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CORRENTI NELLA BAIA

 

(Atto unico)

 

 

 

   Premio Pirandello (Agrigento) 1979 

 

 

 

[Testo tutelato dalla Società Italiana degli Autori e degli Editori (S.I.A.E.)]

 

 

Sinossi:

 

Due uomini su una barca di fronte all'infinito naturale e a quello delle loro coscienze. L'uomo, però, non è abituato ai grandi spazi dentro e fuori di lui: ogni profondità lo atterrisce e lo condiziona.

 

 

Durata: atto unico

Genere: drammatico

2 personaggi (uomini)

Premio Pirandello (Agrigento)

Pubblicata su "Ridotto"

 

 

 

 

 

PERSONAGGI:

 

TONO

LEO

 

 

LA SCENA:

 

Una barca a remi in mezzo al mare. I remi sono abbandonati sugli scalmi. Al posto di voga c'è Tono, un cieco. Leo è sdraiato sul fondo della barca ed è quindi invisibile dalla platea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEO(dal fondo della barca dopo alcuni sbadigli) Questo, proprio non dovevo fartelo...

TONO — Che c'è?

LEO — Andiamo, dài... addormentarsi come un idiota.

TONO — Solo gli idioti hanno sonno?

LEO — Gli altri non vengono a dormire sul pagliolo di una barca... (ci ripensa)... anche se qui non è male... è bello riaprire gli occhi e... (sbadiglia)

TONO — Più che gli occhi, mi sembra che tu abbia riaperto la bocca.

LEO(ride) Quant'ho dormito, eh?

TONO — E chi lo sa... mi sono addormentato anch'io.

LEO(ride) Senti, senti...

TONO — ... mi sono assopito qui.

LEO — Ai remi... come sulle antiche galere! ... dài, ammettiamolo di essere due idioti... partire all'alba delle cinque per...

TONO — Quali cinque?! alle sette siamo saliti in barca.

LEO — Ma se stamani la mia sveglia ha suonato alle quattro e mezzo!

TONO — Ti sbagli con sabato scorso.

LEO — Ma cosa dici?! ... perché avrei così sonno, allora?

TONO — Lo domandi a me?

LEO — Hai già buttato le lenze?

TONO — Ho dormito anch'io, ti ho detto.

LEO — Proprio perché ci siamo alzati alle sette, vero?

TONO — Che c'entra!... me ne stavo in silenzio per non disturbarti, e un colpo di sonno è venuto anche a me.

LEO(sbadiglia) Alzarsi così presto per...

TONO — Uffffffà!...

LEO — Sì, sì... alle sette... e Clara mi avrebbe detto: "ma devi proprio alzarti a quest'ora?!"

TONO — Se ti vanno bene le cinque, prenditi le cinque.

LEO — Non ti ho ancora raccontato dell'altro giorno... lo conosci quello della direziono con i baffetti....

TONO — Beh, se ha i baffetti, io proprio...

LEO — Hai ragione... quello che parla col naso...

TONO — Ho capito.

LEO — Mi telefona l'altra mattina: "Prepara quaranta matasse isolanti". "Di che numero?" domando. "Ce li avete tutti i numeri?" "No: il ventidue è esaurito" "Ecco, mi serviva proprio quello". E butta giù. Non ti sembra un po' matto?

TONO — No: voleva incastrare qualcuno.

LEO — Quelli dell'approvvigionamento?

TONO — Eh, eh.

LEO — Se lo meriterebbero quelle teste di cavolo... (Breve pausa)... Di' un po', ci siamo alzati alle quattro e mezzo per parlare di lavoro?

TONO — Alle sei e mezzo ... ma perché non guardi l'orologio?

LEO — Se abbiamo dormito ...

TONO — Aggiungi, dieci, venti minuti... mezz'ora... e poi si potrebbe sapere che ore sono adesso?

LEO — E' nel giubbotto dietro di te.

TONO(cerca a tastoni) Dov'è?... io non sento nulla... lo sai che con me devi mettere le cose sempre allo stesso posto.

LEO — A volte non me ne ricordo.

TONO — Lo sai che cosa vuoi dire, per un cieco, non trovare un oggetto nel suo posto preciso?

