le faccende di casa… un adulterio!… E’ un vestito che non mi sta bene sulle spalle; perché ho voluto indossarlo?… roba per donne diverse, con una vita diversa. Questo è stato il vero tradimento: ho tradito una fisionomia costruita in tanti anni, una vita intera consumata in un’altra direzione… ma è inutile pensarci adesso, ormai è troppo tardi: è con questa nuova immagine di me stessa -che neppure io conoscevo, del resto- che dovrai fare i conti… Ecco, ti ho detto tutto… ora mi sento meglio, più leggera, più serena… ora mi sento in grado di accettare qualunque tua decisione…

(breve silenzio d’attesa)

… Paolo!… ti ho detto tutto, sai… non c’è rimasto niente di taciuto, di nascosto… tutto alla luce del sole: puoi giudicarmi subito se vuoi… ah, sì… c’è un’altra cosa che devi sapere: io amo soltanto te; l’ho capito adesso che forse ti ho perduto per sempre… ma questo non deve influenzare le tue decisioni…

(altro silenzio)

… Paolo, sto aspettando… mi senti, Paolo… mi senti?…

(si avvicina alla porta e ha un gesto di sconforto)

… ancora lì, come prima!… non hai mosso un dito!… che sei ancora vivo lo vedo dai tuoi occhi, anche se non mi sfiorano neppure… guardami, Paolo!… quello che ho fatto è molto grave, lo so, ma non puoi punirmi in questo modo… io esisto, nel male o nel bene, ed è questa esistenza che devi affrontare, questo spazio che occupo davanti a te, quello che ho occupato nei tuoi pensieri fino a oggi, poco o molto che sia… niente!… hai deciso così… Da un po’ di tempo mi tenevi a distanza: ora ti sei staccato dal suolo, hai spezzato anche gli ultimi contatti… buon viaggio, caro… non me l’aspettavo questo trattamento. Prevedevo una discussione fredda e razionale, com’è nel tuo carattere… una bella pagina di bilancio con il dare, l’avere, il valore dei torti subiti, le somme… perché nel bilancio avrebbero dovuto essere annotate anche le condizioni che hanno incoraggiato il mio comportamento… oh, intendiamoci, non è che la mia sia stata una rivalsa, non è che abbia inteso pareggiare qualcosa… sono solo delle voci a mio discarico, delle attenuanti, se le vuoi chiamare così, ma ci sono… vuoi che te le ricordi?… Da quanto tempo abbiamo smesso di parlare fra noi?… il nostro frasario domestico sta tutto in una pagina di guida turistica: “che cosa vuoi mangiare stasera?” - “fai tu…” - “ti piace l’arrosto?” - “sì, è buono…” – “come mai sei arrivato così tardi?”-“c’era un traffico bestiale” “dov’è la camicia pulita?” - “stasera guardiamo il film in TV?” “no: stasera c’è la partita”… Ho dimenticato qualcosa?… non credo. E questo per settimane, per mesi, te ne rendi conto? Serate intere di silenzio dalle quali, improvvisamente, emerge una frase: “sono stanco…vado a dormire”… Una questione di carattere? Non eri così in ufficio o con gli amici… solo con me: io ero l’unica esclusa dal tuo mondo spirituale. Eppure, in me avresti potuto trovare comprensione, scambio… ma non ti interessava, non ne sentivi il bisogno… E a me, non hai pensato? Non ti è mai passato per la mente quello che un giorno sarebbe potuto accadere? Non ci voleva troppa fantasia ad immaginarselo!… te l’ho fatto notare persino io, qualche volta, scherzando... ma tu non l’hai capito, o non l’hai voluto capire... e ora è successo… ma l’offesa non ti ha bruciato la faccia, non ha provocato la reazione cui avresti avuto diritto... il tuo risentimento s’è affondato nel disprezzo. C’era solo una cordicella, prima, a tenermi agganciata:…”oggi ho il mal di testa… dov’è la camicia pulita?… sono stanco: vado a dormire”… ora non c’è più nemmeno quella: hai deciso di abbandonarmi alla deriva dei miei amori extra-coniugali, vero?… e allora, prima di sparire definitivamente dal tuo orizzonte, voglio dirti qualcosa che non sai: un piccolo segreto su cui t’invito a riflettere. Non c’era nessun uomo ad accompagnarmi poco fa… sapevo bene che oggi è sabato, e non venerdi, sapevo bene che eri in casa, su quella poltrona, con il giornale davanti, come al solito… non c’è nessun uomo nella mia vita. Non ci credi? Vuoi una dimostrazione?…

(va alla porta d’ingresso e ripete la scena d’inizio)

… “No, ti prego, non posso… fra poco tornerà mio marito… non posso farti entrare… su, sii buono… tornerà da un momento all’altro… cerca di capirmi… no, ora non è possibile, neppure per un momento… verrò ancora io domani pomeriggio da te, te lo prometto… e va bene!… uno solo, però… e svelto, svelto…

(rumore di bacio)

… a domani, caro…”

(ritorna alla porta della camera)

… sentito? Era una lezioncina imparata a memoria, perché di quelle parole precise avrei dovuto renderti conto… Un finto adulterio… un vecchio trucco femminile per richiamarti dal letargo… ”mia moglie ha un amante?!… quella donnetta insignificante… allora per qualcuno un significato ce l’ha… chissà dove, poi… e io che non l’ho mai cercato!… io che l’ho trascurata per tanto tempo!…” Ma il trucco non ha funzionato… eccolo qua il mio meschino espediente: te lo regalo come un giocattolo rotto… ho sbagliato tutto: il mostro dell’indifferenza ha vinto un’altra volta… o mi sbaglio?… hai fatto un gesto, mi sembra… il letargo è finito… evviva!… il ghiaccio si sta sciogliendo, finalmente!… ma… ma che intenzioni hai, adesso?… che cosa vuoi fare, Paolo… che cosa?!… rifletti, prima!… io non credevo che… non mi sarei mai azzardata, altrimenti… fermati, Paolo!… non farlo… non farlo!…

(con un grido Valeria spalanca la porta: dall’alto scende a terra un letto. Quella che sembrava la porta della camera, era invece la porta che nascondeva un letto a incasso. Valeria avanza verso il boccascena e si rivolge, un po’ ironica, a un immaginario interlocutore)