LEO — Sì, lo so.

TONO — E' un punto cardinale che crolla. Lo capisci?

LEO — Sì che lo capisco.

TONO — E' come prendere... che so, la strada che va al porto, e in fondo, invece del porto, trovare una piazza.

LEO — Su, non farla troppo lunga: io non ci penso quasi mai e ti tratto come uno qualsiasi. Come vuoi tu,no?

TONO — Sì, ma...

LEO(interrompendolo) O vuoi la compassione intorno a te, la gente che ti parla a bassa voce...?

TONO — No, ma...

LEO(ancora interrompendolo) ... "la compassione: un molliccio disgustoso che ti si attacca addosso"... l'hai detto tu, no?

TONO — Sì, l'ho detto io. Mi piace essere trattato come uno qualsiasi, ma se non rimetti ogni cosa a posto, non posso essere uno qualsiasi. Chiaro, no?

LEO(grugnisce assentendo, sbadiglia, poi, dopo un breve silenzio, vivacemente) Le orate, ecco la prova.

TONO — Che prova?

LEO — Siamo venuti per le orate, stamani!... e quando c'è il passo delle orate?

TONO — Di mattina presto.

LEO — Ecco perché siamo partiti alle cinque!

TONO(toccando qualcosa ai suoi piedi) ... alle orate ... con gli ami del sei?!

LEO — E chi ha messo quegli ami?

TONO — Chi ha preparato le lenze ieri sera?

LEO — Sono stato io... ma non ricordavo di aver montato ami del sei.

TONO — Piuttosto grave, vecchio. Ecco perché dal magazzino non ti hanno ancora passato in ufficio.

LEO — Sono anni che me lo promettono.

TONO — Forse è colpa di qualche confusione con una bolletta di carico e scarico.

LEO — Mai successo in dodici anni... li compio alla fine del mese, sai?

TONO — La colpa non è degli ami del sei, allora?

LEO — No, la colpa è di quel grassone maledetto che sta nella gabbia a vetri.

TONO — Terzo buco nella seconda fila sul primo quadrante. Sembra un pilota di linea quando risponde al telefono: "magazzino ricevuto"...

LEO — Ecco chi deve dare il parere favorevole ... lui! mi s'è messo di traverso con i suoi quintali di trippa, e non c'è verso di smuoverlo.

TONO — Dài e dài, siamo ricascati sul lavoro.

LEO — E come fai a dimenticartene?! ... le otto ore, dicono ... macché otto d'Egitto!... sono ventiquattro, qui nella testa... anche quando dormi ripassi in rivista quei maledetti scaffali ... Me lo devono dare quel posto!

TONO — Pensi che in ufficio tutto filerebbe liscio?

LEO — Questo non lo so: i guai sono dappertutto... ma ti pare niente non vedere più il grassone?... la paga, poi, aumenterebbe del venti per cento... pensa, si potrebbe comprare una barca nuova...

TONO — Se è solo per questo, la tua parte posso anticiparla io.

LEO — Non è solo per la paga... anche per Clara mi piacerebbe...

TONO — Ah...

LEO — ... così, tanto per dimostrare che non sei un idiota completo... (Tono grugnisce per assentire)... certe cose aiutano, in famiglia... non trovi?

TONO — Perché no?... (tasta ancora sul fondo della barca)... tutti del sei: non ne hai sbagliato uno!

LEO — Vedi, io... (vorrebbe dire qualcosa, ma si trattiene)... beh, anche se è troppo tardi per le orate, possiamo tirar su qualcos'altro, anche con il sei... delle sogliole, magari... ci saranno sogliole in giro?

TONO — Ne hai mai pescate, tu, di sogliole?

LEO — No.

TONO — Ecco: le conosci soltanto per averle mangiate.

LEO — Come fai a essere così sicuro?

TONO — Perché le sogliole si pescano solo con le reti, e di giorno non vanno mai in giro...

LEO — Ah.

TONO — ... se ne stanno sepolte nel fondo a mangiare microrganismi.

LEO — L'enciclopedia del pescatore ha parlato! E quali altri pesci ci sono in giro?