… ecco, illustre signor regista, io la farei così la parte… Soddisfatto? Non se l’immaginava, eh?… io non voglio fare la presuntuosa, ma non sopporto nemmeno l’ipocrisia della falsa modestia. Diciamo le cose come sono: lei un temperamento come il mio non se l’aspettava, vero? Per forza! Finché mi lascia marcire nelle parti di caratterista, come ha fatto finora… lo vuol capire, una buona volta, che io non sono una caratterista, ma una protagonista. Come?… dice che non è il caso di prendersela? Che in fondo il nostro è un gruppo dilettantistico?.. appunto! Dilettantistico, l’ha detto: lo facciamo per diletto… e crede che ci sia da dilettarsi a sentire le altre che ti camminano sulla faccia?… come nell’ultimo lavoro che abbiamo messo in scena, dove io facevo l’amica di famiglia e la Gorgoglini la prima attrice. Ora, io non parlo della figura… la Gorgoglini è l’insegnante di ginnastica, sta tutto il giorno in palestra e ha… diciamo tutte le cose a posto… ma la voce di gallina strozzata dove la mettiamo?… Troppe cose non vanno all’Associazione Autonoma Amatori di Teatro… non si può neanche adoperare la sigla A.A.A. perché sembra l’annuncio economico di una squillo. Poi, i testi che rappresentiamo… eravamo proprio obbligati a scegliere questo lavoro? Va bene che l’ha scritto il preside, ma non è mica detto perché siamo la filodrammatica dell’istituto che dobbiamo mettere in scena le commedie del preside!.. il preside pensi a dirigere l’istituto, e lasci fare il drammaturgo a chi lo sa fare meglio di lui… Che cosa posso dire contro questa commedia? Parecchio posso dire. Prima di tutto l’espediente escogitato dalla moglie per far ingelosire il marito… la meccanica dell’espediente, voglio dire, il finto arrivo alla porta di casa con l’amante… troppo macchinoso, via!… nessuna donna adotterebbe mai un sistema del genere… e poi, cercare di giustificarsi in quel modo! Sì, capisco che voglia far credere di essere stata presa in contropiede, e quindi di non essere provvista di una scusa decente… ma quegli argomenti sono troppo meschini, nessuna donna si azzarderebbe mai a tirarli fuori… sarebbe come considerarlo un cretino, quel poveretto di marito: cornuto e cretino!… Vede, se vogliamo rispettare, psicologicamente parlando, un filo logico, la donna non dovrebbe negare la sua relazione, come fa all’inizio, ma insistere sul livello platonico di quell’amicizia, come fa più tardi, quando si decide a parlare. E’ sul livello platonico che deve battersi a fondo, perché quello è un livello che non impensierisce i mariti… e poi, quando è certa di avere in pugno la situazione, può dare il tocco di perfezionamento, buttare là una frasetta come questa: “… e poi, via, Paolo… esser geloso di un poveretto come lui…” e il marito: “ come sarebbe a dire, perché poveretto?” e la donna, angelicamente: “ma come… non te l’ho ancora detto?… lui con le donne… niente…” e continua con l’espressione di ingenua meraviglia perché il marito non sa nulla, come se una notizia del genere fosse stata stampata sui manifesti stradali… e Paolo, maschio collaudato, gonfia involontariamente il petto di orgoglio; poi, la punta di un sospetto: “e tu, come lo sai?”, “me l’ha confessato lui, con le lacrime agli occhi, facendomi giurare che non l’avrei mai raccontato a nessuno” Infame spergiura! “…è stato per un trauma ricevuto nell’infanzia, quando i suoi genitori si rifiutarono di comperargli i pattini a rotelle…” ed ecco un sorrisetto sereno spuntare sul labbro di Paolo… che cos’è successo, in fondo? l’incontro incruento di due infelici: una donna trascurata dal marito e un povero traumatizzato… Come dice? … che questa è un’altra commedia?… sì, forse non ha torto: mi sono lasciata trasportare un po’ troppo dalla fantasia… sì, è vero, la donna non vuole rassicurare il marito ma vuole ingelosirlo… sì, è vero… comunque, la parte d’inizio è tutta da cambiare… come?… così, per esempio… la donna arriva con un’infinità di pacchetti che scarica sul tavolo: un’adultera è una donna frivola, ambiziosa, che passa il suo tempo a comperare fronzoli e belletti… bisogna dare subito una descrizione del personaggio, no?… come dice? che la donna non è un’adultera, ma una che vuole farlo credere?… già, è vero!… ma se vuole farlo credere, bisogna pure che si comporti come se lo fosse, no?…come faccio a sapere tutto sull’adulterio, io che non ho neanche il marito?… fantasia, illustre signor regista, pura fantasia… Dunque, la donna entra, scarica i pacchetti e si attacca al telefono… “pronto, caro?… sì, sono rientrata adesso… mi sento ancora tutta sconvolta…” e qui arriva Paolo; turbamento nella donna: “ma come, sei già qui?… non sei andato in ufficio?… ah, oggi è sabato!… e io che credevo fosse venerdi!… a chi… a chi telefonavo?… a… alla mamma… sì, mamma che ti saluta… perché l’ho chiamata “caro”?… no, avrai sentito male: “cara” ho detto… ma scusa, vuoi che chiami “caro” la mamma?!… perché sono ancora tutta sconvolta?… per… per le cose che mi ha raccontato… sai quella coppia che abita sopra di lei?… beh, non lo crederesti, ma lei ha un amante!… “storia vecchia?” come vecchia, io non lo sapevo… tu sì?… e non mi hai detto niente?… Vuoi sapere perché, appena ti ho visto ho troncato subito la comunicazione?… è stato un moto involontario… mi sono un po’ spaventata nel vederti e… meccanicamente. ho abbassato il ricevitore, quasi fosse una notizia che non avresti dovuto sapere… non sei convinto?… lo vedo dalla tua faccia… ma adesso richiamo la mamma e te lo faccio dire da lei, così ti sentirai più tranquillo…”

(forma un numero di telefono)

… “mamma… c’è Paolo qui che mi sta facendo un interrogatorio… figurati, non crede che poco fa stavo telefonando a te e che ti dicevo che mi sentivo ancora sconvolta dopo quello che mi avevi raccontato della coppia che abita sopra di te… ecco, diglielo tu se è vero, oppure no… Paolo, parla con la mamma… non vuoi più? come mai?…” Ecco, io l’inizio lo rimedierei in questo modo… mi sembra più naturale… senza tante complicazioni. Insomma, cosa ne dice?… anche lei è d’accordo? Sono contenta: fa piacere sapere che le proprie idee sono condivise. Allora, chi glielo dice al preside che facciamo questo cambiamento? io dico che spetta a lei, come regista… basta che il preside non si offenda, che non succeda come l’ultima volta che gli fu fatta quell’osservazione, e lui, sdegnosamente, ritirò la commedia… e ce ne diede un’altra… -ma quante ne ha scritte quell’uomo!-… E adesso, caro regista, mi lasci per un minuto la parola… come? da mezz’ora non ho fatto altro che parlare io? mi scusi, allora: era una frase fatta… diciamo che adesso la prego di lasciarmi ancora per un minuto la parola… grazie.. Lei, caro regista, vede l’impegno che metto in questo lavoro, vede che imparo le parti prima ancora che vengano assegnate, che studio a fondo il testo per suggerire dei miglioramenti… e dopo tutto questo lavoro, le sembra giusto che veda la Gorgoglini fare la primadonna, mentre io devo accontentarmi della parte di caratterista?… come nell’ultimo lavoro dove io facevo l’amica di famiglia… primo atto: “ah, cara, come ti trovo bene! Ma quale miracolosa crema adoperi per la tua pelle?”… secondo atto: “ah, Luisa, come ti vedo in forma! Ma qual è questa straordinaria dieta che segui?”… terzo atto: “oh, amica mia, che delizioso foulard hai intorno al collo! Dove sei riuscita a pescarlo?”… fra l’altro si tratta anche di una deficiente che non sa nulla di nulla!…

(va al tavolo, apre un blocco e incomincia a scrivere)

“15 aprile ore 20. Caro diario, sono riuscita a cantargliele chiare al nostro regista. Finalmente ho trovato il coraggio e gli ho fatto barba e capelli. Che cosa credeva, il signorino, di avere a che fare con un’imbecille? Era un pezzo che tutta questa roba me la tenevo sullo stomaco, che non voleva andare né giù, né su : ora mi sono liberata e mi sento meglio. Pazienza se il tono è stato un po’ brusco, se ho affrontato i problemi senza peli sulla lingua; qualcuno potrà forse dire che sono poco diplomatica, ma nessuno che non sono sincera. E la sincerità è sempre da preferirsi, anche se brutale. Lo guardavo con la coda dell’occhio, mentre recitavo il mio pezzo, seguivo tutte le espressioni che gli passavano sul viso, e sono sicura di non ingannarmi: è rimasto colpito, profondamente colpito. Lui non se l’aspettava un temperamento drammatico come il mio… sfido io, abituato ai chiocciolamenti della Gorgoglini! Ora non potrà più dire che non lo sapeva. Eh, no, caro diario, ora dovrà tener conto della sottoscritta nell’assegnare le parti… un momento, però!… e se fra lui e la Gorgoglini…? Io non mi sono mai accorta di nulla, ma potrebbe anche darsi… sarebbe un po’ strano per un professore di filosofia trovarsi a proprio agio con un’insegnante di ginnastica, ma c’è chi alle doti della mente preferisce gli attributi fisici… un filosofo di scuola epicurea… potrebbe darsi… Comunque, l’importante è che gli abbia detto quello che dovevo dirgli… un bel discorsetto con i punti e le virgole al posto giusto. Ora non resta che farglielo davvero questo discorso, caro diario, sul muso, dopo aver recitato il pezzo della commedia. Certo che glielo farò, proprio come l’ho provato poco fa: non ho mica paura di lui, io. Non cambierò neppure una virgola… e se davvero fra lui e la Gorgoglini c’è qualcosa, pazienza!… ho detto che ha una voce di gallina strozzata e lo mantengo. Lo sapremo subito come l’avrà presa perché verrà qui a cena, il signor regista… anzi, ti devo lasciare, caro diario, perché sarà qui fra poco… ma ti terrò informato, stai tranquillo.”