TONO — Bisogna sapere che ore sono: ogni pesce ha il suo orario di passeggiata. Deciditi a trovare quel giubbotto.

LEO — Adesso mi alzo... peccato! si sta così bene qui, con l'acqua sotto che sciacquetta... sarà stato così nel ventre della mamma?

TONO — Non me ne ricordo... (pausa)... cosa ne dici di tentare con i saraghi?

LEO — Per me... (breve pausa)... ti ricordi del nostro professore di ginnastica?

TONO — Perché tiri fuori proprio lui?

LEO — Associazione di idee: la mamma, l'infanzia, la scuola... il professore di ginnastica.

TONO — Sì che me ne ricordo... con la sua "passeggiata ritmica"... la chiamava così, vero?

LEO — Passeggiata con canzoncina di accompagnamento... (canterella) Per un miglior destin / cercate alfin... / (in coro con Tono) di cosa è fatto l'uom / fate attenzion...

TONO — Allora, lo recuperi o no quel giubbotto?

LEO — Ma se si sta così bene senza sapere che ore sono!... (con comica enfasi)... abbandonati nell'oceano del tempo, senza conoscere il punto preciso dove abbiamo fatto naufragio...

TONO(con comica gravità) Guai a colui che ha la soluzione a portata di mano e non cerca di raggiungerla.

LEO — Mica male come predicatore.

TONO Dici?

LEO — Dico, dico... (rifacendogli il verso)... la soluzione a portata di mano ... la salvezza a portata di mano...

TONO — Bravo. Alzati, adesso.

LEO — La soluzione o la salvezza sono la stessa cosa, no? ... è come dire la risposta, la verità...

TONO — Cominciamo a parlare difficile.

LEO — E' una questione di cornice: il mare, il silenzio ... tutto quello che tiri fuori diventa solenne.

TONO — Però, l'idea del predicatore non è male... Sempre meglio che infilare le spine in un centralino telefonico.

LEO — Sei ricascato sul lavoro, eh?

TONO — Non lo faccio più, giuro!... (ripensandoci)... un predicatore cieco... le parole che salgono dal profondo della notte ... là dove la verità è tutta avvolta di ombre...

LEO — Magnifico!... ma pensiamo alle sogliole, adesso... (si solleva)... anzi, ai saraghi... dunque, il giubbotto... eccolo là, sotto il sedile... (si allunga, prende il giubbotto, estrae l'orologio)... le tre!...

TONO (stupito) Cosa, le tre?!

LEO — L'orologio segna le tre.

TONO E' fermo?

LEO — No, funziona.

TONO — Sarà scarico.

LEO — Se lo carico regolarmente prima di andare a letto.

TONO — Beh, per quello... lasciamo perdere.

LEO — Lasciamo perdere che cosa?

TONO — Gli ami del sei ... la sveglia alle quattro e mezzo...

LEO — Insomma, qui la carica non manca. Vuoi provare?

TONO — Ma, quali tre? del mattino o del pomeriggio?

LEO — Se fossero del mattino sarebbe buio pesto.

TONO — E se fossero del pomeriggio, avremmo dormito... otto ore... è assurdo!

LEO — E come lo spieghi?

TONO — Un'assurdità non si può spiegare.

LEO — Hai ragione: non c'è nulla da spiegare. Sono le tre del pomeriggio, e basta.

TONO Hai saltato il pranzo e non hai appetito?

LEO — E se avessimo già mangiato?

TONO Nel sonno?

LEO — Dove sono i pacchetti della colazione?

TONO — Dove li metti di solito, a prua.

LEO(va a guardare) Qui non c'è nulla.

TONO — Eppure, ricordo bene di averti consegnato il mio.

LEO — Anch'io lo ricordo... l'ho messo vicino al mio... eravamo ancora sul molo.

TONO — E là sono rimasti.

LEO — E se invece li avessimo consumati?

TONO — Questa mi sembra un po' grossa da mandar giù.

LEO — E' tutto così strano, stamani.

TONO — Non c'è nulla di strano: siamo partiti alle sette, lasciando i nostri pacchetti sul molo... abbiamo remato per un po' verso il largo, poi ci siamo appisolati... tutto qui.

LEO — E l'orologio?