(chiude il blocco, si alza e guarda l’orologio)

… Già le otto!… e lui può arrivare da un momento all’altro… meno male che ho già preparato tutto…

(va in cucina e ritorna tirandosi dietro un carrello con piatti, posate, tovaglia, ecc.)

… devo accendere le candele?… ma no, cosa mi viene in mente?!… dev’essere una cena senza etichetta… una cena di lavoro, ecco…

(gira per la stanza mettendo ordine; guarda l’orologio)

… potrebbe essere più puntuale, no? soltanto alle prove pretende la puntualità, e io sono sempre la prima ad arrivare… per interpretare, poi, quella po’ po’ di parte che mi tocca… ”oh, cara, ma quale miracolosa crema adoperi per la tua pelle?!”…

(dà un’occhiata al carrello)

… manca nulla?… non mi pare… ah, sì, il vino!…

(va in cucina a prendere una bottiglia e l’esamina)

… vino di annata, mi hanno assicurato… sentiamo se è vero… dov’è il cavatappi?… ah, eccolo!… il colore è bello, ora sentiamo il sapore…

(si mesce un bicchiere e assaggia)

… sì, è ottimo… ha un frizzantino che…

(si versa ancora)

… mi va di bere un altro goccio… e posso anche sedermi, no?… sì, è davvero buono… a me il vino non piace molto, ma quando ha un frizzantino come questo… e poi stasera ho bisogno di un po’ di coraggio per fargli quella tirata… chissà come la prenderà… beh, la prenda un po’ come vuole… basta ora con questo vino!… va bene un po’ di coraggio, ma a me il vino va subito alla testa… un altro goccio?… ho detto di no!… due dita?…e va bene! due dita e poi stop sul serio: non vorrai farti trovare brilla quando arriva… Piuttosto, è meglio che faccia sparire quel letto: troppo intimo, troppo allusivo… non vorrei che si facesse delle idee sbagliate… ma va là: lui ha la Gorgoglini e di te non sa cosa farsene… già! ma ce l’ha davvero, poi, questa Gorgoglini?… perché se non ce l’avesse, la caccia è libera… senti, senti come mi esprimo!… dovrebbero esserci le mie ragazze di scuola a sentirmi… Mah, loro, magari, sarebbero le ultime a scandalizzarsi, con il frasario che adoperano…

(si alza e si avvicina al letto)

…allora, via il letto!… però, a pensarci bene, una certa atmosfera il letto riesce a crearla… e se all’orizzonte non ci fosse nessuna Gorgoglini, libera io, libero lui… ma sono proprio io a pensare queste cose?!… no, è il vino che… come nella “Cavalleria rusticana”…

(canterella)

… “è stato il vino che m’ha suggerito… ”Certo che, brutto non è… dài, non fare l’ipocrita: è un magnifico uomo, alto, magro… i baffetti a spazzola non mi piacciono, ma quelli, magari, glieli faccio tagliare… sì è un signore distinto, anche se è epicureo… però, a pensarci bene, con gli stipendi che ci dànno, tanto l’epicureo non lo può mica fare… Allora, questo letto, lo leviamo o no?…sì, leviamolo…

(fa sparire il letto)