TONO — Si sarà fermato ieri sera e poi avrà ripreso a funzionare.

LEO Non l'ha mai fatto.

TONO — Questa volta è capitato. Avrà bisogno di una ripulita.

LEO — Sarà. Ci mettiamo a pescare?

TONO Direi.

LEO — Non avremo lasciato anche le esche sul molo... no, eccole qua... (fischietta, poi, smette all'improvviso guardandosi intorno)... ma dove ci troviamo, eh?...

TONO — Come... dove?...

LEO — Dove diavolo siamo finiti?

TONO — A me lo domandi?

LEO — Si, a te che hai remato mentre dormivo... lo sai che non si vede più la costa?

TONO Com'è possibile? !

LEO — Niente, ti dico... da nessuna parte... mare e poi mare tutto intorno.

TONO — Siamo arrivati fin qui a forza di remi... è quasi incredibile.

LEO — Ma se sono le tre del pomeriggio, di tempo ne hai avuto.

TONO — Sarei morto di stanchezza, non ti pare?

LEO — Come te lo spieghi allora?

TONO — Una corrente, è semplice... una corrente che ci ha spinto al largo.

LEO — La spiegazione sùbito pronta, eh?

TONO — C'è sempre una spiegazione.

LEO Allora, spiegami perché hai continuato a remare senza sapere dove andavi.

TONO — Mi orientavo con il vento.

LEO II vento?

TONO — ... c'era una brezza leggera che mi colpiva in pieno viso.

LEO — E come facevi a sapere da dove veniva?

TONO — Un vento di terra si riconosce subito dai profumi che porta.

LEO — Mai saputo una cosa del genere.

TONO — Non ne hai mai avuto bisogno.

LEO — E così, tu hai remato...?

TONO — ... con il vento sul viso, fermandomi quando l'aria cessava... poi mi sono addormentato anch'io.

LEO — Ed ora non si muove un filo.

TONO — E non c'è nessun segno della costa?

LEO — Nessuno... galleggiamo sull'infinito ... di sopra, di sotto... tutto intorno.

TONO — Non riesci a vedere la posizione del sole?

LEO — No, è coperto. Non c'è nulla per orientarsi... forse la corrente ha spinto la barca.

TONO — Ma quella neanche tu la puoi vedere.

LEO — Basterebbe buttare dei pezzetti di carta sull'acqua.

TONO — Ma le correnti sono capricciose... a volte scendono in profondità... compiono curve strane...

LEO — Lo so. Aspettiamo che si rialzi il vento, sperando che sappia ancora di terra.

TONO — Da qualunque parte venga, il vento ora profuma solo di mare, di salsedine.

LEO — Come due naufraghi, allora ... un naufragio nella vasca da bagno... perché, per quanto tu abbia remato, o sia stata forte la corrente, non possiamo essere! allontanati troppo... (comincia a fischiettare nervosamente e a muovere qualcosa nel fondo della barca).

TONO Che fai?

LEO — Preparo le lenze. Non siamo venuti per pescare?

TONO(rilevando l'asciuttezza della risposta) Pensi che sia mia la colpa?

LEO — Potevi svegliarmi, no?

TONO — Chi andava a pensare che sarebbe bastato così poco per perdere i contatti con la terra.

LEO — Non ci hai pensato, vero? A chi vorresti farlo credere?

TONO — Cosa stai farneticando? (Leo continua il suo lavoro senza rispondere)... rispondi, Leo... tu credi...?

LEO — Io non credo in nulla: guardo e basta... la vuoi anche tu una lenza?

TONO — Eh, no, prima dobbiamo risolvere questa faccenda.

LEO — Ma lasciami in pace!...

TONO — In quale pace ti devo lasciare, se dentro hai una battaglia continua?

LEO — Non sai che ore sono... è la prima volta che perdi la nozione del tempo, vero?

TONO — Da sveglio, ma questa volta mi sono addormentato.

LEO — E le miglia percorse remando?

TONO — Volevo portarmi al largo, ma senza una corrente non saremmo arrivati fin qui.

LEO — Povero innocente!

TONO — Che cosa vuoi dire?

LEO — Ti sei liberato finalmente del tuo complesso, vero?