… è un richiamo sessuale troppo forte… basta un accenno, una nota erotica leggera, leggera… per esempio, una calza abbandonata su una sedia… ma brava! dove le hai imparate certe cose?… e poi, se davvero vuoi incoraggiarlo, vuoi che muova il primo passo proprio in quella direzione?… vuoi proprio che pensi di incominciare in quel modo?… eh, no: io non sono d’accordo! … Basta con questa frase, per piacere! Te l’ho sentita ripetere migliaia di volte, e guarda con quali risultati… ”io non sono d’accordo”… hai incominciato a dirla quand’eri una ragazzina e volevi differenziarti dalle amiche, poi l’hai adoperata con i ragazzi che volevano darti un appuntamento… hai continuato nei primi rapporti sentimentali… “io non sono d’accordo”… volevi essere originale, affermare la tua libertà di scegliere e di decidere… sei d’accordo adesso con quello che non hai mai avuto, con la vita che per te non c’è stata?… Basta! ora sei d’accordo su tutto… e se quello vuole incominciare di lì, dalla calza sulla sedia, sei perfettamente d’accordo anche tu… hai capito?… Basta che non venga la Gorgoglini a mettersi in mezzo… già!… c’è o non c’è quella donna?… ma, insomma, che si decida anche lui, per piacere!… non può mica tenermi così a ballare sul filo!…

(guarda l’orologio)

… le otto e mezzo, e ancora non è arrivato!… stai a vedere che non viene… e nemmeno il disturbo di telefonare si prende… chi se ne frega di quell’idiota che sta là ad aspettare!… Non viene, e così il bel discorsetto che ho preparato va a farsi fottere… eh, ma che linguaggio stasera!… E’ il meno che possa fare, dopo avere studiato a memoria mezzo copione per recitarlo davanti al suo bel muso… Così, anche nel prossimo lavoro: “oh, amica mia, che delizioso foulard hai intorno al collo! Dove sei riuscita a pescarlo?”… E io che mi preoccupavo del letto e della calza sulla sedia… fosse successo, una volta tanto, qualcosa di diverso, da qualunque punto fosse incominciato… Invece, sta incominciando la solita serata dove non succede nulla, dove si va a dormire con il nulla nella testa, e ci si sveglia domattina con il nulla davanti agli occhi… anzi, per dire la verità, domattina davanti agli occhi c’è l’orologio: alle sette e quaranta devo essere fuori di casa per prendere l’autobus delle sette e quarantacinque…

(accompagna con i gesti quello che dice)

… sono le sette e trentanove e devo finire di vestirmi… il caffè scotta maledettamente e non riesco a trovare le s scarpe… questa camicetta con tanti bottoni!… dovevo proprio scegliere questa, stamani… le sette e quaranta… dove sono le scarpe… dove le ho messe ieri sera quando me le sono tolte?… nel bagno non ci sono… in cucina nemmeno… le sette e quarantuno, maledizione! finirò per far tardi… ah, ecco le scarpe! Mamma mia, che ore sono! via di corsa!… e il caffè?… lo berrò stasera il caffè… Ecco l’autobus che sta per partire… ferma, ferma!… tante grazie!… che fortuna ho avuto!… un secondo più tardi e restavo a terra… permesso… permesso… mi scusi, ma devo obliterare il biglietto… “obliterare”, ma che razza di verbo!… anche se deriva dal latino… una volta si annullava il biglietto, oggi si oblitera… permesso… scusi… ahi… non è nulla… permesso…devo obliterare… no, no e no!… io non lo uso più questo verbo! … mi sembra persino sconveniente… e che me ne importa se è venuto di moda… obliterazione… alienazione… affabulazione… io alla moda non ci tengo… permesso… mi lascia afferrare quella maniglia?… ah!… mi scusi, signore… con queste frenate!… la ringrazio tanto; sarei caduta se non ci fosse stato lei a prendermi fra le braccia… come dice?… non è stato sgradevole?… com’è gentile… e galante!… ma ora mi reggo bene in piedi… ora non casco più, può anche lasciarmi… posso reggermi da sola, le ho detto… e poi devo anche scendere: sono arrivata.. ecco, così… grazie di nuovo: è stato molto gentile… arrivederla… In orario perfetto, meno male!… simpatico quel signore… e che cavalieri compiti si trovano ancora!… mi s’è aperta anche la borsa in quel trambusto… e dov’è il borsellino?… è sparito il borsellino!… allora in autobus, quel signore, forse?… sì, è stato proprio lui… mi ha obliterato il borsellino… aveva un’aria così per bene… vatti a fidare!… Pazienza! dentro c’erano pochi spiccioli… entriamo in classe ora… “buon giorno, ragazze… sedute, vi prego”… -ce ne fosse mai una che si alza-… se dico “state sedute” è per toglierle dall’imbarazzo… e anche per salvarmi la faccia…