TONO — Quale complesso?

LEO — Quello di un cieco verso uno che vede.

TONO — Ma, cosa dici!

LEO — Hai voluto rendermi simile a te, trascinarmi nel tuo buio...

TONO — Ma ti rendi conto..?

LEO — ... ora sono entrato nella tua dimensione... sono come te: ho bisogno di qualcuno che mi prenda per mano e mi faccia attraversare la strada.

TONO Smettila, Leo.

LEO — La cercavi da tempo un'occasione come questa... Hai aspettato che dormissi e ti sei messo a remare furiosamente, nella corrente che porta fuori della baia...

TONO — Stai impazzendo, Leo.

LEO — ... poi hai cambiato gli ami alle lenze... poi hai preso il mio orologio e hai spostato a caso le lancette... poi hai gettato in mare i pacchetti della colazione...

TONO — Anche quello... e perché?

LEO Perché erano incartati nel giornale di ieri, e tu lo sapevi...

TONO E allora?

LEO — ... c'era una data su quel foglio... e una data è un punto fermo per appoggiarsi...

TONO E allora?

LEO — ... così, fra un po', potrai dirmi che oggi, magari, non è sabato, ma domenica...

TONO — E non lo sai?

LEO Lo vedi?!

TONO — Certo che è domenica: ieri abbiamo lavorato perché era l'ultimo sabato del trimestre...

LEO — Lo vedi? !

TONO — Lo sai anche tu che l'ultimo sabato del trimestre è dedicato all'inventario!

LEO — Ecco ... ci sei riuscito!... l'hai realizzato il tuo capolavoro!... e proprio con me hai voluto vendicarti... con me che non c'ero quel giorno...

TONO — Quale giorno?

LEO — ... quello del residuato di guerra, di quando eravamo ragazzi... io non c'ero con voi quel giorno...

TONO — Lo so: ed è stata una fortuna per te.

LEO — E' per questo che hai voluto punirmi? Perché sono stato fortunato?

TONO — Ma cosa dici!

LEO Sono come te, adesso... sei contento?

TONO Piantala, Leo!

LEO — Sei soddisfatto?! ... ci sei riuscito finalmente a far tacere la tua invidia, il tuo risentimento...

TONO — Ti sono sempre stato amico...

LEO — Mi hai sempre odiato: ora capisco. Non mi hai mai perdonato i miei occhi che vedono!

TONO — Stai impazzendo, Leo!

LEO Sto adoperandoli, finalmente, questi occhi!... ora sì, che riesco a vedere le cose come sono...

TONO — E che cosa diavolo vedi?!

LEO ... che hai sbagliato i tuoi conti: il vantaggio è ancora mio... sono ancora io al comando!... (sfila un remo dallo scalmo e lo solleva come se volesse colpire l'amico che è immobile al suo posto. Un attimo di esitazione, poi Leo abbandona il remo e crolla sul fondo della barca con il viso fuori dal bordo. Rumori di chi sta vomitando).

TONO(Dopo un silenzio) Stai male? (Leo non risponde: tuffa una mano nell'acqua e se la passa sul viso)... Leo... ti senti male?

LEO (quasi a se stesso) Vergogna!... Vergogna!...

TONO — Che cos'è successo?

LEO — Perdonami, Tono...

TONO — Per quello che hai detto?... cosa vuoi che conti.

LEO — Per quello che stavo per fare.

TONO — Quello che stavi per fare, proprio non lo so.

LEO — Com'è possibile che mi sia passato per la mente, anche per un solo attimo?!

TONO Non te la prendere: non è successo niente.

LEO — Ma stava per succedere... vergogna... vergogna!...

TONO — E' successo solo nella tua mente... un gioco di fantasia.

LEO — Lo chiami gioco?!

TONO — E che cos'è? con la mente, a volte, pensi addirittura di distruggere il mondo.

LEO — Dunque, non sai cosa stavo per fare?

TONO No.

LEO Non l'hai intuito?

TONO No.

LEO — Come avresti potuto?... un'azione così ignobile, così vile...

TONO — Piantala, Leo: io non so niente e non è successo niente.

LEO — Sei troppo generoso.

TONO — Cosa dovrei fare?

LEO — Costringermi a dire quello che mi è passato nella mente.

TONO — Quando a casa arriva un ospite, non sei obbligato a spalancargli anche il ripostiglio.

LEO — Grazie, Tono.

TONO(dopo un silenzio, in tono più basso) Non va ancora bene con Clara, vero?

LEO — Sempre peggio... l'hai capito anche tu.

TONO — Non fai che gridarlo.

LEO — Sembra che abbia preso una decisione.

TONO Cioè?

LEO Mi lascia.

TONO — Non sente più niente per te?

LEO — Dice che mi ama ancora, ma che non ce la fa ad andare avanti così.

TONO (dopo un silenzio) Allora, le buttiamo o no queste lenze?

LEO — Basta attaccare l'esca.

TONO(armeggiando con le mani sul fondo della barca) II piombo mi sembra scarso... se c'è corrente, il filo va per conto suo.

LEO — Questa è già pronta... tieni...

TONO(gettando il filo fuori bordo e svolgendolo dal sughero) Penso che sia un errore da parte sua.

LEO — Non se la sente di continuare con questa vita... le hanno offerto di riprendere a cantare.

TONO — Ma se ti ama veramente... (breve pausa)... c'è niente in giro?

LEO — Qualche ombra intorno al filo... forse sono vaironi... (anche lui getta la lenza).

TONO — Sai cosa ti dico?... secondo quello che tiriamo su, forse è possibile sapere che ore sono.

LEO — Questa volta, l'enciclopedia del pescatore l'ha sparata un po' grossa.

TONO — Con una certa approssimazione, si capisce... (breve pausa)... a cantare nel locale di prima?

LEO — No, in giro con una compagnia di rivista, o di varietà... non so bene.

TONO—Ha già deciso?

LEO — Ha ancora qualche giorno.

TONO — E' un peccato che i pesci non osservino le feste comandate.

LEO — Come sarebbe?

TONO — Se lo facessero, da come sono vestiti, si potrebbe sapere se è sabato o domenica... (risate)... e, all'orizzonte?

LEO — Nulla.

TONO(dopo una pausa)... e, se accade?

LEO — Non ci ho ancora pensato.

TONO — Se ti vuoi bene, non avrà il coraggio di andarsene.

LEO — Può bastare l'affetto?

TONO — Sì dice di sì... (ricuperando il filo)... il signorino ha fatto colazione...

LEO — Mangiato il verme?

TONO(cambiando l'esca) Già... era un nasello.

LEO — Ha lasciato il biglietto da visita?

TONO — Non ne ha bisogno: basta il tocco sull'esca.

LEO(continuando ad alta voce il discorso che finora ha fatto dentro di sé)... e che cosa ho saputo darle in questi due anni?... che cosa sono stato capace di darle?!

TONO — Hai un modo curioso di parlare: lascialo in magazzino il registro di carico e scarico.

LEO — Vorrei che non servisse.

TONO — Beh ... ma non bisogna esagerare con certi conti. Clara, poi, quando s'è messa con te, sapeva bene quello che poteva aspettarsi...

LEO — Uno che in dodici anni non è riuscito a venir fuori da un sudicio magazzino?

TONO — Non è dipeso da te.

LEO — Questo è vero!... c'era il grassone, poco fa, seduto al tuo posto... quella carogna!...

TONO — Se per cavarsela bastasse un colpo di remo!

LEO — Hai visto tutto, allora?!

TONO — Visto?

LEO — Intuito, volevo dire.

TONO — Un sospetto, forse.

LEO — Vergogna... vergogna!

TONO — Cosa vuoi che conti un sospetto per un cieco? il suo è un mondo pieno di dubbi, di incertezze.

LEO — Non è più un dubbio, ora...

TONO — Zitto!... eccolo qua il signorino... voleva fare ancora il furbo, ma questa volta non gli è riuscito... (ricupera il filo e butta un pesce sul fondo della barca).

LEO — E' proprio un nasello! l'enciclopedia del pescatore non sbaglia mai.

TONO — Con i naselli non ci si può sbagliare. E tu non senti niente?

LEO — No... girano intorno ma non si avvicinano.