(guarda l’orologio)

… le nove!… ormai non arriva più… e a me stasera non va di mangiare da sola…

(spinge il carrello in cucina; ritorna, siede al tavolo, riapre il blocco e scrive)

“… 15 aprile, ore 21… caro diario, anche stasera non è venuto a cena… l’ho aspettato finora inutilmente: nulla! una delusione dopo l’altra!… Ho pensato che, per essere sicura di averlo qui a cena, una volta o l’altra devo invitarlo davvero”… tanto a lui non viene mica in mente che mi farebbe piacere cenare con lui: gli uomini mancano di sensibilità. Che cosa ci vorrebbe a prendere il telefono: “stasera vengo a cena da lei”… sono già d’accordo con Armando, il ristorante qua sotto… “basta un colpetto di telefono, signora professoressa, e le mando su tutte le cene che vuole”…

(guarda l’orologio)

… le nove e mezzo! Troppo presto per andare a letto… e la televisione non la voglio guardare… telefonerò a Claudia…

(forma un numero sull’apparecchio)

… pronto, Claudia… come stai… ti disturbo?… non stavi facendo nulla di importante… anch’io mi stavo annoiando e ho pensato di telefonarti… cioè, non credere che ti abbia chiamato solo per vincere la noia… voglio dire che telefonarti è un piacere, non un’alternativa al non sapere cosa fare… ti avrei chiamata anche se fossi stata in mezzo al divertimento… insomma, tu hai capito lo stesso anche se mi sono espressa male… grazie, Claudia. Stasera non ne azzecco una… No, non mi è successo nulla di grave… le solite cose; prima mi sono arrabbiata con Paolo, poi con il regista… chi è Paolo?… si tratta di… no, è troppo complicato, te lo spiegherò un’altra volta… sì, il regista è quello del mio gruppo: l’aspettavo a cena e non s’è fatto vivo, per questo mi sono arrabbiata… e chi lo sa perché non è venuto… forse perché non l’avevo invitato… Come dici, è colpa mia?… eh,no, questo da te proprio non me l’aspettavo: adesso gli dài anche ragione! … beh, lasciamo perdere. Come sta Roberto?… sta guardando la partita in televisione, e guai a chi lo disturba… e tu non lo disturbare, scusa… avrà il diritto di starsene un po’ in pace, no?… ti fa venire il nervoso a vederlo così appassionato al calcio? ringrazia Dio che non abbia altre passioni… Dici che non si accontenta delle partite nazionali e va a cercare anche quelle straniere?… porta pazienza, Claudia… e quando proprio non ne trova altre, si riguarda qualcuna di quelle che ha registrato?… sì, un pochino eccessivo lo è, ne convengo, ma tu fai finta di niente, ascolta il mio consiglio: è sempre meglio sentirselo accanto, il marito, a guardare la partita, magari, ma accanto… lo sai che cosa vuol dire dover affrontare la solitudine?… no, parlo così, genericamente… no, Roberto non mi ha detto nulla… perché, a te ha detto qualcosa?… non lo so se aveva qualcosa da dirti… ti ho domandato soltanto se l’aveva fatto, ma non perché lo doveva fare… càlmati!… non metterti in testa idee strane: io ho detto soltanto che è meglio tenerselo vicino il marito… le Gorgoglini sono sempre in agguato… Ti ho detto che non so niente, perché non c’è niente da sapere… Roberto ti vuol bene e non pensa a un’altra donna… chi è questa Gorgoglini?… una che ha una faccenda aperta con me: tuo marito non c’entra… No, non voglio nasconderti nulla perché non ho nulla da nasconderti, hai capito?!… non devo prepararti proprio a niente!… Claudia, smettila!… che fai, piangi?… e perché, si può sapere, Claudia, non fare così… Claudia!