TONO — Forse l'amo è un po' scoperto.

LEO — Ora controllo. (Ricupera il filo).

TONO — Nessun segno di vita, intorno?

LEO — In pieno oceano, fuori dalla rotta di qualsiasi imbarcazione.

TONO — Strano.

LEO — E' calata un po' di foschia e il campo visivo s'è ristretto.

TONO — E' strana anche la foschia in questa stagione.

LEO — Forse ci siamo confusi anche con quella.

TONO(sorridendo) Già... la stagione, e magari anche l'anno...

LEO — ... o tutta la nostra vita...

TONO — ... una barca al largo in mezzo alla foschia trascinata da una corrente sconosciuta...

LEO — E non è questa l'esistenza?

TONO — Non questo, soltanto.

LEO — E che cos'altro, allora?... che cos'è stata la mia se Clara se ne va?... per cos'ho vissuto fino a oggi?

TONO(ricuperando il filo) Eccone un altro!

LEO — Hai voglia di pescare?

TONO — II filo della lenza è l'unico che ci leghi una realtà: quella del pesce che abbocca.

LEO — E ne senti il bisogno?

TONO — Come farei senza? Prova a chiudere gli occhi anche tu.

LEO — E' come se li avessi chiusi: mare e foschia, non c'è altro.

TONO — Non siamo ancora pari.

LEO(dopo una pausa) Sì, c'è sempre bisogno di un contatto con la realtà... oppure, all'improvviso,ti trovi con un remo per aria, contro il tuo migliore amico.

TONO — Contro tutto ciò che ti tormenta.

LEO — Attenti bisogna stare! qui non esiste più nulla di quello che abbiamo imparato.

TONO(tirando in barca un altro pesce) Un'esca sull'amo e un pesce sull'esca: in questo non ci sono cambiamenti.

LEO — Mi pare di non conoscere più la differenza fra il bene e il male.

TONO — Sei pronto per il successo, allora.

LEO — ... io batto la mano sullo scalmo... (esegue)... e dico: questo è il male... il bene, dunque, è all'opposto: è il non battere la mano... ma quello è il nulla...

TONO — E la differenza fra il ragionare e il farneticare, la conosci?

LEO — ... allora il bene sta nel nulla, nel lasciarsi andare su una barca, in mezzo alla foschia... (torna a sdraiarsi sul fondo della barca)... sì, così... così (il suono prolungato della sirena di una nave, si rialza)... la sirena del "Nettuno"!

TONO — Il "Nettuno" che la domenica fa il giro delle isole.

LEO — ... arriva al molo alle undici e quarantacinque...

TONO — ... e suona la sirena entrando nella baia, appena doppiato il promontorio, alle undici e mezzo circa.

LEO — Eccolo là davanti... ha la prua nella nostra stessa direzione!...

TONO — Siamo entrati anche noi nella baia, allora.

LEO — ... puntiamo verso il molo.

TONO — Finito il mistero: le undici e mezzo di domenica in viaggio verso casa. Che banalità!

LEO — Dài a me i remi, adesso... (siede accanto a Tono e impugna i remi)...tanto per tenere la direzione: la corrente è forte in questo punto, e di remi non ce n'è quasi bisogno... se vuoi continuare a pescare, puoi metterti a poppa... chissà che al traino non riesca ad agganciare qualche mormora.

TONO — Non abbiamo le esche adatte.

LEO(remando) Senti come si fila, adesso?... l'avventura dell'ignoto è terminata: siamo di nuovo sui binari... ooooo... oh!... ooooo... oh!...

TONO — L'hai ritrovato, ora, il senso del bene?

LEO — Ritrovato. O, almeno, quello che siamo abituati a chiamare bene.

TONO — Tutto rientra nelle dimensioni solite. Prima era lo spazio intorno a turbarti.

LEO — Dici?

TONO — E so anche perché ti piaceva startene lì sdraiato.

LEO — Perché?

TONO — Perché in quella posizione avevi i bordi della barca come confine.

LEO — Può essere.

TONO — E' una sensazione che uno come me non potrà mai provare. Noi galleggiamo sull'infinito. Sempre.

LEO(remando) Ooooo... oh!... ooooo... oh!