(depone scoraggiata il ricevitore)

… è mai possibile?! … allarmarsi in questo modo per una frase capita male?!… quasi, quasi la richiamo… no, potrei peggiorare le cose a tornarci sopra. Il sospetto ha radici profonde dentro di noi: è una pianta sempre pronta ad avvolgere i nostri sentimenti, fino a soffocarli… hai visto con Paolo poco fa… beh, ma cos’è questa confusione che ho in testa?… mischiare ruoli e categorie, fantasmi e persone vere!… Paolo è un personaggio della commedia da recitare, uscito dalla fantasia -un po’ limitata, per dire la verità- del nostro preside… ma Claudia è un’amica, una persona ben viva!… povera Claudia! … mi dispiace aver provocato quest’equivoco, ma anche lei com’è suscettibile… povera Claudia!…

(si asciuga una lacrimuccia e tira su col naso)

… cosa faccio, mi metto a piangere anch’io, adesso?… per Claudia che è più fortunata di me?… ma si piange sempre su noi stessi, in fondo, lo so. Claudia un marito ce l’ha, anche se guarda le partite sul videoregistratore, invece di chiacchierare con lei… e che cosa dovrei fare io, allora, con quel maleducato che non viene neanche a cena?!… Claudia ha paura di perdere quello che ha… che cos’ho io, invece?… ah, sì: una reputazione a prova di bomba… “che serietà quella donna! Anche quand’era ragazza e le sue amiche andavano in giro con i giovanotti… lei no: ha avuto sempre un contegno esemplare… nessuno può dire niente di lei…” No, nessuno può dire niente… perché non esisto! Dietro un nome e un cognome non c’è niente: distese di vuoto, deserto… e quest’orribile silenzio che mi frantuma gli orecchi!

(porta le mani alle tempie, poi rialza la testa e si asciuga le lacrime)

… Ma poi non è vero neanche questo… come posso sentirmi sola con la professione che faccio?… passo le mie giornate fra tante ragazze allegre e piene di vita… fin dalla mattina, da quando entro in classe…”buon giorno, ragazze… no, non alzatevi, per piacere… così, tutte sedute… bene! oggi è un magnifico lunedi: abbiamo di fronte un’intera settimana da sfruttare per portarci avanti con il programma… Avevo dato… pardon!… avevo proposto una poesia da studiare a memoria… che cos’ha deciso il vostro collettivo? ha approvato la mia proposta?… sì? bene!… lo so che molti sono contrari a questo tipo di esercizio; lo giudicano un’inutile perdita di tempo, una ginnastica mentale fine a se stessa… io non sono di questo parere: per me le poesie imparate a memoria sono fra i ricordi più belli dei miei tempi di scuola… ma anche voi avete deciso così e mi rallegro… allora, vuoi venire tu a recitarla? …sì?… brava…eh, ma non così!…

(ripete in fretta)

… “ Silvia rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale quando beltà splendea…” prendi un po’ di fiato!… vedi, la poesia è musica e la tua voce uno strumento… vuoi riempirci gli orecchi di stonature e di stecche?… allora, tempi giusti e tono giusto… Qui è la tenerezza del ricordo che dobbiamo fare sentire… il ricordo di una ragazza morta a vent’anni: era figlia di un domestico di casa sua e si chiamava Teresa, ma Leopardi le dà un nome classico, Silvia…

(recitando)

“Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale…”

… basta sussurrarli appena per sentirsi travolta dalla dolcezza dei versi… ecco perché io dico che è bene studiarsele a memoria certe poesie, per ritrovarsele dentro, intatte, quando ne sentiamo il bisogno… per dare un sostegno, un sottofondo alla nostra vita sbiadita di tutti i giorni, per annegare le nostre miserie, la nostra solitudine… è una carezza struggente che ci avvolge, una tenerezza infinita che fa quasi male…

(recitando)

“…Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?…”

 

 

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