TONO — Pensandoci bene, potrebbe venir fuori una conclusione.

LEO — Quale?

TONO — Che l'uomo non ha bisogno di libertà, ma di una corrente che lo spinga nella direzione conosciuta.

LEO — Una spiegazione un po' reazionaria, mi sembra. Se quella è la tendenza, bisognerebbe cercare di rovesciarla.

TONO — C'è da vincere la paura dell'ignoto: non è facile. (Recitando) "...chi non preferisce i mali già conosciuti, anziché affrontarne altri ancora oscuri? Così la nostra coscienza ci trasforma in vili, e tutto il fuoco della nostra immaginazione si attenua e si spegne alla luce di questo pensiero...".

LEO — E' proprio domenica oggi se tiri fuori l'Amleto della festa.

TONO — Non c'è una grande scelta tra i testi scritti in braille.

LEO(remando) Ooooo... oh!... ooooo... oh!...

TONO — … e poi, se fossi un regista, l'Amleto lo farei recitare da un cieco... si spiegherebbe meglio il suo brancolare attraverso i sospetti, lo sforzo che fa per leggere in se stesso.

LEO — Per te, tutto si riduce al dramma del vedere o del non vedere?

TONO — Ce ne sono altri?

LEO(voltandosi) C'è la punta del molo che sbuca dalla foschia.

TONO — Chissà se ritroviamo i pacchetti della colazione!

LEO(ride) Fra mezz'ora siamo di nuovo a terra.

TONO — Una corrente amica che ci ha spinto fuori e che ci riaccompagna a casa: tutto è tornato a posto.

LEO — Sai... per la faccenda di poco fa, non è come pensi...

TONO — Quale faccenda?

LEO — Quella del remo... è stato uno scatto di nervi, e un gesto... il gesto, sì c'è stato, ma non l'intenzione... e come avrei potuto, verso di te...

TONO — Ma certo, Leo: so bene che non l'avresti mai fatto. L'amicizia è un sentimento sacro.

LEO — Grazie, Tono, per averlo capito. Ooooo... oh!... ooooo... oh!

TONO — E non ti preoccupare troppo per Clara. Non avrà il coraggio di andarsene, vedrai.

LEO — Ieri ha seminato dei fiori nei vasi della terrazza. L'avrebbe fatto, sapendo che non li avrebbe mai visti spuntare?

TONO — Io dico proprio di no.

LEO — Ooooo... oh!... ooooo... oh!...

TONO — C'è ancora un fatto che non riesco a spiegarmi.

LEO — Quale?

TONO — Quello dell'orologio. Com'è possibile che segnasse le tre?

LEO — Semplice. Ieri mattina, mentre gli davo la carica, senza accorgermene avrò sganciato il fermo. Così, oltre a caricarlo, ho mandato le lancette a spasso per il quadrante.

TONO — E noi che ci lambiccavamo il cervello!

LEO — Abbiamo allontanato la verità a furia di chiacchiere. Bisogna diffidare delle parole, a volte.

TONO — Specialmente di quelle che diventano solenni.

LEO — Lo sai. Tono, che cosa m'è venuto in mente?

TONO — Che cosa?

LEO — Di festeggiare, alla fine del mese, i miei dodici anni di magazzino. Sicuro!... metto lo champagne in ghiaccio e, alla fine del lavoro, càpito davanti al grassone con la bottiglia. Che ne dici, eh?...

TONO — Hai tutto da guadagnare a migliorare i tuoi rapporti con lui.

LEO — Forse non è la carogna che penso... forse non aspetta che un gesto di amicizia.

TONO — Prova.

LEO — Non mi costa nulla, vero?...

TONO — Se lo dici tu.

LEO — Ma, guarda un po'... è così semplice, eppure non ci avevo mai pensato!... proprio vero che le cose a portata di mano a volte ci sembrano irraggiungibili... ooooo... oh!... ooooo... oh!... (canterella) Per un miglior destin / cercate alfin... ooooo... oh!... di cosa è fatto l'uom / fate attenzion... ooooo... oh!... di cosa è fatto l'uom / fate attenzion... ooooo... oh!... ooooo... oh!...

 

 

 

FINE

 

 

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